VENEZIA-PARMA È UNA PARTITA A SCACCHI: D’AVERSA ED INZAGHI STUDIANO LA MOSSA DECISIVA

Moduli, tattiche, schemi, movimenti. Venezia-Parma sarà senza dubbio una partita in cui sarà fondamentale la forza dei nervi distesi, e l’intelligenza di saper colpire senza scoprire alcun punto debole. Una gara in cui non si dovranno commettere errori, cercando di sfruttare qualsiasi occasione a disposizione.

All’andata fu una vera e propria partita a scacchi. Il Venezia di Inzaghi fino a quel momento aveva schierato un 4-3-3, ma al Tardini decise di scendere in campo “a specchio”, utilizzando lo stesso modulo del Parma di Apolloni. L’idea era quella di puntare sui duelli individuali, cercando di vincerli e di mettere in difficoltà Lucarelli e compagni. Una scelta, quella dei lagunari, che spinse il Parma a fare una contromossa tanto preventiva quanto decisiva: per la prima volta, quella sera, Nocciolini fu schierato esterno destro nei cinque di centrocampo mettendo in difficoltà Garofalo, il suo diretto avversario. Nel primo tempo i crociati trovarono il gol dopo pochi secondi grazie all’intervento scriteriato di Malomo su Evacuo, ma non rischiarono quasi nulla e di fatto riuscirono a mettere il Venezia all’angolo. Le partite a scacchi, però, non finiscono fino a quando non riesci ad accerchiare il Re, e c’è sempre il tempo per provare a contrattaccare. È quello che decise di fare Inzaghi, di fatto tornando al suo 4-3-3 con l’uscita di Malomo e l’ingresso in campo di Marsura. Un cambio tattico che non portò subito dei risultati evidenti, ma che permise ai veneti di iniziare a mettere la testa fuori dal guscio in cui si erano inconsciamente rintanati. L’inerzia della gara portò Apolloni a difendere il proprio fortino, snaturando però quell’assetto che fino a quel momento aveva sorpreso un Venezia che non era ancora riuscito a prendere le contromisure necessarie a colpire. Al posto di Nocciolini, che con la sua spinta aveva creato non pochi problemi agli avversari, entrò Messina. Al posto di Giorgino, prezioso interditore a centrocampo, entro il palleggiatore Miglietta. Questi due cambi, uniti ad una fatale distrazione generale negli ultimi minuti del match, permise a Inzaghi di portare a casa tre punti quasi insperati.

Anche quella di domenica, per molti aspetti, potrebbe essere una partita di scacchi in cui sarà fondamentale non solo l’assetto iniziale, ma anche la possibilità di cambiare assetto a partita in corso. Inzaghi già all’andata ha dimostrato che, volendo, può modificare il proprio credo per provare a sorprendere l’avversario. D’Aversa però non è assolutamente da meno, anzi. Con la Reggiana il tecnico crociato sistemò i suoi uomini con un modulo ibrido: 3-5-2 in fase difensiva, mascherato da 4-3-3 in fase offensiva. Contro il Lumezzane dal cilindro ha estratto un 4-4-2 con Scavone esterno sinistro. Difficile però “imbrigliare” i dettami tattici del tecnico pescarese in un semplice trio di numeri, visto che per ogni fase i giocatori in campo hanno compiti chiari e che variano di partita in partita. Non avendo punti di riferimento, potrebbe essere improbabile che i due allenatori provino a sorprendersi a vicenda dal fischio d’inizio. Quelli che peseranno saranno gli accorgimenti presi a partita in corso, in caso di evenienza, e la cura dei particolari. Perchè è verissimo che in campo vanno 22 giocatori, con altri 6 potenziali sostituti durante i 90′, ma domenica peserà molto anche come verranno guidati. D’Aversa ed Inzaghi si siederanno l’uno di fronte all’altro, e allungheranno una volta a testa la mano per fare le proprie mosse. Fino a quando uno dei due potrà dire “scacco matto”…