UVA (DG FIGC): “SEGUO CON IL CUORE QUESTA RINASCITA: PARMA ESEMPIO DI MODELLO PER IL FUTURO”

Questo pomeriggio si è tenuto un convegno sulla violenza negli stadi nella Facoltà di Economia dell’Università di Parma. Presenti le massime cariche del mondo calcistico e di chi è tenuto a gestire e controllare le manifestazioni sportive. Tra gli altri anche Michele Uva, Direttore della Figc, che dal 1996 al 2001 ha rivestito la convegno-violenza-stadicarica di Direttore Generale del Parma sotto la gestione dei Tanzi. Prima dell’inizio del convegno Uva ha raccontato come sta seguendo questa rinascita della società crociata: “La rinascita del Parma l’ho seguita da lontano come Direttore Generale della Figc, ma da vicino con il cuore, perchè non posso nascondere che il mio primo giorno di calcio l’ho fatto in questa città, e quindi a Parma e a Stefano Tanzi devo la mia carriera, quindi non posso dimenticare da dove vengo professionalmente. L’ho vissuta con passione, con entusiasmo, con il distacco tecnico che deve avere un Direttore Generale di una Federazione nel momento in cui deve prendere delle decisioni insieme al Presidente Federale, però è indubbio che quello che si è creato a Parma è un grandissimo esempio di società sportiva modello del futuro. Quindi continuerò a seguirlo con la passione del tifoso da una parte, e dell’altra con l’occhio attento verso quello che è il modello del calcio futuro in Italia“.

LA VIOLENZA NEGLI STADI – Questi invece i principali interventi di alcuni dei protagonisti durante il convegno odierno:

MICHELE UVA (Dg della Figc) – “Penso che quello che è stato fatto negli ultimi anni in Italia è importante. Io l’ho detto dieci anni fa che probabilmente le norme introdotte post-Raciti non erano complete per poter debellare il problema, però con l’ingresso degli steward negli stadi e con l’utilizzo delle forze di polizia all’esterno dello stadio penso che la situazione all’interno dei vari impianti sia molto migliorata. Questo lo dicono i numeri. Il problema si è spostato fuori dallo stadio, ma quello è un problema dello Stato, non del calcio. Ciò che avviene fuori dallo stadio è un problema di ordine pubblico e dunque della polizia. Non dovete chiedere a noi. All’interno dello stadio la responsabilità è della società, ma se guardiamo i numeri di atti di violenza all’interno degli stadi siamo arrivati al quasi azzeramento. Gli steward stanno crescendo, stanno imparando il lavoro, all’interno va tutto molto bene. La cosa si sposta fuori, ma allora bisogna chiedere al capo della polizia, non più a noi. Cosa serve negli stadi? Ne servono di nuovi, perchè lo dimostra l’Udinese, lo dimostra la Juventus, con stadi nuovi c’è una meravigliosa atmosfera che diminuisce la tensione tra il pubblico e che fa diventare tutto diverso. Due giorni fa ho fatto il delegato per la Uefa per Arsenal-Bayern Monaco, 60mila spettatori, tutto esaurito, e c’erano solo 80 poliziotti…”

ALBERTO INTINI (Direttore dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive) – “Quest’anno è partito abbastanza bene, fino ad ora abbiamo una situazione abbastanza accettabile, è un evento quelle delle manifestazioni calcistiche abbastanza ondivago, che poi risente dell’andamento del campionato. Stiamo sempre con l’occhio vigile. Sul piano culturale non c’è molta differenza tra il tifoso ultras italiano e quello europeo o di altre parti. Per quanto riguarda invece dello spettatore del calcio nel suo complesso c’è un po’ di differenza culturale tra l’Italia ed altri paesi, che tiene conto delle caratteristiche e delle tradizioni di vari popoli. La situazione nostra non è molto dissimile dalle altre. I problemi – ha continuato Intini – sono ovunque, anche in quei paesi come l’Inghilterra o la Germania che vengono considerati rispetto a noi delle oasi, quando in realtà non è così. Se noi non riusciamo ad ottenere determinati comportamenti dai tifosi nel nostro paese rispetto a quello che ottengono gli inglesi, ad esempio, è perchè è diverso l’ordinamento in generale, dove le sanzioni lì sono più effettive e pesanti, e le norma hanno un effetto deterrente maggiore a quello che si ha qui da noi”

ANDREA ABODI (Presidente della Lega di Serie B)“Noi è da mesi, forse da anni che stiamo facendo un ragionamento sulla responsabilità individuale, sulla distinzione dei ruoli, ed ho la sensazione che il nostro modello, che non è un caso che sia assolutamente originale in Europa, sia un modello rovesciato. Ci siamo molto concentrati, e parlo al plurale anche se noi subiamo un po’ quest’iniziativa, sulla sicurezza, e ci siamo disinteressati della presenza del pubblico. Il nostro modello ideale include la partecipazione nella massima sicurezza. Sembrano due cose simili, ma invertendo i fattori il prodotto cambia eccome. La violenza che magari nasce dalla società viene moltiplicata da una tensione che noi dirigenti e protagonisti del campo alimentiamo con degli atteggiamenti che andrebbero evitati. Il lavoro che dovremmo fare, anche con il Ministero dell’Interno che ha la delega sulla nostra sicurezza, è quello di ribaltare i fattori, e quindi investire in fiducia e riaprire gli stadi, dar loro una dimensione umana che hanno perduto in questi anni, la presenza del pubblico passa attraverso l’umanizzazione dello stadio, e quindi attraverso una smilitarizzazione delle procedure per entrare e per vivere lo stadio. Noi vogliamo arrivarci prima di tutto costruendone di nuovi, e migliorando gli esistenti, e poi lavorando sulle modalità di ingresso negli stadi, perchè possiamo anche fare stadi nuovi, ma se la cultura delle persone è sempre la stessa o addirittura peggiora, non c’è stadio nuovo che tenga, e quella violenza anche se repressa rimarrà dentro di noi. Quando ho parlato di responsabilità individuale mi riferivo proprio alla capacità di individuare non i tifosi, ma i teppisti, e quindi fare in modo di tutelare quelle persone che vanno allo stadio nella maniera adeguata. La tecnologia lo consente, perchè se riescono ad individuare quei tifosi che si spostano e si siedono in un luogo che non è quello previsto dal loro biglietto, credo che ci sia la possibilità di individuare chi tira le bombe carta, e chi fa quello che non dev’essere fatto. Quello che succede fuori? Già le società sono impegnate all’interno, mi auguro che quello che accade fuori possa essere gestito dalla polizia, possibilmente senza pagare gli straordinari da parte nostra…”

GIORGIO MARCHETTI (Direttore delle Competizioni Uefa)“La violenza negli stadi non è un fenomeno che in Europa è sparito, esiste. Ovviamente ci sono paesi dove il fenomeno è più marcato, ed altri paesi dove il fenomeno è stato contenuto meglio. Certamente non si può dire che sia un fenomeno solo italiano. Le leggi non puniscono abbastanza chi compie episodi violenti? È difficile per noi parlare di problematiche specifiche, è possibile che le punizioni in Italia non arrivino ad essere afflittive, d’altra parte sappiamo che uno dei problemi in Italia è anche legato agli stadi, che non sono a livello dei migliori stadi europei. Questo ha dei riflessi sul discorso legato alla violenza. La mia ricetta per il futuro? La prima cosa che serve sono stadi moderni. Uno stadio è un luogo di fruizione dello spettacolo, purtroppo gli stadi italiani hanno molti difetti. Serve anche una grande risposta da parte dello stato, ed una grande risposta da parte degli organizzatori sportivi, e molta organizzazione da parte dei club”.