ULTIMA CHANCE PER SALVARE IL PARMA, MA SERVONO LE FIRME DI TUTTI – IL PUNTO DI PARMAFANZINE.IT

Panico, suspence, terrore e poi sollievo. La giornata di ieri è stata degna di una stagione, quella vissuta dai tifosi crociati, già caratterizzata da sentimenti contrastanti e da un’altalena di emozioni continua. Alle 22 circa di mercoledì sera c’era davvero grande ottimismo: Cassano aveva firmato, ed anche altri sembravano in procinto di almansi-campanellofare lo stesso. Mancavano ancora dei tasselli, certo, ma sembrava che si potesse davvero arrivare alla conclusione. Al mattino, però, i segnali sono cambiati a causa di quelle firme che tardavano ad arrivare. Peccato, perchè come abbiamo scritto ieri, si è persa una grande occasione. I soggetti interessati al Parma, infatti, sono almeno due, entrambi seri ed intenzionati ad acquistare il club, ma la loro offerta non potrà mai essere depositata fino a quando anche gli ultimi venti tesserati che restano per definire il debito sportivo non avranno apposto la propria firma nei documenti di rinuncia. Sembra essere solo questo l’ostacolo ad una vendita del club che si sarebbe già potuta perfezionare ieri.

Il discorso è molto semplice, e proveremo a ribadirlo per permettere a tutti di capire quali sono le cifre in ballo. Prendiamo alcune situazioni particolari, e soffermiamoci solo sugli incentivi all’esodo (ai quali poi vanno sommati premi ed ingaggi arretrati): Amauri deve percepire 2.320.000 di euro, Marchionni 1.125.000, Modesto 1.265.000, Ninis 1.201.000, Felipe 631.000. Il totale, relativo semplicemente agli incentivi all’esodo dei giocatori appena menzionati (e sono solo cinque,
anche se tra quelli che hanno i crediti più pesanti), è di circa 6.500.000 di euro. Immaginiamo (ma non possiamo saperlo con certezza) che con le loro firme il debito possa scendere fino a 20 milioni, cifra più che accettabile anche per i compratori che sono alla finestra in attesa di depositare la propria busta. Alle 12 di ieri, 28 maggio, quelle firme non erano ancora arrivate (tranne che nel caso di Marchionni, con i curatori che però non avevano ancora accettato la sua offerta pari al 50% dei crediti totali). E’ abbastanza immediato capire che nessuno si sognerebbe di fare un’offerta sapendo che poi il debito sportivo, invece di 20 milioni, sarebbe potuto salire a 25 in un colpo solo (senza contare, come detto prima, premi ed ingaggi arretrati) nel caso che a posteriori (ed è praticamente scontato) i tesserati in questione non avessero collaborato. Lo snodo della questione è tutto lì: o firmano, o lo stallo proseguirà ad oltranza fino all’eventuale, ed amarissimo, triplice fischio finale di Rogato.

Va da sè intuire l’importanza di un gesto, quello che viene chiesto a chi si ostina (legittimamente, sia chiaro) a far parte dei “dissidenti”, dal quale dipende il futuro del Parma. Dopo aver piantonato lo studio del notaio Almansi, ieri mattina, abbiamo incontrato un giocatore crociato in Piazza Garibaldi, al quale abbiamo dato aggiornamenti sulla situazione. È stato decisamente facile percepire nei suoi occhi la delusione per le mancate firme da parte di alcuni dei suoi ex compagni. L’abbiamo detto a più riprese, e lo ripetiamo anche ora: i circa venti “dissidenti” hanno tutto il diritto di decidere cosa fare. E soprattutto, cosa ancor più importante, i veri colpevoli di questa situazione sono altri, e questo crediamo sia chiaro a tutti. Fa specie, però, vedere che ci sono alcuni giocatori che sono stati parcheggiati in amauri-new-siteserie minori, o addirittura all’estero, senza vedere un euro per più di un anno, ragazzi che forse la Serie A non la vedranno mai nemmeno con il binocolo, e che hanno stipendi sicuramente più bassi (anche di una cifra, tanto per intenderci) di quelli di Amauri o Felipe. La maggior parte di loro ha però scelto di unirsi al cammino intrapreso dallo spogliatoio crociato, nonostante abbia sicuramente maggiore bisogno di recuperare i propri crediti proprio perchè non possono contare su uno stipendio da Serie A, e magari in carriera non hanno mai avuto ingaggi elevati. Se spostiamo il mirino su altri giocatori, come Amauri, Felipe, Marchionni e compagnia, vediamo giocatori che hanno subito come tutti la vecchia gestione, ma che nell’ultimo anno (a differenza della rosa crociata) hanno comunque percepito uno stipendio tutti i mesi: nonostante questo hanno deciso, in un modo o nell’altro, di impuntarsi. Amauri compreso, perchè il suo procuratore, Giampiero Pocetta, anche dopo l’esito dell’ultima asta ha continuato a sottolineare la disponibilità del proprio assistito a fare un passo importante, mentre la firma continua a mancare. E allora facciamo così: anche noi siamo completamente disponibili a rivedere il nostro giudizio su come questa negoziazione sia stata portata avanti finora, mentre restiamo invece convinti che sia un tira e molla che non serve a nessuno.

Quella dei “dissidenti”, qualsiasi essa sia, è comunque una scelta legittima, lo ripetiamo ancora una volta. Resta però pur sempre una scelta, che nel caso va fatta e poi difesa. Jose Mauri, ad esempio, non ha firmato la riduzione e poi di fronte ai microfoni ha spiegato la propria posizione, prendendosi la propria responsabilità. La sensazione è che in questo caso invece volino tante belle parole, mentre collecchiocentrodirezionale3-1nessuna firma è mai atterrata a Collecchio: è proprio questo che sta bloccando la situazione. Senza queste firme possono esserci alla finestra tutti i compratori del mondo, ma mai nessuno depositerà la propria offerta. Da quanto trapela, i giocatori della rosa crociata hanno inoltre fatto un ulteriore sforzo, perchè l’esercizio provvisorio continua fino al 15 giugno, certo, ma chi lo paga? Di sicuro nella conferenza di domani i curatori potranno dare maggiori delucidazioni, ma a quanto pare gli ultimi fondi disponibili saranno tutti per i dipendenti, mentre i giocatori hanno accettato di prendere, eventualmente, ciò che resta (ovvero niente, con ogni probabilità). Lucarelli e compagni hanno dunque fatto l’ennesimo sacrificio, e con una lettera hanno invitato gli ex compagni a fare lo stesso. “Il futuro del Parma Fc – si legge nella lettera – delle persone che ci lavorano e di chi lo ama davvero è, anche e soprattutto, nelle mani di tutti noi. Il tempo stringe, non bastano le parole, servono i fatti. Da parte di tutti“.

Vista l’impossibilità di intavolare trattative private, quella del 9 giugno rappresenta l’ultima chance. Anche provando a sforzarci non capiamo davvero che senso possa avere sprecarla.