TUTTO QUELLO CHE DOVETE SAPERE SU CRISTIAN “EL CEBOLLA” RODRIGUEZ

cebolla1Uno scudetto con il Peñarol; una Coppa di Francia con il Psg; tre scudetti, un’Europa League, tre Coppe e tre Supercoppe portoghesi con il Porto; uno scudetto, una Supercoppa Europea, una Coppa del Re con l’Atletico Madrid. Ah, ci stavamo dimenticando della Coppa America vinta con l’Uruguay nel 2011. Sono ben diciassette i trofei che Cristian “El Cebolla” Rodriguez può vantare nel proprio palmares, quindici dei quali conquistati tra il 2009 ed il 2014. Una discreta media, diciamolo: El Cebolla ha alzato negli ultimi cinque anni ben tre trofei a stagione.

Basta questo per descrivere la portata dell’acquisto che il Parma si accinge a portare a termine. Domani il giocatore sarà in Italia, ma ha già accettato il prestito di sei mesi in terra emiliana, senza bisogno di procuratori o intermediari. Rodriguez, infatti, ha parlato direttamente con lo staff crociato, visto che da qualche tempo ha deciso di licenziare il proprio procuratore a causa di un trasferimento al Sunderland non andato a buon fine lo scorso settembre. Non è un particolare da poco: in questo caso il parere del giocatore vale doppio, perchè non c’è bisogno di passare tramite agenti, procuratori o intermediari, che spesso tendono ad alzare ingaggi e prezzi per aumentare la propria commissione.

cebolla3Vuole giocare, El Cebolla, come ha sempre fatto nella sua carriera. Peñarol, Psg, Benfica, Porto, Atletico Madrid le squadre che l’hanno avuto tra le loro fila, senza contare le 79 presenze con la propria Nazionale. Nel 2010 non fu convocato in Sudafrica per una rissa nel tunnel degli spogliatoi al termine di un Porto-Benfica, che ha visto El Cebolla e altri tre giocatori (tra cui Hulk) aggredire due steward: per questo motivo l’uruguayano dovette pagare 45mila euro dopo essere stato condannato dal Tribunale di Lisbona, e venne lasciato a casa. Nel Mondiale 2014, però, è sceso in campo dal 1′ in tutte e quattro le gare disputate dal gruppo allenato da Tabarez, compresa la  gara contro l’Italia che rappresentò la fine dell’avventura azzurra. La sua carriera dimostra che non è il fiuto del gol ad essere il suo punto forte: le reti segnate sono 37 in 355 partite, praticamente un gol ogni dieci gare. E’ però un lottatore, un giocatore molto versatile, un centrocampista offensivo che predilige la fascia sinistra ma che può giocare anche a destra. “E’ un vincitore”, dicono in patria, ed il suo palmares è lì a dimostrarlo.

E’ uruguayano, ma ha il passaporto italiano. Sarà per il suo secondo cognome, Barrotti, che indica una chiara discendenza italica da parte di madre. E il suo destino lo starebbe (il condizionale fino all’ufficialità è d’obbligo, hai visto mai…) guidando proprio nel Bel Paese. Abbiamo ascoltato attentamente la sua intervista al programma radiofonico uruguayano “Embajadores del Gol (per chi mastica un po’ di spagnolo, ecco il link), nella quale rivela che delle dieci offerte ricevute quella del Parma è la migliore. Certo, tra due anni vorrebbe tornare da dov’era partito, il Peñarol, ma per ora vuole tornare a giocare, e vuole farlo in Europa. “So che sono ancora giovane, presto tornerò al Peñarol. Però ora il Presidente del Parma mi vuole, e anche il tecnico: questo per me è importante“. E al conduttore che gli ricorda la posizione in classifica dei crociati, risponde così: “E’ complicato, però bisogna anche accettare le sfide, altrimenti sarebbe troppo facile. Non gioco, mi alleno a “medio gas”, ricevo lo stipendio… Ma sono i mediocri quelli che la pensano così. Mi piace competere, e voglio dimostrarlo“. All’Atletico Madrid, dopo essere sceso in campo per 87 volte in due stagioni, quest’anno è finito ai margini della squadra, raccogliendo solo 63 miseri minuti suddivisi in 6 presenze. Ma restare in panchina a grattarsi non fa per lui. Si, grattarsi, avete letto bene, perchè le telecamere televisive l’hanno pescato proprio mentre si dava una sistematina ai gioielli di famiglia durante una delle tante partite che non l’hanno visto protagonista, come si può vedere da questo video:

cebolla2A Madrid, sponda Atletico, è stato particolarmente apprezzato dai tifosi dei Colchoneros. Al termine dell’ultima gara della stagione 2012/13 il Fondo Sur (la Curva dell’Atletico) ha iniziato a chiedergli a gran voce di andare in Curva e di prendere in mano il microfono: “Subete al micro, Cebolla subete al micro…“. Lui non ci ha pensato un attimo, e dopo aver scavalcato la recinzione ha preso in mano il megafono, e ha lanciato un coro: “Madridistas hijos de p**a“, seguito da tutta la Curva in festa.

In Uruguay gli è stata dedicata addirittura una “payada“, ovvero un’improvvisazione in rima accompagnata da una chitarra, da parte del poeta Miguel Angel Olivera. “Nato in un luogo operaio, da bambino l’abbiamo visto andare sulla riva del mare accompagnato da un compagno, un cavallo che con il cuoio lui sellava. E vedendolo nessuno avrebbe pensato che il destino gli avrebbe riservato un futuro avventuroso“. (La traduzione “non rima”, ma chi lo volesse può ascoltare la canzone originale a questo link). Ed in sella ad un cavallo, come cantava Miguel Angel Olivera, El Cebolla Rodriguez ha compiuto una promessa cebolla4che aveva fatto quando la sua Nazionale sembrava in difficoltà nelle qualificazioni ai Mondiali: “Se l’Uruguay si qualifica ai Mondiali in Brasile mi faccio 170 km a cavallo per depositare una maglietta della Nazionale e il ciuccio di mia figlia, nata da poco, a San Cono“. Detto, fatto. Accompagnato da una ventina di amici, nonostante non avesse l’autorizzazione dell’Atletico Madrid per andare a cavallo. “Ma ho fatto una promessa, dovevo mantenerla e quindi l’ho fatto lo stesso“, fermandosi ogni 30 km a riposare, visto che quel giorno c’erano ben 35 gradi all’ombra. Non ci credete? Beh, guardate il video…

cebolla-rodriguezSe l’affare si concretizzerà davvero, sarà curioso provare ad “estorcere” una promessa del genere a colui che dalla prossima settimana potrebbe essere il nuovo acquisto del Parma di Taci. L’idea di vedere l’intera squadra, con Donadoni e Leonardi in testa, mentre a cavallo percorre la strada da Parma a Fontanellato ci solletica non poco. Prima però c’è da raggiungere la salvezza a tutti i costi. E se finora le lacrime le hanno versate i tifosi crociati per i risultati della propria squadra, speriamo che se arriverà El Cebolla d’ora in avanti a piangere siano gli avversari…

L’Editorialista