IL PIU’ TRISTE SPETTACOLO DOPO IL BIG BANG

stelle-stalle-smallTutto nacque grazie al Big Bang, ovvero quell’esplosione di gioia causata dal contatto del pallone scagliato da Melli con la rete della porta difesa da Facciolo, portiere della Reggiana. Da quella corsa fino alla bandierina del corner, eludendo così i cartelloni pubblicitari, fino all’abbraccio con i tifosi: proprio in quel momento iniziò la storia del Parma in Serie A. Un Big Bang che ha caratterizzato anche buona parte della scorsa stagione, cantato da Jovanotti e riprodotto dagli altoparlanti del Tardini dopo ogni vittoria. Mentre Ghirardi camminava sul prato del Tardini con una bandiera dell’Europa al collo, tanto per fare un esempio, la colonna sonora era proprio quella.

Se il sesto posto raggiunto all’ultimo secondo è stato il più grande spettacolo dopo il Big Bang, quello di ieri di sicuro è stato il più triste. Un Parma irriconoscibile, scherzato ed umiliato in ogni zona del campo senza un minimo accenno di reazione. Sette reti subite, peggior sconfitta di sempre da quel Big Bang datato 27 maggio 1990, proprio in casa di quella Juventus che “nei migliori anni della nostra vita” contro di noi doveva sudarsi coppe e campionati, e che ora è di un’altra galassia. Una prestazione, quella dei “verdi”, che non lascia davvero scampo. Fa specie vedere le statistiche della gara, soprattutto se puntiamo la nostra lente d’ingrandimento sui falli commessi: undici sono le punizioni fischiate contro il Parma, solo tre quelle fischiate contro la Juve.

maglia-verde-parmaQuesta volta, però, l’arbitro non c’entra proprio nulla. Altro che sudditanza psicologica: il Parma in fase difensiva è rimasto in balia totale degli avversari, ed in fase offensiva è stato assolutamente inesistente. Non sappiamo se sia un record, ma che una squadra commetta solo tre falli, e vinca 7-0, fa capire che la differenza stia esattamente nella grinta, nella voglia, nella cattiveria agonistica che ieri è rimasta ben nascosta dentro a quelle casacche verdi, in onore di uno sponsor che darà di sicuro un grande aiuto economico, ma dal punto di vista della “fortuna” fa rabbrividire i tifosi più scaramantici, ricordando anche la gara contro l’Inter dello scorso anno in cui sulla crociata campeggiava il nome del loro miglior venditore porta a porta.

juventus-evidenzaaaArrivavamo talmente secondi su tutti i palloni che non avevamo nemmeno tempo di fare fallo ha detto Donadoni in conferenza stampa al termine della gara. Ed è proprio questo che rende infinitamente triste l’epica sconfitta di ieri. Un risultato che permette al tecnico di essere un recordman bipartizan, perchè dopo che allo Juventus Stadium si era interrotto (non senza polemiche a causa dell’arbitraggio di Banti) il record di 17 risultati utili consecutivi, nella casa dei bianconeri ha anche raccolto la sconfitta più pesante di sempre in Serie A, che porta il bottino stagionale a 2 vittorie e 9 sconfitte. Osservando la formazione che uscì sconfitta per 2-1 nella scorsa stagione, si notano grandi differenze: Cassani, Paletta, Biabiany, Obi, Marchionni, Schelotto, Molinaro, Parolo ed Amauri sono stati sostituiti da Costa, Rispoli, Mauri, Lodi, Mariga, Gobbi, De Ceglie, Ghezzal e Belfodil. Normale e comprensibile capire le difficoltà che può avere un tecnico nel cercare di infondere fiducia ad un gruppo sensibilmente diverso rispetto a quello della scorsa stagione.

piu-triste-spettacoloLa rabbia, la grinta, la cattiveria però no, non può essere cambiata. Non è accettabile che il Parma metta in mostra prestazioni come quella di ieri, o come quella vista al Tardini contro il Sassuolo. Si può essere umiliati nel gioco, nel risultato, ma se si viene umiliati in questo modo la parola usata da Donadoni e Lucarelli per descrivere la partita di ieri è perfetta: “Vergogna. Ora, dopo aver vissuto in prima persona lo spettacolo più triste dopo il Big Bang, i crociati dovranno per forza cambiare registro, avendo inoltre completamente esaurito la fiducia dell’ambiente. Contro l’Empoli dovrà esistere un solo risultato, ma soprattutto un solo atteggiamento. Perchè perdere ci può anche stare, ma figure come quella di ieri non si devono ripetere mai più.

L’Editorialista