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TOH, SI È “RISVEGLIATO” AMAURI, MA FORSE È TROPPO TARDI…

Era il 22 maggio, e mancavano sei giorni all’ultima (che poi si rivelò la penultima) asta fallimentare. All’uscita dal Centro Sportivo di Collecchio abbiamo intercettato Giampiero Pocetta, che poco prima aveva incontrato i curatori per discutere la firma di Amauri sulla riduzione dei propri crediti. “Vedremo nei prossimi giorni, o meglio, nelle prossime ore perchè il tempo stringe. Il ragazzo ha sempre dato la massima disponibilità nei confronti del Parma anche in passato. Quale sarà la sua decisione? Ora parlerò con il ragazzo, ma sono ottimista sul fatto che darà un segnale positivo”.

E per fortuna che avremmo dovuto vedere qualche segnale nelle ore seguenti… Nei giorni successivi le interviste hanno avuto lo stesso tenore. Vedremo, faremo, amauri allchiameremo. Il problema, forse, è stato quest’atteggiamento. Sia chiaro, siamo anche stanchi di ripeterlo ma lo diciamo perchè ci sembra corretto: ogni tesserato (o ex) del Parma era ed è liberissimo di decidere se firmare o meno la propria rinuncia, e in maniera assolutamente legittima. Se poi però c’è una grande contraddizione, da quanto è trapelato, tra quello che si predica e quello che si razzola, diventa difficile capire quale sia la strategia. Il mattino dello scorso 28 maggio, dallo staff di Amauri non era ancora arrivato nessun segnale diretto, che non è arrivato nemmeno entro il 31 maggio, quando i curatori hanno stilato il progetto di stato passivo relativo al debito sportivo. Entro quella data c’era stato il ravvedimento di Marchionni, che ha capito forse che accettare il 20% sarebbe stato il male minore.

Alle 16 di oggi pomeriggio, a poche ore da quella che è davvero l’ultima chance possibile per salvare il Parma, è finalmente arrivata quella telefonata, con la proposta di una rinuncia del 75% da parte dell’italo-brasiliano, come riportato anche da Parmalive.com. Peccato però che sia arrivata fuori tempo massimo, con il progetto di stato passivo già stilato. Le sensazioni sono due: la prima è che forse questo ravvedimento è un segnale abbastanza chiaro che le sforbiciate dei curatori sono legittime e assolutamente lecite, e c’è il rischio che Amauri non veda un euro di ciò che gli spetta; la seconda è che per rimettere mano al debito sportivo i curatori vogliano di più, magari una rinuncia dell’80% come quella già firmata (ed anche quella fuori tempo massimo) da parte di Marchionni. La trattativa è ancora in corso: come finirà?