SPECIALE PFZ.IT – LA “PROCESSIONE” DI MANENTI (UN ANNO DOPO…) – VIDEO

27 febbraio 2015, ore 17:45. Giampietro Manenti, dopo aver incontrato il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, dà vita a quelli che sono stati in assoluto i 17 minuti più surreali della storia recente del Parma Calcio. Assediato da giornalisti in cerca di risposte e da tifosi stanchi delle promesse non mantenute da lui e dai suoi predecessori, l’allora Presidente del Parma processione-manentiè stato accerchiato da una calca umana che ha fatto slalom tra macchine, autobus e passanti, bloccando il traffico per l’intera Via Repubblica e per un tratto di Viale Mentana. Lì a salvarlo c’era una vettura della Polizia, che l’ha portato a Collecchio sottraendolo dalla ressa. Dopo averlo accompagnato, gli ha poi “simpaticamente” notificato il fermo amministrativo della sua auto, una Citroen C3, divenuta poi protagonista di un celebre coro dei tifosi crociati. Una situazione drammatica ma anche decisamente comica, se non si fosse consumata in quei mesi la tragedia che ha mortificato una città ed una tifoseria. Un momento comunque storico, che abbiamo voluto rivivere (grazie al prezioso aiuto dei ragazzi di Spazio 5/A) esattamente 365 giorni dopo con alcune persone che erano presenti quel giorno: il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, i giornalisti Sandro Piovani (Gazzetta di Parma), Marco Balestrazzi (Tv-Radio Parma), Michele Gallerani (Sky Sport) e Guglielmo Trupo (ParmaToday), oltre ai tifosi Andrea Salati e Matteo Ceresini. Al termine del nostro viaggio, durato circa 30 minuti, c’è anche un finale a sorpresa…

Ecco il nostro speciale, tutto per voi:
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Ecco invece il video integrale registrato da ParmaFanzine.it il 27 febbraio 2015 della “processione” di Giampietro Manenti:
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Riportiamo di seguito la trascrizione dei passaggi salienti delle persone che sono intervenute durante il nostro speciale:

Federico Pizzarotti (Sindaco di Parma): “In tante interviste ho citato quella giornata come una di quelle più surreali di questo mandato. Sembra passata un’eternità, ed è alla fine solo un anno. La prima impressione che avevamo avuto della sua gestione, dell’approccio e dell’impegno verso una situazione quasi inaffrontabile non era stato affatto buona. Quel giorno l’attesa era quella di capire se ci avrebbe portato i documenti che avrebbero certificato una certa solidità, altrimenti dovevano farsi da parte perchè sarebbe stato meglio, ricordiamo, un fallimento preventivo in modo da poterlo gestire. Lui arrivò in ritardo perchè stava aspettando il Direttore di una Banca, che avrebbe dovuto ricevere un versamento di milioni di euro, invece il Direttore era fuori… Questo è l’inizio che faceva presagire che sarebbe finita male… La riunione è stata veramente un momento assurdo, ci ha fatto capire che eravamo in mano ad una persona che non aveva minimamente chiaro quello che stava facendo. Poi dopo abbiamo capito anche il perchè, ma in quel momento non era chiaro ancora se fosse un mitomane, pizzarotti-manentima a domande elementari non erano in grado di rispondere. La cartellina rosa che aveva in mano Manenti? Non c’era assolutamente niente di rilevante, ed il problema è proprio questo… Giravano con questa cartellina nella quale non c’era un contenuto spendibile in una riunione che doveva tranquillizzarci sul futuro della nostra squadra. Io osservavo dall’alto quello che stava succedendo in strada, ma non si riusciva a capire, si sentivano solo i cori, e Manenti scompariva sotto questo mucchio di persone non proprio amichevoli. La riunione è durata 45 minuti, abbiamo provato a fare domande di ogni tipo per capire se lui aveva chiara la situazione. Lui continuava a dire che andava tutto bene, che sarebbero arrivati i soldi, dicendoci che avremmo chiesto scusa perchè era tutto a posto e tutto in regola. Non aveva assolutamente le idee chiare, ma il problema è che aveva in mano la squadra della nostra città, ci ha fatto perdere tanti mesi, ed in quel momento è stato un peso ulteriore che gravava su di noi, sulla società, sui dipendenti e sui giocatori. L’ordine pubblico? In quel caso la Digos aveva alla fine convinto a caricare Manenti su un auto della Polizia per riportarlo all’autovettura, con quest’epilogo ridicolo di una giornata ridicola. A distanza di un anno posso dire che di strada ne è stata fatta tanta, il nostro lavoro è stato solo temporaneo. Posso dire che non tornerei indietro, penso che la compagine societaria attuale sia bene attenta, e starà a loro non procurarsi delle grane come sono sicuro che non accadrà. La cosa più assurda che ricordo? Non è risalente al 27 febbraio, quando ci fu quella conclusione surreale della vicenda, ma è stato quando siamo andati noi a Collecchio. In quel momento noi siamo arrivati per parlare con lui e con i giocatori per capire la situazione, e dopo che siamo entrati lui è uscito, lasciandoci da soli con i giocatori e con il Mister. Sei il Presidente, sei tu che devi spiegarmi ed accogliermi… Lì abbiamo capito che non sarebbe andata a finire benissimo…”.

Sandro Piovani (Gazzetta di Parma): “Non avevo mai visto una cosa del genere, nella sceneggiatura, nello svolgimento, nella reazione della città, con una via intera che si è fermata con i tifosi, con i giornalisti… È stato raschiare il barile dopo aver toccato il fondo, il manifesto di questo fallimento. Il titolo di quella giornata? “Orrore”, per la città, per i tifosi, per il calcio. piovani-manentiPurtroppo dopo un anno di questo orrore il mondo del calcio non ne parla più, nessuno si ricorda, e quindi “Orrore” per il tradimento, per l’essere stati abbandonati, traditi, e tutte le cose più cattive sono state fatte. Credo che la città non potrà mai dimenticare questa cosa, ma l’ha utilizzata come trampolino per rilanciare la passione. Se pensiamo alle ultime trasferte in Serie D e tutto quello che sta succedendo quest’anno, c’è proprio voglia di sentimenti, di passione. Lo vediamo quotidianamente domenica dopo domenica. Non si dimentica, ma la città e i tifosi a livello di passione tutti hanno riportato tutto quello che avevano”.

Andrea Salati (Edicolante e tifoso): “È passato un anno, quello aveva raccontato un sacco di storie, ma poi si è dimostrato quello che era. Non aveva nemmeno una lira, voleva essere al centro di attenzione, ha avuto il suo momento di notorietà. Io quel giorno c’ero, ero in piazza e poi sono arrivato fino alla fine. È stato un momento particolare per questa città. Avevamo un sogno, abbiamo creduto troppo a questa persone che però da subito si è dimostrato quello che era, uno che cercava notorietà. Il sentimento che più mi pervadeva in quella giornata? Quello provato da qualcuno a cui è stato rubato un sogno, perchè i due personaggi famosi che io ho sempre chiamato Bibì e Bibò mi hanno rubato un sogno, mi hanno fatto andar via dalla mia categoria, la Serie A, per mandarmi allo sbaraglio, non sapevo di ripartire dalla D ma sapevo che sarei fallito. Ho provato molta rabbia”.

Marco Balestrazzi (Tv-Radio Parma): “Sono stati giorni complicati, quando le cose vanno male scrivono in tanti. Tanti messaggi che abbiamo ricevuto erano da censurare perchè a qualcuno scappava qualche parola di troppo. Avevano fatto saltare un po’ il banco le cose che stavano succedendo. Poi con Manenti era facile sconfinare nel messaggio al di là della salati-balestrazzi-manentitrasmettibilità. Quella “processione” a livello televisivo? Neanche a farlo apposta riesci a creare un evento del genere che non ha precedenti, nella via di Parma più percorsa, con i tifosi, questo personaggio borderline… Al di là della situazione drammatica per chi lavorava nel Parma e per la sofferenza dei tifosi, è stato anche un episodio un po’ comico, non può non essere scappato un sorriso a chi ha guardato ciò che è successo. Una città ferma per uno che diceva di avere dei soldi che non aveva e teneva in scacco tutto il campionato di Serie A, perchè ricordiamolo, ha tenuto in scacco tutta la Serie A e non solo, anche la città. Il calcio non ha imparato niente perchè si è dimenticato di tutto. L’anno scorso di questi tempi sentivamo gridare “tintinnare di manette”, lo diceva Caressa su Sky rivolto a Manenti. Il problema del sistema è anche com’è entrato Manenti, ma il problema del sistema è quanti Ghirardi ci sono ad oggi? Quante società possono stare in piedi nel calcio italiano? Ci lavorano i giocatori ma anche la gente. Il calcio non si è messo in discussione, si è fatto un po’ di teatrino perchè bisognava terminare il campionato, perchè se fosse saltato ci sarebbero state delle grane per la Lega, per i diritti tv e tutto il resto. Però non è cambiato nulla”.

Matteo Ceresini (Tifoso e nipote di Ernesto Ceresini, indimenticato ex Presidente del Parma): “È stata un’amarezza infinita, cercando di capire anche come si è arrivati a quella situazione. Ha pianto il cuore a tutti, è una cosa indecente soprattutto per il calcio italiano. Hanno parlato tutti, dicendo che il Parma andava rispettato perchè era una grande storica e quant’altro, poi alla fine hanno permesso che un personaggio nullatenente con un euro comprasse la storia della città e la distruggesse e la prendesse in giro davanti a tutti impunemente, trupo-ceresini-manentiperchè che poi sia andato in galera non è una cosa che a noi interessa, perchè ci sarebbe andato comunque. Cos’avrebbe pensato Ernesto Ceresini, guardando da lassù quella traversata? In casa ne abbiamo parlato più di una volta. Conoscendolo avrebbe sicuramente menato le mani… Era sanguigno, un personaggio verace, e non avrebbe permesso questa cosa, questo è sicuro. Dal cuore ti dico che uno sberlone l’avrebbe piantato, ma forse l’avrebbe dato prima a chi di dovere, ma parliamo di altro…”

Guglielmo Trupo (Parma Today): “È stata una cosa davvero brutta. Era difficile lavorare, fare domande, credere a quello che ci stava succedendo. Mentre lo aspettavamo ci chiedevamo cosa stesse facendo: lui era in banca, a cercare di fare quello che poi avrebbe fatto un attimo dopo. Il Sindaco venne vicino a me e mi chiese: “scusi, lei, che è giornalista, ma a che punto siamo? Perchè io avrei una certa fretta, dobbiamo accelerare le cose perchè io ero già contrario a questa pagliacciata”. Questa è la cosa che mi ha colpito di più. Come mi ha colpito che le autorità del calcio sapevano ma non hanno impedito il proseguirsi di una situazione imbarazzante per i tifosi, per la città e per la gente che ama la squadra. Il calcio non ha imparato nulla. Si diceva “mai più casi Parma”, le autorità si riempivano la bocca con la parola Parma, ma ci sono ancora oggi ad un anno di distanza altre squadre che stanno come il Parma. Non è cambiato nulla, il calcio pensa di poter cambiare senza cambiare le regole, preferiscono mantenere tutto intatto, è un sistema vecchio che dovrebbe essere rinnovato in tutto e per tutto”.

Michele Gallerani: “Oltre alla “processione” al ritorno c’è stato anche il viaggio d’andata. Avevamo avuto la notizia che lui sarebbe venuto qui in banca a depositare i venti milioni di euro di stipendi, ed allora l’abbiamo atteso fuori. Ovviamente l’attesa è stata immane, quand’è uscito abbiamo iniziato a fargli delle domande, e c’è stato un primo tragitto di domande, gallerani-manentiall’andata. Non ci ha raccontato nulla, eravamo noi di Sky, la Rai e Tv Parma, e ci ha detto poca roba, come nel tragitto finale. Quante domande gli ho fatto in quei giorni? Il collega che ha fatto più domande in assoluto è stato il collega di La7, Antonino Monteleone, che continuamente ripeteva domande, faceva domande nuove, il tutto con un ritmo talmente incalzante che complimenti a lui, è veramente complicato. Di domande ne ho fatte tante, una me la ricordo molto bene, perchè lui che si proclamava il salvatore dei colori gialloblù con Mapi Fashion, Mapi Ambiente, Mapi tutto, ha una sciarpa sul collo che gli era stata donata da un tifoso, se l’è tolta e l’ha gettata sostanzialmente via. Ma se era convinto di essere il salvatore perchè dimostra disprezzo nei confronti della sciarpa? E dunque ho iniziato a chiedergli perchè si fosse tolto la sciarpa. Il buco non l’aveva creato lui, ma quindi perchè si è andato a comprare una società ad un euro? Poi al ritorno una macchina della polizia aveva inizialmente proposto a Manenti di salire per evitare il linciaggio, e lui ha rifiutato di salire… Di cosa stiamo parlando?”.

(La foto utilizzata nella “locandina” è della Gazzetta di Parma)