“QUANDO CANTA IL GALLO” – N°9 – “SE CON IL DIAVOLO NON METTE LA CODA… SARA’ CON IL CHIEVO!”

gallo-coda-chievoBasta sognare: c’è la crisi, bisogna essere freddi e razionali, il Parma deve ridimensionare i budget relativi agli ingaggi e sistemare un bilancio che non dovrà più aver bisogno di iniezioni di liquidi da parte della proprietà. L’anno scorso abbiamo sognato in grande, conquistando sul campo quel che si è perso poi fra tributi e marche da bollo. Quest’anno però bisogna smetterla, basta sognare, abbiamo perso le prime due partite e dobbiamo pensare a sopravvivere, anche contando gli infortuni che ci han tolto tre big dalla squadra, e poi non abbiamo fatto l’acquisto altisonante, ed abbiamo venduto un paio di pedine importanti. Ma è proprio e forse solo la capacità di realizzare un sogno a rendere la vita interessante.

Perché la gente vive di illusioni, di grattini e di Super-Lotto perché sogna un futuro migliore. Ritorno al futuro o ritorno al passato che siano, abbiate pazienza ma la bella favola che spesso nella vita non si avvera mai nel calcio invece può essere un flash abbacinante in una partita deprimente per lo spettatore poco tifoso che si è imbarcato per Verona dopo tre giorni di calcoli. Spiego meglio: non è che per tre giorni mi son domandato se fare la trasferta oppure no, se guardate il precedente chicchirichì su questo blog il dubbio non c’è mai stato. I calcoli di cui parlavo eran dei sassolini di calcio nei reni che ad alcuni lettori avran fatto cantare le odi mattutine, e per tre giorni son andato avanti con brodini con la pastina spappolata, verdure in microfibra e prosciutto cotto che dopo lunga prigionia in vaschetta appena libero scappava dalla finestra. Il tutto fornito dall’accoglienza gastronomica ospedaliera, menù che sembrano fatti per la depressione dello spirito, come del resto il primo tempo di Verona. Ditemi voi se uscendo dalla comunque molto funzionale struttura ospedaliera ed imbarcandomi sul pulmino del mitico Baroni, ricco di salumi poco nobili ma appetitosi come cicciolate e mortadelle che migliorano notevolmente l’umore, quel primo tempo non rischiasse di compromettere la bella giornata che era stata sino ad allora. Dei presenti sani di mente su quei gradoni dello stadio Bentegodi non uno avrebbe coda-brutto-anatroccoloscommesso un tollino che la giornata si sarebbe potuta calcisticamente raddrizzare. Eppure durante il viaggio per ben due volte in prossimità dell’arrivo le scritte luminose avvisavano: “Attenzione, pericolo di coda“. E di fronte a tutti i presenti diagnosticai che saremmo andati sotto, ma che poi sarebbe salito lui e avrebbe cambiato la partita. Se vi rileggete l’ultimo chicchiricchì scrissi Auspico che il Don metta su Mauri e Galloppa, e che col diavolo ci metta la Coda”, ma già in altri editoriali promuovevo il suo utilizzo, fondamentalmente perché se non puoi avere splendide certezze almeno coltiva dei sogni meravigliosi. Nessuno può sognare che lo Swarovski assomigli più ad un brillante finto che a un vetro, la giovin promessa dell’attacco ci ha mollati per un’altra avventura, il vecchio leone spolvera panchine borboniche, il cucciolo algerino sta soffrendo una crescita da punta tornante che tarda a venire. Chiedetevi perché il tifoso da per scontato che Cassano sia un campione ed ha già invece eletto Coda l’idolo della curva. Perché è un sogno come quello di Donati che arrivò vecchietto a giocare in serie A, un sogno come quello del picciotto siciliano Schillaci, arrivato a brillare dopo dieci stagioni consumate fra la B e la C, poi diventato stella di un mondiale e acquistato dalla vecchia signora. Coda ha “raspato” nei cortili delle serie minori, ha sognato una grande carriera ma a 25 anni, senza aver mai conosciuto palcoscenici importanti, era ormai rassegnato a guadagnare la pagnotta in qualche squadra di seconda serie. I sogni depressi di Massimo li leggi nel suo sguardo in campo, nella sua sofferenza del mancato campione che ha fame, del comprimario che non ci sta, che lotta in ogni contrasto come se fosse una finale di Champion’s. Poi se si incontra con il campione navigato al quale vorrebbe almeno legare lo scarpino, se si guardano e si capiscono al volo perché anche BariVecchia a suo modo ci ha ancora fame (quella fame del campione incompiuto ma che sappiamo essere un campione) allora che devono fare se non sbranare in 10 minuti il pandoro di Verona? Scusatemi se non sarò satirico come sempre, ma guardiamo anche all’esterno di sinistra che dopo anni da infortunato ha una spasmodica, dirompente, inarrestabile voglia di calcio. Daniele ha sofferto (di certo molto di più dei miei tre giorni di ospedale), si è rialzato ed è ricaduto più volte, ma adesso è ancora lì con una voglia matta di mettere quella palla allo scugnizzo che ha realizzato il suo sogno, e caricato d’adrenalina il pubblico del Ducato appena svegliato dalla perla di Cassano.

gif-donadoni-cross-ghezzalUn plauso al Don, che se ci date di riletture dei testi precedenti del Gallo godeva della mia fiducia ma era sgridato per non essere incisivo e decisivo nei cambi. Non ci avrà mica bisogno del Gallo, il Don, però dopo aver perdurato nel dissenno tecnico tattico di quel centrocampo di tornanti e di quelle punte travestite da terzini alla fine in un solo attimo ha deciso di buttare il “prete nella merda” (e mi dispiace per l’insaccato che prende un brutto odore) e ha messo su due giocatori nel loro ruolo naturale, oltre a mettere Cassano a sinistra con dietro un incursore e con a fianco una punta sbragando la fascia destra del Chievo, che ne ha presi tre dopo aver resistito al Napoli andato in bianco, e non aver subito troppo nemmeno madama la Juventus. Quanto poco basta per dimenticare le delusioni di fronte a una gioia, anche se l’effimera felicità rischia di durare poco perché ci aspetta la Roma. Il sogno sbiadito del tifoso gialloblù si è ridestato col suo nuovo paladino (con una sola elle, per cortesia), che non farà forse una caterva di gol ma son sicuro che farà mille scatti inutili, cercherà i garletti degli avversari e rischierà i suoi, cercherà uno spiraglio per vedere la porta, rischierà, sgomiterà per farsi strada, tirerà di punta, di piatto, di esterno, di ginocchio, di anca, di testa perché ha fame di quel momento inebriante, entusiasmante e inarrivabile in cui un sogno si realizza e il ragazzo ci ha in testa un idea meravigliosa (come direbbe Cesare Ragazzi), vedere la palla che supera la linea di porta una, tre, dieci, venti volte e venire ad esultare con i suoi tifosi sotto la curva. Antonio, diccelo tu al Don che al tuo fianco vuoi quel giocatore lì che ha la fissa di rincorrere tutte le palle, di “fare il movimento”, daglielo tu quel pallone per scaricare in rete la frustrazione di una carriera mai partita, voi due che vi intendete dateci altri momenti magici, che anche per noi un gol è la rivalsa ai problemi quotidiani e alla depressione, un gol è un attimo di euforia e di felicità che in quell’’istante supera tutto e cancella ogni cosa, un colpo di Coda contro le avversità della vita.

Il Gallo di Castione

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“Quando Canta il Gallo” – N°1 – Esegesi del Parma Fc, tifo che diviene fede
“Quando Canta il Gallo” – N°2 – Una Pomata per l’Irpef
“Quando Canta il Gallo” – N°3 – Gli Oscuri Misteri Svelati del Calciomercato
“Quando Canta il Gallo” – N°4 – Il Parma che vorrei… Cap.1
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