SCHELOTTO: “SONO RINATO GRAZIE A DONADONI. E’ LUI IL PUNTO DI FORZA DEL PARMA”

Ha segnato forse molti più gol di quelli che avrebbe immaginato al suo arrivo a Parma. Dopo una distorsione alla caviglia si è reso protagonista di un recupero lampo grazie al grande lavoro sul campo d’allenamento, meritandosi parole al miele da parte di Donadoni che ha sottolineato il suo lavoro e la sua dedizione. Ezequiel Schelotto, per certi versi, è la vera scoperta della seconda parte di stagione. Arrivato a gennaio tra la diffidenza generale, è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante anche nel cuore dei tifosi.

schelottogdsEcco le sue parole in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport:

A cosa si deve la mia rinascita? Alla pazienza. E a Donadoni. Quando sono arrivato a Parma mi ha detto: “Se vuoi tornare quello di prima, devi lavorare. So che ce la puoi fare, dipende da te”. Parole che mi hanno dato serenità. Chi temo del Torino? Facile dire Immobile e Cerci. Ma la verità è che la squadra di Ventura è molto unita, un gruppo solido. Il punto di forza del Parma è l’allenatore. In questa settimana, che in fondo è una lunga vigilia, Donadoni ci parla di quando era al Milan, di come preparavano loro le grandi partite, e questo ci aiuta tantissimo. E poi ripete sempre: ricordatevi che al Milan tutti correvano per tutti. Anche Van Basten… Questo sì che è un insegnamento!”.

Cosa faccio se il Parma arriva in Europa? Organizzo una grigliata a casa mia con tutti i compagni e poi mi faccio un tatuaggioCucinare è una passione che ho ereditato da mia mamma. Lei doveva mettere a tavola mio padre e sette figli. Io seguivo le sue mosse ai fornelli e così ho imparato. Adesso mia moglie in cucina non può entrare: quello è il mio regno”.

schelottoPerchè guardo in cielo dopo aver segnato? E’ un modo per ringraziare e per ricordare chi non c’è più. La fede mi ha salvatoHo passato un brutto momento, un paio di anni fa. Vivevo al limite, sempre fuori alla sera, notti in discoteca, nei bar, brutta gente che mi girava attorno, ubriachi, spacciatori… Non mi riconoscevo più. Sono rinato grazie alla fede e all’aiuto della mia famiglia. E adesso, a fine maggio, mi sposo con Gisela. La vita è incredibile: un cambiamento simile non l’avrei mai immaginato”.

Quando c’è stata la grande crisi in Argentina, nel 2001, mio padre ha perso il lavoro, non si sapeva come tirare avanti. Conosco le difficoltà, vedevo le persone che non avevano soldi e per mangiare andavano a rubare nei supermercati. Per questo adesso cerco di dare una mano. Nel quartiere di Guernica, a Buenos Aires, presto aprirò una fondazione per aiutare i bambini poveri. E per il mio matrimonio non voglio regali: gli invitati raccoglieranno soldi che destinerò in beneficenza”.

Perchè mi sono tatuato la frase “Io sono padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima”? L’ho imparata guardando “Invictus”, il film su Nelson Mandela. Quelle parole, scritte sulla mia pelle, raccontano più di ogni gesto, più di ogni azione, più di ogni dribbling chi sono e che cosa desidero“.