Scala: “Cassano non è un cattivo, è un guascone. L’Europa? E’ l’anno buono”

C’è un uomo che non ha bisogno di descrizioni, presentazioni o raccomandazioni. A Parma, quando pronunci il nome di Nevio Scala, la gente compie un viaggio attraverso una serie di ricordi assolutamente indelebili, che hanno fatto la storia della squadra di calcio ducale e di tutta la comunità. Proprio l’ex allenatore crociato, intervistato da Il Secolo XIX, ha parlato del Parma di Donadoni, delle speranze europee e della sua esperienza parmigiana.

scalasecoloxixEcco le sue parole:

Il Parma di Donadoni? È una squadra molto interessante. Hanno superato i problemi iniziali di spogliatoio legati all’inserimento di Cassano che non è un cattivo, ma un guascone, e ora il lavoro di Donadoni sta venendo fuori. A Ghirardi ho detto di crederci: è l’anno buono. Ci sono Inter, Lazio e Milan che vanno più piano del solito: è un’occasione unica per tornare in Europa. Se c’è qualcosa che mi ricorda il mio Parma? Sì, che giocano divertendosi. Ai miei dicevo: “In settimana ci prepariamo, ma la domenica bisogna divertirsi”. Il calcio è uno sport: se ti diverti, i risultati arrivano. Purtroppo questo approccio si è smarrito: troppo accanimento, numeri e schemi che riempiono la bocca. Ci vuole un passo indietro: approfittare di tecnologie e progressi del calcio, ma adottare il vecchio spirito, la filosofia del gioco e del gruppo, che sta premiando Conte, Garcia, Donadoni. Cassano e Asprilla? Tino era diverso, una gazzella con l’agilità di un felino. Hanno due caratteri estrosi, ma se riesci a gestirli danno spettacolo, fanno la differenza, senza dimenticare che si vince sempre in undici”.

Non alleno da 10 anni? Sono pronto per tornare. Dopo tanto riposo mi è tornata la voglia. Vedo Mourinho, Guardiola, Capello, Ancelotti che girano il mondo e vincono e mi dico: “Però non fanno cose tanto diverse da quelle che facevo io”. Penso si possano ripetere le imprese del mio Parma o del Verona di Bagnoli e che quei modelli possano essere applicati anche in un grande club. La mia vittoria più bella? I sette anni di Parma, quasi un record in Italia. Vittorie, gioie e amarezze: porto dentro tutte le emozioni, sono gli ingredienti della vita che ti danno la spinta per migliorare. I moduli di oggi? Difesa a tre, 5-3-2, tutti questi numeri mi fanno ridere. Noi giocavamo con tre centrali, ma poi Grun avanzava e diventavano due, così come con Benarrivo e Di Chiara sulle fasce passavamo dalla difesa a cinque a tre. Non esiste lo schema che ti fa vincere. Un allenatore deve conoscere gli avversari, ma deve avere la sua idea di gioco. Mai snaturare la squadra per paura, altrimenti è meglio cambiare mestiere”