SACCHI E QUEL NEMICO INVISIBILE – ABBANDONA L’INCARICO IN FIGC: “TROPPO STRESS”

sacchiIn certi momenti mi sembra di morire, non ce la faccio Cavaliere“. Con queste parole, nel 2001, Arrigo Sacchi rivelò a Calisto Tanzi la sua decisione di abbandonare la panchina del Parma dopo soli 20 giorni e tre partite. Due pareggi e una vittoria, sul campo, ma una sconfitta personale contro quello stress che anche in passato l’aveva messo in difficoltà ed obbligato ad abbandonare la panchina dell’Atletico Madrid nel ’98, nonostante l’ottima posizione in classifica.

Un nemico invisibile che l’ha condizionato troppo, afferrandolo per la gola e causandogli dei problemi troppo grandi per non essere considerati. Come quel pomeriggio del 28 gennaio 2001, al Bentegodi di Verona: il Parma, contro i padroni di casa dell’Hellas, stava vincendo 2-0 (doppietta di Di Vaio), ma è in panchina che Sacchi stava giocando la sua gara, resistendo ad una crisi tachicardiaca, un attacco di panico che lo porterà a confessare: “Ho avuto paura di non finire la partita“. Nonostante la preoccupazione, l’Arrighe aveva provato comunque a proseguire, ed il giorno dopo era già al lavoro. Proprio sulla strada di ritorno verso la sua Fusignano, però, lo stress era ancora lì ad attenderlo. Crisi di panico, impatto sfiorato con un tir, e la convinzione di non poter più andare avanti.

sacchirepubblicaProprio quel nemico invisibile è la causa del suo nuovo abbandono, questa volta dopo un avventura come Coordinatore delle Nazionali Giovanili durata 4 anni:Con dispiacere lascio un incarico cui tengo molto – riporta Repubblica – ma ho un avversario terribile che sono riuscito a governare per 22-23 anni e che alla fine però sta vincendo, ed è lo stress“. Un maestro, un uomo d’altri tempi, che con il suo calcio ha portato una vera e propria rivoluzione, in Italia e nel mondo, sconfitto da un problema purtroppo molto comune, che a prima vista sembra quasi banale, ma che chi ne ha avuto a che fare sa come possa diventare quasi insormontabile.

Nella mia vita non sono stato un buon padre, avendo trascurato molto mia figlia. Ora ho una nipotina di un anno e mezzo e non voglio fare lo stesso errore“, ha detto durante la conferenza stampa con la quale ha annunciato il suo ennesimo, probabilmente ultimo, addio. Un addio ad uno sport al quale ha dato tanto, un saluto ad un uomo al quale Pasadena e quel dischetto del rigore forse hanno tolto troppo. Con la nipotina sicuramente accantonerà quel calcio totale che è riuscito a far fiorire anche nella nostra penisola, ma di sicuro saprà essere un bravo maestro, come del resto ha già dimostrato ampiamente nella sua carriera sportiva. In bocca al lupo Arrighe.

L’Editorialista

(La foto di Sacchi, poi modificata, è del sito theracinghorse.co.uk)