RIECCO CARDONE: “TORNO A CASA, VOGLIO DIMOSTRARMI ALL’ALTEZZA DI UNA SOCIETA’ COME IL PARMA”

Questo pomeriggio, mentre i crociati godevano di una mezza giornata di riposo, è stato presentato il nuovo allenatore degli Allievi, Beppe Cardone. Un nome che in realtà non ha bisogno di molte presentazioni, visto che per anni è stato il Capitano del Parma, segnando anche un gol nel ritorno dello spareggio di Bologna.

Ecco il video e i passaggi salienti della conferenza stampa:

Fausto Pizzi, Responsabile del Settore Giovanile del Parma -“Siamo felicissimi di essere qui per la presentazione del nuovo allenatore degli Allevi nella figura di Beppe Cardone. Siamo contentissimi perchè abbiamo riportato a Parma una figura bella, rappresentativa, e siamo certi che per i suoi valori farà un percorso di crescita. Che le squadre si siano di nuovo intrecciate è bellissimo. Lo ringrazio pubblicamente. Noi stiamo lavorando moltissimo per completare il nostro organigramma”.

Giuseppe Cardone, nuovo allenatore degli Allievi del Parma – “Ringrazio Pizzi per le belle parole nei miei confronti. Le manifestazioni di affetto che ho ricevuto da quando sono tornato mi hanno fatto molto piacere. È ovvio che da parte mia ci dev’essere uno svuotamento totale di quello che sono stato da calciatore, e se voglio fare una esperienza importante da allenatore devo capire che è una figura diversa da quella del calciatore. Forse per come sono fatto io credo che le cose vadano conquistate sul campo, e spero di poter essere apprezzato come lo sono stato da persona. Com’è nato questo ritorno? È nato tutto dall’esperienza di Barone, che è cardoneandato in India, ed ho avuto la fortuna di essere stato in camera nel corso di Coverciano con Morrone, si è creata questa situazione, l’idea mi piaceva, e dopo aver parlato con Pizzi non ci ho pensato molto, non c’era bisogno perchè torno dove non sono mai andato via. Per me è motivo di soddisfazione. Non voglio svuotarmi di quello che sono stato come calciatore qui a Parma, quello non si cancella, ma per il futuro dovrò dimostrare di essere all’altezza di una società ambiziosa come il Parma. Ero anche un po’ emozionato, sinceramente, per questo ritorno. Faccio fatica ad esprimere quello che è il mio sentimento, ma a questa società sono particolarmente legato, perchè le situazioni che sono successe qui a Parma mi hanno formato come uomo, dalle vicende societarie agli infortuni gravi, che mi hanno aiutato a diventare una persona diversa da quella che potevo essere. Per questo Parma è una tappa fondamentale della mia vita. Credo che nella mia carriera di calciatore ho avuto rapporti diversi con gli allenatori, ed anche con quelli con cui ho avuto un rapporto meno empatico ho saputo prendere qualcosa. Quando ho parlato con Pizzi ho detto che un allenatore deve confrontarsi con gli obbiettivi della società, che sono i più importanti, e poi con i propri. Se la mia squadra partirà con il potenziale del 50%, averli portati a fine anno al 70% delle loro potenzialità vorrà dire di aver raggiunto l’obbiettivo. I ragazzi a quell’età sono in adolescenza più o meno avanzata. Mi sento pronto, so che ci saranno delle difficoltà, ma è normale. Quello che mi piacerebbe è che i ragazzi avessero passione rispetto a quello che stanno facendo. Cosa penso del crac del Parma? Ho avuto modo di commentare le situazioni del recente passato. Sia nel crac della Parmalat che nell’ultimo sono stati due fulmini a ciel sereno, a Parma si sta bene, ma non è possibile che le cose negative capitino tutte qui. La cosa fondamentale che è avvenuta è che c’è gente che crede in questa cardonesocietà ed in questa città, ed è ripartita con il piede giusto. Ci sono i presupposti per diventare una delle società più importante del panorama italiano. Per me è un orgoglio essere stato il Capitano di questa squadra. Non è una questione di aver indossato o meno la fascia, credo che la società, parlando con loro, guarda soprattutto all’uomo. Torno a lavorare con il Parma, ed è una cosa che mi rende felice, ed il fatto che io abbia ricevuto attestati di stima non tanto per quello che ho fatto sul campo, ma per l’uomo e per la persona è la cosa che mi rende più orgoglioso. Il calciatore passa, e l’uomo resta, e se hai lasciato un buon ricordo è davvero bello. Con Scala non ho avuto ancora modo di parlarci, l’ho conosciuto lo scorso anno in tv, so cos’ha rappresentato e cosa rappresenta ora per Parma. Non appena ci sarà l’occasione sarà sicuramente un piacere parlarci. A breve credo che potrò incontrarlo. La società vuole investire sui ragazzi del territorio. Non ho preclusioni sulla provenienza dei calciatori, ma credo che gli zoccoli duri di tutte le squadre sono sempre stati autoctoni, perchè c’è un senso di appartenenza che vorrei trasmettere ai ragazzi. Credo che il senso di appartenenza per questa maglia debba essere una cosa fondamentale, per i ragazzi che hanno il privilegio di giocare nel Parma. Se loro hanno una possibilità se la devono giocare, e lo possono fare solo mettendoci grande passione. Poi c’è una selezione, è normale che ci sia. Forse sono discorsi per adulti, ma se cominciamo con i ragazzi piccoli con alcuni concetti morali, quando arriveranno con i grandi avranno una marcia in più. A quell’età i ragazzi sono delle spugne, l’allenatore se li coinvolge riesce ad insegnargli qualsiasi cosa. Credo che il senso di appartenenza sarà una cosa importante. Le partite si possono vincere o perdere, ma l’importante è il come. Se non hai più una goccia di sudore da buttare in campo vuol dire che hai fatto bene. Non è facile, ma è un obbiettivo che ho, personalmente. L’annata degli Allievi è il 2000, mentre per quella che è un’idea societaria noi giocheremo con la maggior parte dei giocatori che saranno del 2001. Non è una cosa che mi spaventa, e non deve spaventare i ragazzi. Nei discorsi con la società la parola risultato non è mai venuta fuori. L’obbiettivo è quello di far crescere i nostri ragazzi”.