“QUANDO CANTA IL GALLO” – N°2 – UNA POMATA PER L’IRPEF

quandocantailgallo2Leonardi in difficoltà-mercato: i giocatori non vogliono lasciare il Parma. Così diventa tutto più difficile. Vediamo giocatori che non vogliono essere venduti, per un certo attaccamento alla maglia, ma ognuno di loro ha anche motivazioni personali per voler restare nel Parma Calcio. C’è chi non ha nulla da dire e lo vuole continuamente ribadire. Io non avrei nulla da dire ma mi invento, in questa bella Italia, di fare il mentalista e di leggere il pensiero ai calciatori. Del resto il ginecologo di Kate in Inghilterra è diventato cavaliere, in Italia è successo l’opposto. Veniamo quindi, in un gioco bizzarro e coinvolgente, a indovinare le motivazioni che tengono legati i giocatori alla squadra e alla città del Ducato. Città che ha conosciuto nobili dinastie, che a me le dinastie mi son sempre piaciute ‘na cifra, come al noto storico Balasso da cui prendo in prestito “Pipino detto il Breve sposò Ermengarda detta la delusa e misero al mondo Pipone detto il solitario”.  Ma eccoci qua. Cosa li trattiene ?

Amauri saputo delle trattative in corso ha minacciato l’ingestione di 12 sofficini cozze-nutella mandando a monte il trasferimento, ha chiesto anzi di spalmare lo stipendio sui 5 anni per divenire l’attaccante più maturo della serie A.

belfodilCassani è tornato a Parma perché innamorato della trasmissione sulla pesca di Afro Carboni, illuminato peraltro dall’affermazione “il pesce gatto è un pesce ma non è mica semo”, che gli ha aperto nuovi orizzonti e prospettive nell’ambito della sua passione preferita.

Belfagor, il fantasma del Louvre, è voluto fortissimamente tornare. Dice che a Milano c’è lo smog e che Mazzarri ce l’ha col petroliere per via dei bidoni. Ma una libellula ribelle può divenire una ribellula ?

La difesa quest’anno è ricca di alternative e nessuno vuol cambiare aria, anche quelli che in passato promettevano molto ma han deluso sul campo. A volte il fumo è meglio dell’arrosto, come sostenuto da due talentuosi difensori centrali in organico  famosi perché spesso vanno a farfalle.

Acquah ha trovato patria calcistica qua da noi e ci ha narrato la sua infanzia difficile. Era così povero che i passerotti gli portavano le briciole di pane sul davanzale, era così sfigato che le formiche gliele mangiavano tutte.

biabianybidaoui-1Palladino resterà al Parma perché non può rinunciare alla busecca, della quale è divenuto un grande consumatore notturno. Il pubblico di Parma, noto per la sua pazienza, sa che il giocatore ha grandi doti nascoste e non vede l’ora di scoprirle dopo tre anni.

Il Biabia non vuole lasciare il ducato per non rinunciare alla sua canzone preferita, “Parma Voladora” eseguita dal grande Rotelli. Nel frattempo ha girato uno spot col cavallo del Vidal dove corre felice nelle praterie. Dopo aver imparato di recente a crossare, ora si sta allenando sui tiri in porta. Speriamo.

Paletta non prende in considerazione l’ipotesi di lasciare Parma perchè è una città molto civile dove si può passeggiare tranquilli per le vie del centro senza nessuno che si scaccoli in pubblico. Ha detto che il tifoso del Parma è molto meglio dell’ultrà metropolitano, che peraltro sa contare sino a dieci, nudo sino a 21.

Cassano ama Parma per la nobiltà della città di Maria Luigia, perché conscio che la cultura è l’unica droga che crea indipendenza; dice che da quando è qua non si perde mai i concerti del grande maestro Correggio.

Mirante sostiene che il culatello non è mica un granchè, perché anche dopo due ore di bollitura è rimasto un po’ duro. Invece ama di Parma la sobrietà della gente e il clima temperato, vorrebbe vincere tutto prima di andar via, compreso il torneo di Sorbolo.

sentenzaconsigliodistatoE in chiusura di articolo, grazie alla consulenza di grandi professionisti avvocati, commercialisti, osteopati e genericamente professionisti, vi faccio un riassunto delle vicende extra-calcistiche che ci hanno tediato l’estate. Un presupposto: un imbecille sa sempre cosa dire al momento sbagliato. Un professionista invece è un’altra cosa, forse, sa sempre cosa dire al momento giusto, lo pagano per quello. Però io non c’ho brisa voglia di ascoltarli, ci avranno di ragione ma c’è una ragione del cuore che la mente non conosce, e io mi accontento di quella. Partiamo quindi da una premessa: siamo tutti uguali davanti al Coni, ma non davanti al bancomat. Che non vuole alludere a nulla di strano, era una riflessione così, per dire. Però io credo che nella vicenda ci sia qualcosa di poco bello, ci vorrebbe un paladino della giustizia, modello quello là nella foresta, come si chiamava? Ah si, Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri, poi rubava ai poveri per dare ai ricchi, infine rubava ai Ricchi e Poveri per dare ai Matia Bazar. Che ci pensasse lui a dirimere la questione e che poi ci faccia sapere come è andata. Nel frattempo si infittisce la faccenda del Presidente dimissionario, qualcuno sostiene che sia irritato, qualcuno altro parla addirittura di bruciori localizzati, asserendo di averlo visto in farmacia a chiedere una pomata per l’IRPEF.

Insomma, interpretando anche il pensiero dei tifosi, io  preferisco la cantica in rima, sulle orme dei classici sentimenti calcistici che non muoiono mai: “Vorrei che si costruisse un monumento /al ciuffolone che allenò la Juventus /per vederlo sorridere contento / mentre gli cacano in testa dei piccioni”.

Il Gallo di Castione

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“Quando Canta il Gallo” – N°1 – Esegesi del Parma Fc, tifo che diviene fede