QUANDO CANTA IL GALLO – N°14 – “ASPETTANDO IL DOMANI…”

Il silenzio assordante della società è coinciso anche con il silenzio del vostro Gallo e di tutto il pollaio, perché la speranza è l’ultima a morire (ma chi visse sperando morì… non si può dire) ed effettivamente speravamo che (da un articolo del 4 agosto, papale papale copio e incollo) “dopo l’ingresso del nuovo sponsor pare infatti che ci siano altri interessati (si parla del petroliere Russo Pholpettov, lo sceicco Maghnapelj e il magnate Al-Khelaifi) , tutti e tre vorrebbero entrare con una quota societaria del 40% equamente distribuita”. Si dirà che era satira, ma ci son dei casi in cui la realtà supera la fantasia, che ironia a posteriori assomiglia alla realtà. Qualcosa che strusava di certo si avvertiva, ma come spesso ci accade (e più spesso ancora nelle grandi passioni politiche o relazionate con il tifo) la speranza di sbagliarsi cede il passo alla creduloneria facile, perché in fondo son le piacevoli fandonie che ci danno una realtà fittizia in cui si vive meglio. Bastava che qualcuno ci dicesse “non ci son problemi” che per noi i problemi svanivano, era sufficiente che ci dicessero “il Parma è una società sana coi bilanci a posto” che ogni preoccupazione sul futuro puff, scompariva. Eppure pur non essendo un catastrofista più e più volte, fra il serio e il faceto facendo facili analisi delle evidenze, vi avevo messo in allarme sottolineando gli indizi che facevano presagire un serio problema fra le mura di Collecchio, ma i tifosi (scusatemi tanto se non mi metto in categoria perché mi reputo gaudente spettatore) non volevano e ancora non vogliono vedere la realtà, cullandosi in sogni e chimere ahinoi veramente utopici. Il 25 agosto scrissi (vado sempre di copia e incolla):”Rien ne va plus, quando il gioco si fa duro il Leo comincia a giocare, se andrà come ci auspichiamo ne parleremo durante la trasferta di Cesena, per ora siamo in trepida attesa per sapere se dobbiamo andare a riprendercela o se (a sentir certe voci) dovremo inventarci la squadra che non c’è più”. Quindi da parecchio conosciamo la situazione della squadra e pure delle difficoltà societarie, e non c’era bisogno di arrivare alla dodicesima di gallo-14-aspettando-domanicampionato per realizzare che urge un cambiamento, ma un cambiamento radicale che dia uno scossone a questa squadra che non crede più nel suo futuro e non se lo conquista nel presente. Il 16 settembre invece scrissi: “dopo la partita di Cesena vedevo la squadra sull’orlo di un precipizio, ma col Milan abbiamo fatto un passo avanti”. Ufficiale è che non son stati pagati gli stipendi ai giocatori (o meglio, un mese su 3), che la colpa non è della società ma di compratori che non comprano e che dobbiamo stare tranquilli anche se ci toglieranno qualche punto (ma sotto zero fa freddo).  Ora se non ci sarà quella tanto attesa cessione mi dite con quale spirito i ragazzi scenderanno in campo? Sacrifici e privazioni sono sopportabili per il raggiungimento di un obiettivo (dai ragazzi, state tranquilli, poi sistemiamo tutto perché????) ma non se il futuro è infarcito di ipotesi ormai difficilmente credibili. Ora voi spiegatemi come sarebbe la produttività in una fabbrica dove gli operai non prendono lo stipendio e han paura che la fabbrica fallisca, non perché non lavorino bene ma perché i proprietari hanno gestito male la fabbrica o hanno fatto speculazioni andate male.

Proprio per via di quel futuro che permetterebbe di stringere i denti sia ai giocatori che ai tifosi, se vi fosse una reale prospettiva e non fumose disquisizioni su ipotetiche quanto improbabili scuse non scusabili, e su colpevoli da complotto per scaricare responsabilità, avvisateci.  Il 18 agosto scrissi: “un pessimista è uno che quando sente profumo di fiori si guarda in giro per vedere la bara, nevvero anche un tifoso ottimista lasciato nel dubbio tende a veder nero quindi, come disse Michael Jackson, l’importante è essere chiari”.

Io vi do garanzia che ci sarò sino a Natale, perché se un miracolo deve succedere allora quello è il periodo propizio, viceversa se dovessi assistere ad altre partite come quella di Torino in cui non si capisce se i giocatori lo fanno apposta o se siamo effettivamente così scarsi, perdonatemi, un piccolo infortunio non si nega a nessuno, lombalgia più o lombalgia meno anche molti tifosi si daranno malati, perché veramente non si capisce più a che gioco stiamo giocando.

Il Gallo di Castione

ARTICOLI PRECEDENTI:
“Quando Canta il Gallo” – N°1 – Esegesi del Parma Fc, tifo che diviene fede
“Quando Canta il Gallo” – N°2 – Una Pomata per l’Irpef
“Quando Canta il Gallo” – N°3 – Gli Oscuri Misteri Svelati del Calciomercato
“Quando Canta il Gallo” – N°4 – Il Parma che vorrei… Cap.1
“Quando Canta il Gallo” – N°5 – Il Parma e la Federazione Italiana Giovani Attrici…
“Quando Canta il Gallo” – N°6 – Quando il gioco si fa duro, il Leo comincia a giocare…
“Quando Canta il Gallo” – N°7 – Amargol, alla ricerca del gol perduto…
“Quando Canta il Gallo” – N°8 – Perchè mezzo Tardini leggeva la formazione reggendola con una sola mano?
“Quando Canta il Gallo” – N°9 – “Se con il Diavolo non mette la Coda… sarà con il Chievo!”

“Quando Canta il Gallo” – N°10 – “Per far cambiare il vento”
“Quando Canta il Gallo” – N°11 – “C’è poco da ridere”
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