QUANDO CANTA IL GALLO – N°13 – “NON FATE L’ONDA!

gallo-13-ondaIo non bevo mai per dimenticare, ma sabato sera ho brindato abbondantemente alla vittoria di questo Parma operaio e battagliero, accompagnato dalla mitica cicciolata di mezzanotte uscita magicamente dal “baule di baroni”. Per smettere di bere ho provato con la psicanalisi. Ora bevo sdraiato su un divano. Prima della partita con l’Inter eravamo nella me**a sino al collo, e dicevamo “non fate l’onda, non fate l’onda!”. Per fortuna l’onda non c’è stata e possiamo respirare…

Ma veniamo alle parole sagge: la calma è la virtù dei forti. Dopo otto sconfitte, però, stare calmi mi cambiava il proverbio in un “la calma è la virtù dei morti”. Donadoni scatenato che urla per tutta la partita e approfitta di ogni tempo morto per dare indicazioni ai suoi giocatori era un bel vedere. Cosa dovrei puntualizzare dopo che nel precedente chicchiricchì avevo auspicato “c’è un tempo per ogni cosa, ora è il momento di combattere, e di vincere”? Che se qualcuno legge le mie note di certo è Cassano che ho visto fare il terzino e poi arrivare sino in fondo al campo per essere sempre il primo degli attaccanti. E cosa dovrei dire se due chicchiricchì fa sostenevo che “bisogna fare di necessità virtù” e poi mi ritrovo quelle stesse parole del Don e nell’articolo della Gazzetta dello Sport? E poi se ritroviamo un super Capitano che gioca a sinistra, un dignitoso Felipe e un Costa mai visto, se il terzino lo fa un terzino (Rispoli) che non sarà un campione ma è meglio di Mendes fuori ruolo, se De Ceglie va a comporre quel 3 4 3 alto e trova due gol, se il pressing, i movimenti senza palla, l’impegno non son più un’ipotesi lontana?

terzino-galloNon sempre ciò che ti rende felice è la cosa giusta. A volte è proprio quella che, al momento, ti fa soffrire. Abbandonare l’idea che abbiamo dei campioni da scoprire in squadra mi fa un poco soffrire, ma realizzare che il carattere può qualcosa laddove non arriva la tecnica mi dà comunque gioia. Dirò che ne perderemo ancora e qualcuna la vinceremo, ma ci stiamo provando con la volontà di provarci, con la forza della disperazione che non nasconde i limiti tecnici di molti nostri giocatori ma esalta il gruppo, la corsa, la voglia di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Vedere Ghezzal che non è una punta che corre e si impegna con tutti i suoi limiti non mi ha fatto rimpiangere l’assenza di punte svogliate. Un De Ceglie che fa venti sovrapposizioni e un paio ci valgono il successo mi fa ben sperare, il “quattro polmoni” Acquah che c’era su tutti i palloni è sempre un bel vedere, Lodi che fa un po meglio del solito mi fa sperare in una crescita futura, il piccolo Mauri che tiene i compiti tecnici da mediano non incursore per coprire l’avanzante DJ è una bella scoperta perché sto ragazzo è giovane e sbaglia, ma è volonteroso e disciplinato: crescerà, crescerà ancora e lui si che è scusabile in visione futura.

Ora non è tutto oro quello che luccica, anzi di questi tempi è spesso il sisso a brillare di più, ma quando i ragazzi usciranno dal campo sconfitti e tuttavia avranno corso tutto il corribile, sudato tutto il sudabile e avranno combattuto contro gli avversari, la sfiga, la mancata qualificazione UEFA, avranno combattuto contro la crisi societaria col Presidente che si dimette ma forse no, contro la crisi economica che lo stipendio arriva di sicuro con calma, e ancora avranno combattuto contro i Navajo e gli Apaches, contro i cowboys e i giapponesi, ecco, quando finirà la partita, anche se saremo sconfitti allora il Tardini non fischierà. Non fischieranno i tifosi perché avremo fatto tutto quanto dovevamo e in coscienza sapremo che in fondo non è una sconfitta che deve far male, è vivere (giocare) da sconfitti cronici che ti rende intollerabile la vita e, da spettatore, la partita.

Il Gallo di Castione

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