POCHE PAROLE, TANTA GRINTA: IL LODEVOLE PRAGMATISMO DI ANDREA COSTA

andrea-costaQuando dalla Sampdoria arrivò a Parma, ci furono subito le prime critiche. E’ un reggiano!” ha rumoreggiato qualcuno. Una polemica, quella relativa alle origini di Andrea Costa, che non è esplosa ma è proseguita sotto traccia, prolungata timidamente nei meandri del web dove chiunque può far sentire la propria voce e dove spesso, nel bene o nel male, non ci sono filtri. Anche ieri, nei commenti alle parole del difensore che con il suo gol ha regalato i tre punti al Parma e che, rispondendo ad una domanda di ParmaFanzine.it, ha elogiato i tifosi crociati, qualcuno ha sottolineato: “Detto da un reggiano fa un po’ ridere…“.

Farà ridere qualcuno che forse ha prestato poca attenzione alle sue prestazioni, ma di sicuro non ridono i suoi avversari. Costa è uno che parla poco, fuori dal campo. Varca il cancello di Collecchio ogni giorno prima dell’allenamento, parcheggia la macchina ed in silenzio si avvia verso gli spogliatoi. Qualche ora più tardi farà il tragitto inverso, con lo stesso sguardo imperscrutabile. Un silenzio non dettato da una mancanza di argomenti, anzi: Costa parla sul campo, con cattiveria agonistica, con decisione, con pragmatismo. Se c’è da picchiare, si picchia. Se c’è da spazzare il pallone, si spazza. Senza fronzoli, senza troppe parole.

costa-modificataCharles De Gaulle disse che niente rafforza l’autorità quanto il silenzio. Su Twitter, che molti giocatori usano a sproposito, i suoi cinguettii da quando è arrivato a Parma si contano sulla dita di una mano, e non è una metafora. E’ fatto così, a parlare per lui è il suo sguardo, deciso verso la meta, verso l’obbiettivo. E mentre lui non parla, è il campo a restituirgli quanto ha seminato. Rientrano Cassani e Paletta, ma lui è sempre lì, in campo dal 1′. “Abbiamo giocato da ultimi in classifica, ed è quello che dobbiamo fare d’ora in avanti“. Ed è proprio lui ad incarnare questo spirito battagliero: via gli specchi, non c’è tempo di guardare il proprio riflesso per capire se si è belli o se si è brutti. Qui c’è da lottare, fino in fondo, e lui lo sa.

La “carta d’identità crociata” che sta costruendosi giorno dopo giorno non tiene conto del luogo di nascita. La parola “professionista” è scritta a caratteri cubitali, e i “segni particolari”, se serve, li lascia sulle caviglie altrui. Per info chiedere ad Icardi. Ecco come Andrea Costa si sta ritagliando un posto importante nel cuore dei tifosi crociati: chi ancora oggi gli da del “reggiano” parla, ma lui fa parlare il campo. E finora ha ragione lui, ha ragione da vendere.

L’Editorialista