Pensieri InCrociati – Siena-Parma 0-0, la noia di sapere già come va a finire.

Nell’immediato post-partita, dopo il pareggio per 0 a 0 contro il Siena, la parola più frequente, anche da parte di molti lettori, era una sola: noia.
Anche qui in Redazione l’idea di aver assistito ad una partita tutto sommato noiosa è stata abbastanza condivisa. Quando però ho preso in mano i miei appunti per analizzare quello che è successo durante il match per poi scrivere come ogni settimana il mio editoriale, ho capito che forse ci stavamo tutti sbagliando.

La partita in sè, infatti, non è stata per niente noiosa: qualche occasione per il Siena, qualcuna in più per il Parma; e se Mirante è stato praticamente inoperoso, il suo collega del Siena invece ha dovuto respingere qualche pallone che pericolosamente si dirigeva verso la sua porta. Insomma, niente a che vedere con partite davvero noiose, come Parma-Palermo l’anno scorso, nella nebbia, o altri pareggi a reti bianche durante i quali più di qualche tifoso si è assopito.
Detto questo, ritengo che la noia provenisse da un altro aspetto: la mancata cattiveria da parte dei crociati.

Il Parma è stato superiore al Siena, e ciò si è intravisto dallo strapotere difensivo di Paletta, Lucarelli e Benalouane, o dal fatto che abbiamo avuto la possibilità di impostare praticamente senza problemi tutte le nostre azioni, e questo anche perchè il Siena era molto contratto e sicuramente nervoso per la posta in palio che per loro era davvero notevole. Un Parma che è arrivato al tiro più volte e che, diciamocelo chiaramente, con un pizzico di cattiveria in più avrebbe vinto senza problemi. Quella grinta che hai quando giochi per un obiettivo, quando vuoi i 3 punti per inseguire un traguardo, era sicuramente assente tra le fila dei nostri giocatori. Da lì, di conseguenza, è arrivata quella noia che ha pervaso molti tifosi, ovvero il fatto di aver capito già a metà primo tempo che la partita sarebbe finita 0-0. Un piccolo ma chiaro esempio lo trovate guardando gli highlights del match, quando Amauri ha ricevuto un cross dalla sinistra, e ha colpito la palla con l’esterno destro cercando di scagliarla verso la porta. Un colpo alla Amauri, che praticamente 9 volte su 10 avrebbe mandato il pallone pericolosamente verso la porta. Invece quella palla è stata solo spizzicata ed è terminata fiaccamente sul fondo. Nulla di rimproverare ad Amauri, ci mancherebbe, ma se il Parma stesse lottando per la salvezza siamo sicuri che quel pallone, accompagnata da un ruggito da vero leone, sarebbe finito in porta.

Del resto l’anno scorso, proprio a Siena, era andata più o meno allo stesso modo, con la leggera differenza che quel Parma poteva schierare un giocatore di nome Sebastian Giovinco (che se a Torino proprio non lo vogliono se serve lo andiamo a riprendere anche a piedi), ossia quel campione che con un colpo da maestro ti cambia una partita. Se tornate indietro a quel pomeriggio, infatti, anche quella partita era incanalata verso uno scialbo 0 a 0, proprio come ieri; il fatto è che il Parma di oggi è fatto di buonissimi giocatori, ottimi talenti, ma tutto quello che vuole esprimere in campo deve farlo come squadra, sia dal punto di vista mentale che da quello tecnico. Donadoni, infatti, si è infuriato per tutta la partita per questo motivo, cercando di motivare i ragazzi e far sì che cercassero di portare a casa i 3 punti.

Non è un caso che poi il mister ai microfoni delle varie televisioni si sia comunque dimostrato tranquillo e non imbestialito: alla fine sa anche lui che a questa squadra, per certi aspetti, si può chiedere forse di più ma partite come quelle di ieri sono abbastanza normali. Donadoni, giustamente, pretende che la propria squadra, anche se non ha nulla da chiedere al campionato, giochi a calcio e cerchi la vittoria ad ogni occasione, e badate bene: ieri la squadra lo ha fatto. La mia lettura personale è che il Parma ha dato quello che ha potuto, a livello mentale, e che quella grinta mancante sia abbastanza fisiologica: nulla comunque a che vedere con qualche partita oscenamente “non giocata” alla quale spesso ci tocca assistere a fine stagione.

Dal punto di vista tecnico-tattico abbiamo visto un Parma schierato esattamente come contro il Pescara, con Ninis, Marchionni e Parolo a centrocampo e Biabiany con Sansone ad accompagnare Amauri in attacco. La difesa non è mai stata in difficoltà e Paletta ha dimostrato tutto il suo strapotere fisico, non facendosi mancare qualche anticipo in scivolata che ha strappato più di qualche applauso. Per quanto riguarda il centrocampo, era molta la curiosità di vedere come se la sarebbe cavata Ninis: per il greco, come ho detto nell’editoriale della settimana passata, serviva una conferma visto che il Pescara si era dimostrato davvero poca cosa. Per quanto mi riguarda ha dimostrato tutti i suoi limiti più che altro di velocità di pensiero; probabilmente è abituato ad un calcio dove ha la possibilità di stoppare palla, pensare a cosa fare e poi alzare la testa, ma qui in Serie A non hai la possibilità di prenderti tutto questo tempo per decidere cosa fare: il risultato è che spesso si è visto costretto a scaricare la palla con la punta dello scarpino, all’ultimo momento, per non farsela rubare da sotto il naso. In sintesi ha confermato quello che penso di lui: ha buoni piedi, ottimi numeri, però si sta dimostrando davvero troppo lento soprattutto di riflessi per un campionato come quello italiano.
Per ultimo segnalo il ritorno in campo di Ishak Belfodil, ormai recuperato dall’infortunio: speriamo che la sua voglia di dimostrare di essere ancora quel giocatore che ad inizio campionato aveva richiamato l’attenzione di mezza europa sia un fattore che ci permetta di aggiungere del pepe su questo finale di campionato, sia per lui, che per noi semplici spettatori.

L’Editorialista