Pensieri InCrociati: Quel Passo In Avanti Che Non Arriva…

Uno degli aspetti che risaltano all’inizio di una nuova settimana, quando giochi di sabato, è che hai tutta la domenica per pensare. Scorrono le restanti partite di campionato sullo schermo televisivo, con un occhio alla prossima avversaria (la Lazio sconfitta in casa con il Cagliari), un occhio al cielo e la testa ancora al giorno prima: perdere contro la Juventus è una cosa che si può anche mettere in preventivo, ma la prestazione dei crociati è stata sicuramente al di sopra delle attese, soprattutto dal punto di vista della grinta, della corsa e della voglia. La precisione, vedi le occasioni passate tra i piedi di Gobbi e sul tacco di Amauri, si è fatta desiderare, o meglio, non c’è proprio stata. E’ davvero difficile digerire questo boccone amaro, con quella soddisfazione per la buona prestazione messa in mostra dai crociati che diventa magra ogni qual volta si osserva il tabellino contenente il risultato finale. The show, però, must go on, e per fortuna. Domenica diventa importantissimo tornare a vincere, per evitare di vivere la sosta dovendo tenere a bada il nervosismo e l’insicurezza data dalla carestia di punti messi da parte in soffitta, senza contare che il ritorno dopo la settimana a bocce ferme ci riserverà il Napoli al San Paolo.

NuovaimmaginecontestevidenzajuveQUEL PASSO IN AVANTI CHE NON ARRIVA: Se il Parma avesse, facciamo un esempio, 6 punti in più (e li avrebbe meritati, viste le prestazioni, ad esempio, di Genova e Verona), la sconfitta di sabato farebbe di sicuro meno male. Alla fine quello che manca è il risultato. “Hai detto niente!” direte voi… Tuttavia è innegabile che, osservando anche le altre squadre della Serie A odierna, il Parma sembri ben attrezzato, compatto e soprattutto con giocatori di livello. Con i se e con i ma non si può certo ragionare, ma nella testa di molti tifosi c’è un pensiero fisso: come sarebbe andata con un Paletta in più, e con un Amauri meno “sterile” dal punto di vista realizzativo? La squadra corre, lotta, è compatta, dimostra di ascoltare i dettami del tecnico e di metterli in pratica sul campo. Parolo e Gargano pressano addirittura i difensori avversari in fase di impostazione, e lo fanno per 90′. Biabiany retrocede fino alla propria difesa recuperando palloni. Cassano, anche se con la Juve ha pagato sicuramente la terza partita in 6 giorni, è sempre pronto a rincorrere l’avversario, e molto più di quanto facesse ad inizio campionato. La squadra c’è, non è allo sbando, però è vittima di un periodaccio, in cui giochi bene ma ti manca sempre quel qualcosa per riuscire a portare a casa il risultato. Più che la sfortuna, però, a me sembra che ci siano ancora degli aspetti da limare nella testa della squadra crociata per poter fare quel passo in avanti decisivo per costruire le fondamenta necessarie per un campionato e una posizione in classifica diversa da quella occupata in data odierna. Il collega di Juventus Channel, in collegamento live con lo studio dalla zona mista del Tardini, ha fatto la sua analisi del match mentre attendevamo che arrivassero Lucarelli e Mendes ai nostri microfoni. Una sua frase mi ha colpito: “Il Parma è stata una squadra ostica, come spesso accade a chi affronta la Juve ha piazzato il solito pullman davanti all’area del proprio portiere per tutti i 90’…“. Questa affermazione non solo non mi trova d’accordo, ma credo che, e mi perdonerà colui che l’ha pronunciata, dimostra scarsa capacità di analisi. Il Parma non si è chiuso nella propria area, magari provando ad attaccare solo con due uomini per non scoprirsi troppo, bensì ha giocato una partita, a livello tattico, davvero positiva e tenace. Quando la squadra si trovava in possesso del pallone, i difensori avanzavano fino quasi alla linea di metà campo, pronti ad appoggiare la manovra dei centrocampisti, segnale inequivocabile di come la squadra crociata abbia provato ad imporre il proprio gioco quando ne aveva la possibilità; in fase difensiva si è sempre chiusa in modo compatto, ma quando è ripartita lo ha fatto sempre in maniera decisa, con molta attenzione ma soprattutto senza paura. Questa è la strada da percorrere, e questi sono anche gli aspetti che vanno conservati per le prossime sfide. “Il calcio (…) necessita di sogni, per alimentare se stesso. E il limite (…) sta appunto nella discrepanza tra i sogni e la reale capacità di accenderli” scrive Enrico Currò (riferendosi al Milan) su Repubblica. Al Parma servono dei risultati per accendere quei sogni, e soprattutto per restituire ai crociati quella fiducia che a volte, dopo delle sconfitte arrivate giocando in questo modo, può iniziare a vacillare.

mendesLE SCELTE IN DIFESA E I CAMBI TARDIVI: Per molti la prestazione di Mendes è stata una sorpresa. Vederlo titolare, lo ammetto, lo è stato anche per noi; le sue capacità però si intravedevano anche in estate. Il portoghese è un difensore potente, veloce e con un discreto piede, e sono sicuro che diventerà nel tempo una pedina importantissima per il Parma, considerata anche la giovane età. Il ragazzo, inoltre, dimostra un’ottima personalità. Non solo sul campo, dove è sceso anche questa volta senza alcun timore reverenziale e con una tranquillità che per certi versi ha stupito, ma anche davanti ai microfoni. Dopo una partita da titolare contro la Juve, infatti, il giovane non ha tentennato, e ha anche chiesto a microfoni spenti, sorridendo, se il suo italiano fosse migliorato, senza timidezza ma soprattutto senza nessuna traccia di puzza sotto il suo naso. La domanda, quindi, sorge spontanea: viste le difficoltà di Felipe, perchè non confermarlo anche nelle prossime partite? Il cambio nel secondo tempo con il brasiliano, a mio modo di vedere, è stato fatto per paura di un secondo giallo che avrebbe potuto mettere a repentaglio la partita fatta fino ad allora più che per stanchezza o altri motivi. L’ingresso di Benalouane, che era già pronto ad entrare ma che si è dovuto sedere nuovamente in panchina a causa del gol di Pogba, sarebbe invece (ma è una mia ipotesi) stato pensato per dare maggiore freschezza al reparto arretrato, magari richiamando in panchina Cassani; Mendes, però, sembrava tenere bene e quindi credo che l’ammonizione che pesava sul suo groppone fosse l’unica spiegazione possibile per la sostituzione con Felipe. Quello dei cambi, invece, continua ad essere un problema per Donadoni. Non tanto per i protagonisti delle sostituzioni, bensì per la tempistica: non ho delle statistiche sotto mano a riguardo, ma giurerei che prima del 70′, a meno di particolari emergenze, il Parma non abbia mai sostituito più di un giocatore in questo campionato, e in molti casi è addirittura rimasto con lo stesso undici iniziale. Non che sia un delitto, per carità, ma non sarebbe di certo un tema di discussione se ora i crociati avessero 20 punti in classifica (quelli che secondo me meriterebbero per ciò che si è visto sul campo). Sembra invece che il mister fatichi nel trovare una soluzione adatta per cercare di scuotere la squadra, utilizzando le sostituzioni in maniera tardiva o dopo che la squadra sia passata in svantaggio. La mano del tecnico, come scritto la settimana scorsa dopo la vittoria contro il Milan, c’è e si vede. La sana ignoranza che a volte manca ai giocatori in campo, però, a volte sembra non scattare nemmeno nelle testa del tecnico. Poi le sostituzioni possono dare dei vantaggi, o possono anche rivelarsi dannose; forse però vale la pena di tentare, magari per dare freschezza ad una squadra che presenta alcuni giocatori (Marchionni su tutti) che dopo 60′ iniziano ad essere in debito di ossigeno.

L’ARBITRO CELI: L’ultima annotazione, invece, sull’arbitro di sabato. Celi si è trovato ad arbitrare una partita non difficile, ma quando di fronte ci sono il Parma (che con gli arbitri non è stato di certo fortunato finora) e la Juventus, facile non lo è mai. L’ammonizione a Mendes, per un tocco effettuato con il braccio che però era attaccato al corpo, è stata molto fiscale. Nel secondo tempo, durante una punizione per la Juventus, dopo 30 secondi buoni di proteste di Vidal che reclamava il fatto che la barriera fosse troppo vicina al punto di battuta, invece di ammonire il bianconero (e se per 30 secondi non sposti la barriera vuol dire che sei sicuro che sia nel punto giusto, quindi il calciatore che animatamente continua a protestare ritardando la ripresa del gioco va sanzionato) alla fine fa arretrare i giocatori crociati senza nemmeno contare i passi, dimostrando di subire, in quel frangente, un piccolo accenno di sudditanza verso la squadra di Conte. Per il resto, però, ha mantenuto un metro di giudizio equilibrato con tutte e due le compagini, meritando ampiamente la sufficienza. In una partita giocata contro la Juve, se sfogliamo i libri di storia crociata, è quasi una novità.

L’Editorialista