Pensieri InCrociati: Ora però scendete dal carro di Amauri…

Il Parma ha iniziato il 2014 nel migliore dei modi. La vittoria di ieri, arrivata dopo una convincente rimonta, alza sicuramente il morale della truppa, che può quindi guardare alla trasferta di Livorno con un discreto ottimismo, senza dimenticare però la responsabilità di confermarsi, per chiudere il girone di andata a 26 punti (solo 3 in meno rispetto all’anno scorso).

parma-torino risultato finaleIL TRAGUARDO DEI 26: Chiudere il girone a 26 punti sarebbe un’ottima iniezione di fiducia. Andando idealmente a ripercorrere il girone d’andata dello scorso anno, credo che sia normale fare alcune osservazioni. Per molti, sottoscritto incluso, quello della scorsa stagione è stato un girone quasi trionfale, che ha proiettato il Parma di Donadoni verso dei traguardi che però si sono allontanati gradualmente a causa di una seconda parte di stagione decisamente non all’altezza. Quest’anno, invece, vuoi per il Centenario, vuoi per l’acquisto di Cassano (con attenzioni mediatiche annesse), il girone di andata del Parma è stato marchiato da critiche spesso ingrate. Che si potesse fare di più (contro Genoa, Lazio, Chievo, Verona, ad esempio) è vero, anzi, verissimo. Per non parlare delle partite in cui il Parma, diciamo la verità, non è “nemmeno sceso in campo” (a Udine, o in casa contro il Cagliari). Giusto non nascondere i passi falsi, e i demeriti di una squadra che nel suo percorso ha trovato delle difficoltà. A coloro che hanno a più riprese parlato di una involuzione del gioco di Donadoni, le risposte però arrivano direttamente dal campo: l’evoluzione di una squadra che cerca di fare il proprio gioco con personalità è in continuo progresso, e si vede a occhio nudo. Certo, persistono le difficoltà contro le squadre “medio-piccole” che si chiudono dietro la linea del pallone, ma del resto studiare da “medio-grande” implica una serie di passi falsi, fisiologici e normali. L’importante, però, è dimostrare di saper imparare dai propri errori. Per farlo, Lucarelli e compagni hanno un girone di ritorno che può, e deve, regalarci diverse soddisfazioni.

amauri2IL CARRO DI AMAURI: Amauri si è sbloccato, viva Amauri. Il gol tanto desiderato è finalmente arrivato, e quella del brasiliano è stata una dimostrazione di forza, ma soprattutto di intelligenza. Nelle scorse settimane, proprio su queste frequenze, avevo sostenuto che il problema di Amauri fosse insito in quella ricerca ossessiva del gol che lo portava a discostare la sua attenzione dal gioco della squadra e dai compagni. Il risultato era ben visibile agli occhi di tutti: in quella punizione battuta (e addirittura ripetuta) malamente dal brasiliano contro la Juventus, ad esempio, con specialisti come Cassano e Sansone fermi ad osservare; o nei mille tentativi di tiro dalle posizioni più impensabili. La mia teoria era che il gol fosse come una donna: più lo cerchi e più si allontana da te. Amauri, proprio per questo inseguimento ossessivo alla ricerca della prima marcatura, aveva chiaramente perso sensibilità e lucidità. Il gol di ieri, in questo senso, ha confermato che la teoria, prima della sua prestazione di ieri, fosse esatta: il n°11 ha prima fermato il pallone, e invece di provare istintivamente il tiro a rete, e quindi cercare di sbloccarsi con rabbia, ha usato la testa, difendendo bene il pallone, aspettando che il difensore cadesse a terra, e poi con facilità ha superato Padelli. Il boato del Tardini dopo la sua rete è stameritato per un giocatore che ha sempre dato tutto, e che avrebbe meritato di segnare già in altre occasioni. Quello stesso boato ha dimostrato che il pubblico di Parma, proprio per questa sua dedizione, lo ha comunque sempre appoggiato. Circa un mese fa, negli studi di Calcio&Calcio, lanciai un avviso: “In troppi danno ad Amauri del giocatore finito, come lo scorso anno. Poi si sbloccò contro il Torino e ricominciarono ad incensarlo come se fosse un goleador. Io non guido nessun carro, ma occhio perchè più si va avanti con le critiche più diventa difficile poi risalirci, sul carro del brasiliano“. Ecco, appunto. Da quel carro non ci è mai sceso quel pubblico stupendo che ha applaudito Amauri dopo ogni tentativo, ieri pomeriggio, ancor prima del gol liberatorio. Ma siamo magnanimi: anche i detrattori, in fondo, sono invitati a risalire, ma solo dopo aver ammesso che a volte serve un maggiore equilibrio nei giudizi.

biabiany-calcioline-610x325IL CROSS, QUESTO SCONOSCIUTO: Se proprio dovessi fare un appunto al Parma visto ieri (oltre alla sveglia ritardata per tutti i primi 20 minuti), sarebbe senz’altro quello di essere assolutamente evanescente sulle fasce dalla tre quarti in avanti. Cassani, fino al gol di Marchionni, sembrava fosse stato legato alla panchina con quel nastro elastico con il quale i crociati spesso si allenano a Collecchio: non appena arrivava al vertice dell’area probabilmente sentiva il nastro tirare, visto che la linea di fondo, prima di buttare in mezzo il pallone, non la raggiungeva mai. Dalla tribuna stampa un collega, verso il 30imo minuto del primo tempo, si è alzato in piedi e ha gridato “vai sul fondo!“. Non sappiamo se Cassani lo abbia sentito, ma al primo tentativo è subito arrivato il gol. Messa agli atti la giornata sotto tono di Sansone, la partita di ieri ha forse in parte fatto registrare, per l’ennesima volta, l’incapacità psicologica di Biabiany di puntare l’uomo a difesa schierata. Il francese è un mostro (nel senso buono, ovviamente) quando viene lanciato in corsa, ma con la palla al piede, se di fronte ha anche un solo avversario, subisce sempre quello che a me sembra un blocco psicologico che lo porta ad immobilizzarsi. Eppure il dribbling, Biabiany, ce l’ha nelle sue corde, per non parlare della velocità di scatto sul breve. Questo limite del francese, oltre alla “corda” di Cassani, influisce negativamente sul numero di cross utili che arrivano da destra, di gran lunga la fascia più utilizzata dai crociati in fase d’attacco. Bisognerebbe cercare di rimediare, anche perchè oltre questo scoglio c’è l’imprevedibilità che il Parma a volte fatica a trovare, specie con squadre che cercando di contenere e poi ripartire.

L’Editorialista