Pensieri InCrociati: Mai Ritardare La Sveglia di 9’…

Vedi Napoli e poi godi, certo; poi però arriva il Bologna e sbatti contro un muro. La partita di sabato ha portato alla luce diversi aspetti: i crociati non possono permettersi distrazioni, dormite o ritardi nell’interpretazione della gara. La sveglia, quindi, va messa all’ora esatta, onde evitare il rischio di giocare 10 minuti completamente anonimi e confusionari. Minuti preziosi in cui, purtroppo, il Bologna ha ottenuto il massimo, quello che Pioli sperava e che non pensava di ottenere, ovvero la rete di Konè che li ha portati in vantaggio. Il resto del match, dopo il pareggio di Cassano, poteva durare altri 180 minuti: il Bologna non avrebbe mai tirato verso Mirante, soprattutto dopo essere rimasto in dieci uomini. I crociati, dal canto loro, difficilmente avrebbero raggiunto il pareggio, vittime di una giornata grigia dal punto di vista della lucidità offensiva e a corto di idee di fronte ad una squadra completamente arroccata dietro alla linea del pallone. Il bicchiere e a metà, vuoto o pieno importa poco. Il Bologna ha dimostrato di avere limiti strutturali di squadra e di gioco abbastanza palesi, soprattutto se Diamanti, l’unico capace di cambiare il match, si siede in panchina. Il Parma registra un passetto avanti, che dovrà confermare a S.Siro contro un’Inter abbastanza in forma. A Milano servirà un buon risultato per non guardarsi indietro con troppi rimpianti e continuare la corsa.

parmaprobabileformazionebolognaevidenzaIl Modulo: Nelle ore che precedevano il match ho cercato fino in fondo di interpretare quello che Donadoni poteva aver studiato per questo derby. Il 4-3-3, modulo interpretato magistralmente dai crociati contro il Napoli, è perfetto quando c’è la necessità di non chiudersi troppo in difesa, mantenendo gli esterni avversari in una posizione più arretrata, nell’attesa di poter ripartire e pungere in contropiede. Per questo motivo, immaginando l’evoluzione del match del Tardini, mi sarei aspettato di vedere un 3-5-2: maggiore presenza a centrocampo, per prendere in maniera decisa il pallino del gioco e cercare di scardinare la difesa avversaria con più soluzioni possibili per gli inserimenti non solo dei laterali ma anche dei centrocampisti centrali, garantendo comunque una buona copertura verso eventuali contropiedi. Per fortuna non ci ho scommesso nulla, se no avrei perso clamorosamente. Donadoni, infatti, ha optato ancora una volta per l’attacco leggero, con Biabiany e Sansone ai lati. Il risultato, però, secondo me non è stato all’altezza della prestazione di Napoli, proprio per l’interpretazione diversa della gara da parte degli avversari. Biabiany, che contro il Napoli aveva molti spazi per lanciarsi nella corsa, contro il Bologna si è ritrovato con pochi spazi a disposizione, costretto a ricevere il pallone sui piedi, e ad attendere la sovrapposizione di Cassani che ha attaccato, paradossalmente, molto di più del francese. Sansone ha utilizzato i propri mezzi tecnici per svariare lungo tutto il reparto offensivo, e quindi ha trovato meno difficoltà, incocciando spesso contro il muro difensivo preparato da Pioli. Nel gol subito, inoltre, vi è stata una erronea valutazione difensiva da parte dei due centrali, Lucarelli e Paletta: nel lancio in verticale diretto a Bianchi, essendo lui l’ultimo uomo avversario e non essendoci nessun avversario pronto ad inserirsi alle sue spalle, uno dei due deve andare a saltare di testa, mentre l’altro invece deve uscire, pronto a contrastare l’eventuale inserimento in arrivo dal centrocampo. Il risultato, invece, è che Paletta e Lucarelli hanno saltato assieme a Bianchi, e quando hanno rimesso i piedi a terra il pallone era già in possesso di Konè, che ha avuto tutto lo spazio ed il tempo per trovare quello che comunque è stato un gran gol per coordinazione e precisione. Il Palettone Nazionale, c’è da ricordarlo, era alla prima apparizione dal primo minuto, e ha guadagnato sicurezza minuto dopo minuto, è normale che dopo diversi mesi ai box abbia bisogno di un tempo per tornare al 100%.

100cassanoMai ritardare la sveglia di 9′: Chiunque l0 ha provato almeno una volta, quando la sveglia del proprio cellulare suona crudele al mattino. Dai, la ritardo i 9′ minuti e poi mi sveglio. Il Parma, sabato pomeriggio, nei primissimi minuti del match è sembrato ancora un po’ “addormentato“: moltissimi errori, complice anche la corsa degli avversari che fin dall’inizio hanno cercato di pressare ogni passaggio crociato riducendo il tempo disponibile per pensare. Il risultato è stato un inizio confusionario, in cui gli errori si sono sprecati da ambedue le parti, quasi come se servisse una nuova sveglia dopo quella suonata dall’arbitro con la palla posizionata al centro del campo. Al 9′, esattamente dopo nove giri di lancette, Konè ha deciso di rendere più brusco il risveglio dell’undici di Donadoni inventandosi un tiro che ha battuto un incolpevole Mirante. Da lì, poi, è iniziata la gara che Pioli aveva preparato, con i suoi chiusi in difesa pronti a ripartire. Cassano, agli occhi di chi scrive, è sembrato un po’ fuori dal match: molti palloni persi (ne ho contati almeno 5), alcuni passaggi errati, come se mancasse quella concentrazione dimostrata praticamente ad ogni partita fino ad ora. “Ok, Cassano oggi non c’è, vediamo un po’ cosa succede…“. Neanche il tempo di pensarlo, tra me e me, e proprio FantAntonio si è inventato quel fantastico gol con cui ha raggiunto quota 100 in Serie A. La sua partita, da lì in poi, è stata in crescita, anche se la sua giornata “ni” si è palesata ulteriormente con quella spinta, causata dal troppo nervosismo, con la quale ha scaraventato a terra un avversario (che si è lasciato andare a terra come se gli avessero sparato). Sempre il barese, però, dopo uno scontro con Sansone ha rimediato un taglio al sopracciglio e una frattura al setto nasale, ed è comunque rimasto in campo fino al fischio finale, segno inequivocabile della voglia, della maturazione e dell’attaccamento verso questa nuova avventura in crociato.

Amauri e la sua voglia controproducente: Quando, a pochi minuti dal suo ingresso in campo, Amauri ha preso la rincorsa per calciare una punizione da ottima posizione, credo che chiunque abbia esclamato “Cosa fa?!?!?. Cassano, Sansone, Marchionni, Palladino, Parolo sono i primi 5 nomi che mi vengono in mente. Ciascuno di loro sarebbe stato più idoneo a calciare quel pallone che avrebbe potuto cambiare il match. Il brasiliano, presentandosi sul punto di battuta, ha dato una dimostrazione incredibile di carattere e di voglia di riuscire finalmente a sbloccarsi. Il problema, però, è un altro: calciare quel calcio di punizione, per lui, era una decisione simile a quella di un rigorista che decide di fare il cucchiaio. Se segni, sei un campione e hai ragione a prescindere. Se sbagli, però, ti esponi ancora di più alle critiche. La sensazione è che Amauri abbia voglia di tornare al gol in grande stile, magari con una giocata ad effetto (come ad esempio il colpo di tacco provato contro la Juventus), per far vedere che è ancora vivo, che nel suo caricatore ci sono ancora molti colpi da poter sparare. L’opzione migliore, però, in questi casi è la semplicità: un gol di rapina, un colpo di testa sporcato da un difensore, un tiraccio di punta, è indifferente. Quando hai bisogno di sbloccarti poco importa il come, l’importante è farlo. La voglia di tornare al gol, inoltre, non può accecare il giocatore al punto da fargli perdere la concentrazione sul gioco che comunque deve fare, per la squadra e per sè stesso. Per questo motivo la speranza è che martedì, contro il Varese, Amauri scenda in campo dal primo minuto e trovi il gol, non importa quando e come. Le sue reti ci servono come il pane, quindi prima ritrova la serenità smarrita e meglio è.

Nuovaimmaginecontestvaresecoppaitalia-610x377Contro il Varese per andare avanti: Domani si torna in campo per quella Coppa Italia che negli ultimi anni ci ha visto fare figure non proprio all’altezza. L’esordio contro il Lecce è stato molto promettente, con un secco 4 a 0 che ha liberato il campo da qualsiasi dubbio riguardo la convinzione dei crociati nei confronti di questa competizione. Il Parma ha di fronte 5 partite, la prima contro il Varese e, se tutto andrà bene, la seconda contro la Lazio. Certo, se la corsa continuerà la altre 3 dovrebbero essere contro Napoli, Juventus e Milan, ma restano 5 partite. Vincere 5 partite porterebbe i crociati a qualificarsi in Europa (ma ne basterebbero probabilmente solo 4). Per questo motivo questa competizione non va sottovalutata assolutamente. La frattura al setto di nasale di Cassano scombina un po’ i piani di Donadoni: certo, il barese si sarebbe comunque seduto in panchina, ma sarebbe stato pronto a subentrare in caso di eventuali problemi. Il fatto che FantAntonio non sia della partita potrebbe portare il tecnico a ridurre un po’ il turnover, per non rischiare nulla. Rivedremo Mesbah (se recupererà dalla forma influenzale che l’ha colpito), mentre l’attacco sarà formato da Palladino e da Amauri, ed è probabile anche un’apparizione di quel Wolverine Munari, desaparecido proprio dall’ultima partita di Coppa Italia. Sicuramente ci sarà un turno di riposo per quei giocatori che fino ad ora hanno tirato la carretta, come Parolo, Lucarelli, Cassani e Marchionni. Qualsiasi siano i protagonisti, servirà la massima concentrazione fin dal fischio iniziale per riuscire a regolare gli avversari il prima possibile e mettersi il cuore in pace. Senza ritardare la sveglia di 9′, possibilmente…

L’Editorialista