Pensieri InCrociati: La Mano del Tecnico, e Bomber Parolo…

Alzi la mano chi è riuscito a togliersi completamente quel ghigno che è apparso sulla bocca di tutti noi dopo aver terminato di esultare al secondo gol di Parolo. Il risveglio del giorno dopo, quando si ottiene una vittoria come quella contro il Milan, è un qualcosa che difficilmente si può descrivere. Donadoni, però, ha ragione: nel post partita gli è stato chiesto se, dopo aver battuto il Milan, diventasse “difficile ora mantenere i piedi per terra“. La risposta del tecnico è stata perentoria: “Mantenere i piedi per terra? Abbiamo 12 punti, fatti in 9 partite. Non è un bottino che ci soddisfa. Siamo contenti per la vittoria di oggi pomeriggio ma dobbiamo ancora limare moltissimo tutta una serie di ingenuità che ci causano troppe difficoltà e ci fanno perdere dei punti sul campo”. Il mio pensiero è in linea con quello del tecnico, perchè è giusto prendersi tutti i meriti possibili per la vittoria di ieri, ed è giusto anche portarsi a casa una discreta dose di felicità, ma tutto questo va incanalato nel binario giusto, perchè tra due giorni si ritorna a giocare, a Genova, e poi domenica al Tardini arriverà la Juve. Guardarsi troppo allo specchio potrebbe far correre il rischio di buttare letteralmente via i 3 punti appena conquistati, nel caso che nelle prossime due partite non arrivino altre conferme sia dal punto di vista tecnico che psicofisico.

parmamilandonaLa mano del tecnico: Dopo il passo falso di Verona ho temuto di dovermi quasi rimangiare le parole che avevo speso finora sul lavoro del tecnico. Non certo perchè si debba cambiare idea da un giorno all’altro, cosa inoltre parecchio odiosa; il problema è che dopo evidenti passi in avanti riscontrati partita dopo partita, il Parma a Verona aveva nettamente fermato la propria corsa, nonostante un primo tempo giocato in maniera molto positiva. Ieri, considerato anche l’avversario che si aveva di fronte, i crociati hanno ricominciato il proprio cammino, dando una chiara dimostrazione di forza per almeno 60 minuti. E’ vero, anche in questo caso i Donadoni-Boys hanno subito un blackout che ha compromesso il match, ma bisogna sempre tenere a mente che di fronte questa volta c’era il Milan, che in attacco può permettersi di schierare giocatori del calibro di Kakà, Matri, Balotelli e Robinho. Nel Parma, invece, si vede sempre più chiaramente la mano del tecnico: il centrocampo crociato non è più quel reparto sterile e in difficoltà visto contro Udinese, Roma e Catania; è diventato, assieme a Cassano, la vera forza di questa squadra. Forte e deciso nel pressing, propositivo nella costruzione di gioco, pericolosissimo quando entra in area (le occasioni di Gargano, Rosi, e la doppietta segnata da Parolo lo dimostrano) e che ormai ha trovato la cosa più importante, ovvero la coscienza nei propri mezzi. Se poi lì davanti c’è un Cassano così, è normale che le cose girino per il verso giusto. E’ davvero incredibile poter osservare i passi in avanti fatti da Antonio dall’inizio del campionato fino ad oggi, sia dal punto di vista fisico, sia da quello della tranquillità e della fiducia nelle proprie giocate. Il barese chiede palla, se la fa dare, la difende, scherza con gli avversari e al momento giusto è sempre pronto a servire autentiche perle ai compagni: un fuoriclasse così, al Tardini, non si vedeva da anni. I crociati, quindi, proseguono la propria corsa e continuano a mettere in cascina punti e soprattutto a registrare dei progressi. Ora serve confermarsi (anche se ormai fa quasi paura dirlo…) contro il Genoa in trasferta e contro la Juve di Conte al Tardini. Il Parma visto ieri, e proprio Parolo lo aveva detto in settimana, “può giocarsela con tutti“.

NuovaimmaginecontestevidenzaSansone e Benalouane: Nella gioia per la vittoria di ieri, c’è il rischio che passino inosservate le prestazioni di due giocatori che fino ad ora hanno trovato poco spazio in campo. Benalouane è entrato al posto dell’infortunato Felipe, facendo vedere tutto il suo repertorio. Di testa ha dominato l’area crociata, ed in un paio di occasioni è uscito palla al piede con prestanza e classe. Ammetto la mia colpa, ovvero quella di essere completamente prevenuto (positivamente, off course) nei suoi confronti, ma viste le prestazioni di Felipe continuo a non capire cosa ci faccia in panchina un giocatore come il nostro Benabanana. Mercoledì, a Genova, complice anche la squalifica di Lucarelli, è probabile che venga utilizzato dall’inizio, e per lui ci sarà la possibilità di giocarsi le proprie carte. Nicola Sansone, invece, questa volta è entrato avendo a disposizione più di qualche scampolo di partita. Il suo apporto è stato senz’altro positivo, e ha dimostrato anche di sapersi sacrificare per la causa, dopo aver capito il momento della squadra, cercando di essere sempre il primo a difendere e a pressare. Tutto è sembrato, insomma, meno che un giocatore in rotta con società e tecnico. Chissà che nella gestione della squadra da parte di Donadoni, visti gli impegni ravvicinati, non salti fuori per lui una possibilità anche da titolare: se la voglia messa in campo sarà la stessa di ieri (come lo è stata anche nelle altre occasioni), siamo sicuri Donadoni non si pentirà di avergli concesso questa possibilità.

parologol-610x377Bomber Parolo: Su Marco ormai abbiamo finito gli aggettivi. Qualcuno, qui in Redazione, ha una discreta memoria storica, e ricorda benissimo che fin dall’anno scorso, non si sa per quale motivo ben preciso, proprio Parolo era uno dei due giocatori più criticati della squadra. L’altro, secondo le strane logiche del tifoso medio, era Massimo Gobbi. Due giocatori che hanno un ruolo diverso, ma che per certi versi sono molto simili: intelligenti, mai sopra le righe, sbagliano poco, corrono moltissimo, e magari sono meno evidenti rispetto ad altri compagni. Quei giocatori, e sono sicuro che qualsiasi allenatore di calcio lo potrà confermare, che fanno la fortuna del proprio tecnico, perchè fanno esattamente quello che gli viene richiesto, con una dedizione incredibile e gettando in campo cuore e polmoni. Per questo motivo sono convinto che i gol di Marco non siano un caso, e anzi fanno parte di una crescita del giocatore che, dopo un campionato passato a correre anche per gli altri e a sudare la maglia crociata, ora vive una tranquillità psicofisica tale che gli permette anche di prendersi la responsabilità di tirare, con convinzione e con la voglia di fare gol e stupire. Nazionale o meno, a noi interessa poco (anche se ovviamente ce lo auguriamo per lui); la cosa importante è che Rain Man si sia trasformato in Bomber: per noi che lo sosteniamo dall’inizio è davvero un’enorme soddisfazione.

L’Editorialista