Pensieri InCrociati: Il ventennale di Wembley, tra le emozioni e le critiche

E’ da ormai quattro giorni che cerco di riordinare le idee per il mio consueto editoriale del lunedì. Le sensazioni, però, sono ampiamente contrastanti. Da un lato la splendida giornata celebrativa, che ha permesso a molti tifosi di riabbracciare ed applaudire campioni crociati come Grun, Brolin, Asprilla, Osio, Minotti, Apolloni, con tutti gli altri giocatori di quella fantastica squadra che sul prato di Wembley regalò a Parma una gioia indimenticabile. Dall’altro, però, la sconfitta per due reti a zero nel derby contro il Bologna, con un Parma generoso che ha cercato durante i primi 45′ minuti di raggiungere il pareggio. Nel secondo tempo però la squadra si è progressivamente disunita, forse per eccesso di nervosismo, o forse per una certa “ansia da prestazione”: qualsiasi sia stato il motivo, alla fine ci ha pensato Moscardelli a punire i crociati chiudendo i conti con un preciso diagonale. Se poi a questo aggiungiamo le critiche lette ed ascoltate sui vari media locali riferite alle poche presenze durante le celebrazioni, al volume degli altoparlanti, e chi più ne aveva più ne ha messo, gli spunti da analizzare sono diventati davvero molti.


IMG_1961Il derby amaro: Sia noi tifosi che gli stessi calciatori sanno cos’è successo, e sicuramente ogni componente ha riflettuto sull’accaduto. E’ vero che una sconfitta ci può stare, ci mancherebbe. Quella di domenica, però, era un’occasione particolare, con un pubblico che ha riempito curva e tribuna centrale, con una buona presenza anche dei distinti. C’era Nevio Scala in tribuna, c’erano gli sponsor, l’attenzione era tutta rivolta verso i crociati. Lungi da me “crocifiggere” i giocatori, che comunque per tutto il primo tempo si sono riversati nell’area avversaria cercando il pareggio a più riprese; magari lo hanno fatto con poca organizzazione, ma sicuramente con molto cuore. Durante tutto il match ho osservato Diamanti, capitano del Bologna: è il classico giocatore rognoso, provocatore, che non perde occasione per cercare di far innervosire l’avversario. E’ quel tipo di giocatore che se ce l’hai in squadra lo ami alla follia, ma se te lo trovi contro sai già che per 90′ gli starai tirando dei cancheri senza risparmiare nessuna corda vocale. Un giocatore alla Morfeo, diciamo. Ecco: non riesco a ricordare nessun giocatore di questo tipo, almeno nel Parma degli ultimi anni. Non credo che un giocatore così sia fondamentale, sarebbe ipocrita ed opportunista farlo dopo una sconfitta così; ritengo però che sia di grande aiuto soprattutto in partite come queste, dove serve personalità, nelle quali magari con un po’ di “furbizia” si può provare ad innervosire l’avversario. Personalità che ad esempio ha dimostrato Sansone, all’andata, che dopo uno scontro proprio con Diamanti ha prima segnato, e poi lo è andato a cercare per dirgli “un paio di cose”. Comportamento da censurare, moralmente, quello del buon Nicola. Però è anche normale che ogni tifoso abbia goduto, e non poco, guardando quelle immagini. Nel Parma di oggi, che si appresta a terminare la stagione, è mancato proprio questo, almeno per i miei gusti: un giocatore di personalità, capace magari di prendersi le antipatie degli avversari, di attirare su di sè determinate attenzioni scaricando così i compagni da certi nervosismi che in determinate partite sono fisiologici e normali.

IMG_1958Chiamatemi “romantico”, se volete…: Fatelo, perchè me lo merito… Chiamatemi “romantico”, se volete. Io, dopo qualche giorno, ho ancora la pelle d’oca. Rivedere in campo quella squadra, quei giocatori, Scala, e tutti i componenti di quel fantastico gruppo, è stata un’emozione incredibile. All’annuncio dei nomi, le mie gambe scattavano da sole: quei nomi, anche in memoria di ricordi splendidi, hanno meritato la standing ovation che il Tardini gli ha riservato. Quello è il Parma che personalmente ha fatto sì che mi innamorassi di questi colori, come sicuramente sarà successo a molti di voi. Quello è il Parma che ha sorpreso l’Europa, che è finito dal prato della Cittadella fino a Wembley, e ne è uscito vincitore. La cosa che più colpisce è vedere come quei ragazzi siano uno splendido gruppo ancora oggi: le risate ad ogni occasione tra Asprilla e Melli, gli abbracci tra Osio ed Apolloni, i sorrisi tra tutti i componenti di un Parma magico. Come se il tempo non fosse mai passato, come se quei ricordi fossero più forti della distanza, delle diverse esperienze che ciascuno di loro ha poi vissuto. Sembrava quasi un vecchio ritrovo tra ex compagni di scuola, che però facevano parte di quella classe, di quel gruppo che ti porterai dietro per tutta la vita. Per questo motivo sono davvero contento di esserci stato. Quel 12 maggio del 1993 non avevo ancora compiuto 7 anni, e nonostante fossi nato nella provincia di Vicenza, e Parma per me fosse solo uno scudetto da custodire gelosamente nel mazzo delle figurine doppie da conservare e da non scambiare con nessuno, da lì iniziò l’amore per quei colori. Per questo, secondo me, è stata una giornata davvero indimenticabile.

Le critiche: verso chi?: Nei giorni successivi nei vari “salotti” mediatici sono piovute alcune critiche sull’evento organizzato dal Parma. Chi ha criticato il volume degli altoparlanti; chi invece ha criticato gli orari (per qualcuno era troppo presto, e per qualcuno era troppo tardi). Molti hanno invece criticato l’evento per la scarsa affluenza, critiche che non hanno risparmiato nemmeno il tifo organizzato. Io purtroppo vengo da un’altra scuola, e queste critiche non le capisco. Non tanto quelle relazionate a questioni tecniche (il volume poteva essere alzato, l’ho pensato anch’io durante la celebrazione; il maxischermo del Tardini, soprattutto alla luce del sole, è davvero molto piccolo per far sì che si possa vedere qualcosa con nitidezza), che per carità, ci possono anche stare. Le critiche che non ho capito, invece, sono quelle rivolte alla scarsa presenza. Se fossero rivolte al Parma, IMG_1964allegando probabilmente l’inconsuetudine degli orari, onestamente non le posso condividere. Se fossero rivolte ai tifosi stessi, potrebbero anche essere comprensibili, almeno “a pelle”, ma sono moralmente ingiuste. Nessuno può pretendere che la gente ami qualcosa, o qualcuno; nessuno, inoltre, può pretendere che qualcuno vada o non vada allo stadio. Io, e come me molti altri tifosi, a quest’evento mi stavo preparando da giorni; molti magari sono venuti da lontano. Alle 16, quando è iniziata la presentazione degli eroi di Wembley, erano lì, a spellarsi le mani e a scandire a gran voce i nomi di quei protagonisti che ancora oggi rievocano splendidi ricordi. Chi non c’era, invece, probabilmente era interessato ad altre cose, o era impossibilitato a venire. Tutto qui. Cercare di fare della retorica, cercando di classificare i tifosi a seconda della loro presenza o meno è fondamentalmente stupido, oltre che inutile. Forse sarebbe meglio cercare di capire il perchè, ma non si può colpevolizzare nessuno. Nè la società che ha fatto uno sforzo ed ha organizzato una splendida giornata, per la quale ha anche abbattuto i prezzi dei biglietti, nè i supporter presenti che hanno vissuto con molta partecipazione l’evento in questione. Nè tantomeno gli assenti, per due precisi motivi: il primo è che ci sono moltissimi tifosi che per mille ragioni non hanno potuto raggiungere Parma o il Tardini per essere presenti, e che già si sono mangiati abbastanza le mani; il secondo è che, ripeto, forse sarebbe più importante partire dall’amore verso questi colori dimostrato da quelli che erano presenti, invece di pensare agli assenti. Tutto il resto è materiale per la società che sicuramente valuterà il riscontro ricevuto, senza drammi nè troppi patemi. Seppellire anche una singola emozione provata domenica sotto una sterile critica è una cosa che, secondo me, non porta da nessuna parte.

L’Editorialista