Pensieri Incrociati: “Cronaca di una sconfitta che non è ancora arrivata”

I giocatori, dopo essersi guardati tra di loro un po’ spaesati, si raccolgono a centrocampo e si avviano verso i propri tifosi. Ogni marcia ha un punto finale, ogni record ha un suo valore che viene poi ascritto nel libro che li contiene. Tanti, davvero tanti i risultati utili consecutivi che il Parma è riuscito ad inanellare in questi mesi. Il Parma di Donadoni, di Leonardi, di Ghirardi, di Cassano ma anche di Molinaro e Schelotto, in barba a chi li aveva etichettati come sicuri scaldapanchina.

schedinaOgni record ha un suo inizio e una sua fine. E’ un Parma ricco di alti e bassi, quello che ha dato il via alla striscia con un pareggio contro la Lazio: prima vince contro il Sassuolo in dieci uomini, e poi perde a Verona; prima vince con il Milan in casa, anche se complicandosi la vita per poi essere salvato da una punizione di Parolo allo scadere, e poi perde a Genova.E’ molto intelligente ma non si applica con continuità“, direbbe un professore esigente. Una squadra con delle potenzialità, ma che non ha ancora capito come sfruttarle e come trasformarle in un vero e proprio punto di forza, tanto da far diventare questa ricerca spasmodica di sè stessi quasi un tallone d’achille, un punto debole lasciato scoperto, senza nulla per proteggerlo. Lo si capisce nelle pause di gioco e di intensità, magari non frequenti ma che compromettono spesso il lavoro fatto in precedenza, e proprio la gara contro la Lazio ne è l’esempio, con un primo tempo anonimo ed un secondo tempo iniziato male, con il gol degli avversari. Certo, poi c’è sempre un Lucarelli pronto a metterci una pezza, ma l’orchestra crociata ha dei solisti d’esperienza, è capace di assoli che meriterebbero altri palcoscenici, ma in quei giorni era ancora sottoposta al lavoro incessante del proprio direttore Donadoni che, bacchetta in mano, cercava di amalgamare il tutto.

E allora è accaduto qualcosa di strano, di speciale: il tecnico ha cambiato vestito alla propria creatura, abbandonando il 3-5-2 che aveva contraddistinto la prima parte di stagione per un 4-3-3 più scollato, più provocante forse, ma con un suo equilibrio grazie anche al ruolo che lo stesso tecnico da ai vari interpreti. Come nelle banali storie che spesso impazzano tra i ragazzini, il brutto anatroccolo Parma con il nuovo vestito si è sentito rinato, più fiducioso nei propri mezzi, più sbarazzino ma allo stesso tempo più attento ad ogni particolare. Certo, nonostante l’exploit al ballo di Napoli, dove proprio grazie alla sua nuova veste il Parma è stato apprezzato ed osservato da tutti, qualcosa andava ancora sistemato: la gara successiva contro il Bologna nè è la riprova, quando i crociati hanno dimostrato di dover ancora trovare il piglio giusto per scardinare quelle squadre che si chiudono dietro la linea della palla.

C’era ancora qualcosa da aggiustare, e le tre gare successive lo dimostrano: pareggio con l’Inter, con il Cagliari e con la Sampdoria. In tutti e tre i casi il bottino è di un punto, ma andando ad osservare lo svolgimento delle gare ci si trova davanti a delle differenze sostanziali. Ottimo, e forse un po’ strettino, il punto ottenuto a S.Siro, brutto e scialbo quello portato a casa nel match del Centenario contro il Cagliari, positivo e intriso di orgoglio quello di Marassi contro la Sampdoria. Dopo il rodaggio, i crociati allora hanno deciso di non fermarsi più, vincendo in stecca con Torino, Livorno, Chievo ed Udinese. E’ un Parma bello, che acquista sicurezza ed autostima partita dopo partita, sempre più comodo in campo, e concentrato fuori negli allenamenti durante la settimana.

parmasottocurvaMa torniamo in mezzo a quel campo, dove i crociati si sono radunati. Passeggiano lenti verso i propri tifosi, accennando un timido applauso rivolto proprio a quei supporter che grazie a questa cavalcata si sono riavvicinati alla squadra come mai si era visto negli ultimi anni. Negli occhi dei giocatori c’è un po’ di paura, come se ci fosse la possibilità che l’incantesimo che ha portato il Parma a non perdere per oltre 4 mesi e mezzo potesse da quel momento inghiottire Cassano e compagni in un periodo negativo, mettendo a rischio la corsa verso un posto in Europa. Qualcosa però accade, ed è sorprendente: la Curva applaude a scena aperta, chiama i propri beniamini sotto al loro settore nonostante la sconfitta e gli chiede comunque di saltare assieme a loro.Salta con noi, magico Parma!, quel coro cantato a S.Siro dopo averne rifilati quattro al Milan, o al Tardini dopo la vittoria con il Verona, viene cantato anche dopo la sconfitta che mette fine ad una striscia positiva da record. I giocatori per un attimo non capiscono, rimangono sbigottiti. Accennano qualche salto, timidamente, ma non ne capiscono il motivo. Non capiscono nemmeno perchè i loro tifosi, dopo la gara, si ritrovino ad attendere i giocatori all’uscita degli spogliatoi, e non per contestare, bensì per appoggiare ed incitare i giocatori di una squadra che, ricordiamolo, ha appena perso.

La ragione di questo atteggiamento è semplice, banale quanto chiara: non è una sconfitta che cancella quanto di buono è stato fatto in precedenza, e anzi questa sconfitta in una partita che non si è ancora mai giocata e che speriamo ovviamente che non si giochi mai, servirà a stabilire definitivamente il nuovo record di risultati utili consecutivi della storia di questo Parma, fissando allo stesso tempo l’asticella per cercare di migliorarlo ancora. Questa sconfitta mai arrivata e che speriamo mai arriverà rallenterà la corsa verso il sogno europeo, ma di certo andrà considerata come un semplice passo falso, quasi fisiologico per tutte le squadre, anche le più invincibili. Ecco, se proprio dovrà arrivare una sconfitta nelle undici partite che il Parma dovrà giocare prima della fine della stagione, mi piacerebbe che si concludesse proprio in questo modo, con un abbraccio tra i tifosi e la squadra, senza rabbia o delusione, imitando quasi quella splendida festa di squalificazione messa in atto dai tifosi crociati il 6 ottobre 1991, per Parma-Sampdoria, dopo l’eliminazione subita in Coppa Uefa.

festasqualificazioneNessuna coppa vale ciò che ci avete regalato. Siamo orgogliosi di voi!” recitava lo striscione esposto in Nord durante quella gara. Nessun record, caro Parma, vale più di quello che stai regalando ai tuoi tifosi in quest’annata che viene considerata sorprendente solo da chi non conosce la competenza di Donadoni, l’astuzia di Leonardi, il genio di Cassano ed il cuore di un gruppo splendido. Proprio Leonardi, ultimamente, ha detto spesso che quello del Parma è un sogno dal quale speriamo tutti di svegliarci il più tardi possibile. In questa cronaca di una sconfitta che non è ancora arrivata parlo proprio di questa sveglia, fastidiosa, che a prima vista potrebbe interrompere definitivamente un sogno bellissimo. Dopo il brusco risveglio, però, sarà sufficiente guardarsi allo specchio e capire che tutto ciò che è stato fatto, tutti i risultati positivi, le vittorie e le prestazioni incredibili, non hanno fatto parte di nessun sogno.

E’ la realtà, caro Parma, e se lo capirai fino in fondo nulla ti potrà fermare. Nemmeno una sconfitta.

L’Editorialista

(La foto dei giocatori sotto la curva è del profilo Facebook del Parma Fc, quella della curva durante la festa di squalificazione del 6 ottobre 1991 è di Settore Crociato)