Parolo si racconta: dalle lacrime della prima partita al Parma di Donadoni

Dalla sua prima partita, da bambino, dalla quale uscì in lacrime consolato dall’arbitro, e dall’esordio in A a 25 anni al Parma di oggi, alle letture e al futuro. Marco Parolo si è raccontato al quotidiano Avvenire, svelando alcuni retroscena della sua carriera e della sua vita. Dalla sua passione per i gialli al mestiere di animatore nei villaggi turistici se non avesse fatto il calciatore, ecco i temi salienti della sua intervista.

paroloLE LACRIME ALLA PRIMA PARTITA GIOCATA – “Alla mia prima partita sono uscito dal campo che piangevo. Il mister che gridava: “Marco, vai di qua, Marco vai di là…” . E io che non ci capivo più niente. Alla fine sono scoppiato in lacrime con l’arbitro che mi consolava dicendomi: “Ma dai non fare così, l’allenatore lo fa per il tuo bene”…. Quel Mister era Giulio Del Pini, lo vedo quasi tutte le volte che torno a casa, a Gallarate. Gli ho anche sentito raccontare spesso questa storia ai ragazzi che allena e fargli la morale: “Con lacrime e sudore, si può arrivare in alto, proprio come ha fatto il mio Parolo”. È la verità”.

L’ESORDIO IN A A 25 ANNI – “Il mio esordio in Serie A solo a 25 anni? Ognuno di noi ha dei tempi diversi di maturazione: prima di questa crisi economica in Italia, a differenza che nel resto d’Europa, era impensabile che una società rischiasse puntando su ragazzi di 18-20 anni. Del resto della mia classe, 1985, conosco solo Montolivo e Nocerino che a quell’età hanno avuto il posto da titolare in grandi club. Il mio lancio tardivo è simile a quello del mio amico e compagno di Nazionale Giaccherini e di Galloppa che gioca qui a Parma: tutti e tre veniamo da una gavetta lunga, ma che è stata comunque utile”.

LA CRESCITA DEL PARMA DI DONADONI – “Se a gennaio la società mi avesse ceduto anche a una grande mi sarebbe dispiaciuto troppo lasciare un gruppo che si percepiva che stava crescendo in maniera incredibile. Spesso abbiamo giocato con una formazione composta per 9 undicesimi da italiani e anche questo mi sembra un dato da non trascurare. Il Tardini nel girone d’andata era mezzo vuoto, adesso la gente viene allo stadio perché ha capito la forza della squadra, sa che siamo in grado di divertire e magari di far rivivere certe domeniche importanti come quelle del mitico Parma degli anni ’90 che ammiravo da ragazzino. Donadoni con la sua pacatezza e la grande esperienza che ha alle spalle, ci ha fatto capire che cosa significa possedere la mentalità vincente: scendere in campo senza sentirci inferiori a nessuno, convinti di potercela giocare davvero con tutti. E personalmente con i 7 gol segnati ho già superato abbondantemente il mio record di marcature.”

paroloavvenireANTONIO CASSANO – “Quando è arrivato sapevamo che la sua personalità forte avrebbe potuto creare qualche problema e invece giorno dopo giorno si è sviluppata una simbiosi perfetta tra lui e la squadra. Antonio è uno dei pochi artisti del pallone in circolazione, ora noi non possiamo più fare a meno di lui e viceversa. Prandelli conosce bene il suo talento e molte delle sue possibilità se le giocherà con il Parma. Se riusciremo ad entrare in Europa League, che ormai è il nostro obiettivo dichiarato, vorrà dire che abbiamo lavorato bene e probabilmente che il sottoscritto e tutti gli altri che sono già nel giro della Nazionale avremo meritato la fiducia del Ct per partecipare alla splendida avventura del Mondiale brasiliano”.

PAROLO, I LIBRI E LO STUDIO – “Divoro i gialli dell’americano Michael Connelly, adesso sto leggendo “La bionda di cemento”. Al secondo esame di Economia ho mollato e mi è dispiaciuto, avrei potuto contare anche sull’appoggio di mia moglie che nel frattempo si è laureata in Lingue. Il fatto è che una volta che sei dentro il calderone del professionismo, non è che manchi il tempo per studiare, ma viene meno la concentrazione per colpa delle eccessive pressioni che ci sono intorno al nostro calcio. Un’esperienza all’estero? Prima di chiudere la carriera mi piacerebbe; viaggiare e conoscere culture diverse è uno dei buoni propositi per quando… sarò grande”. 

errea-play-parmafanzine17MARCO L’ANIMATORE TURISTICO – “Se non avessi sfondato con il calcio? Avrei fatto l’animatore in qualche villaggio turistico. Ridere e far ridere gli altri mi fa stare bene. Nello spogliatoio con Gobbi e Alessandro Lucarelli formiamo un gran trio comico, quando poi subentra Cassano allora diventa teatro puro. Donadoni? Osserva con distacco, ma divertito, in fondo sa che anche questa sana allegria del gruppo è uno degli obiettivi che abbiamo raggiunto”.

IL FUTURO OLTRE IL CALCIO – “Cosa mi piacerebbe fare dopo aver terminato con il calcio? Riuscire ad essere un buon padre e ridare indietro un po’ della fortuna che ho ricevuto a chi ne ha più bisogno. Con Caterina un giorno ci piacerebbe andare a dare una mano in una missione in Africa. Il calcio ora è il mio mondo e spero di durare a lungo e ad alti livelli, ma il giorno che smetterò potrei restarci solo per allenare i bambini: loro sono come me, hanno bisogno di sorridere“.