Parolo: “Dobbiamo giocare da provinciale che crede in sè stessa”

Ci siamo, è la vigilia di Parma-Inter. Spareggio per l’Europa, gara importantissima, tutte cose già dette e già scritte. I crociati, però, recupereranno una pedina fondamentale per il centrocampo di Donadoni, ovvero Marco Parolo. Proprio lui ha parlato ai microfoni della Gazzetta dello Sport che gli ha dedicato una pagina intera nell’edizione che oggi è uscita in edicola.

marco-parolo-parmafanzineEcco le sue parole:

Mancano cinque partite alla fine della stagione, sono tutte finali. La sfida contro i nerazzurri è sulla carta la più importante ma dopo andremo sul campo del Torino, anch’esso in corsa per l’Europa. Perciò non dobbiamo pensare solo al risultato del Tardini, tutti gli impegni sono difficili. Dobbiamo affrontare l’Inter come abbiamo fatto con Milan, Napoli e tutte le altre big. Ovvero giocando con lo spirito della provinciale ma consapevoli delle nostre forze. Dovremo fare la partita, difenderci, soffrire e ripartire. Seguendo il piano del nostro allenatore”.
 
Donadoni? Una persona di grande carisma, un vincente che non vuole perdere nemmeno a tressette e sa trasmettere la sua mentalità. In carriera devo molto a due allenatori: Bisoli che mi ha portato dalla C1 alla Serie A col Cesena e Donadoni che mi ha aiutato a credere più in me stesso. Ho sempre fatto i miei gol ma quest’anno mi sono superato. Donadoni mi ha spronato a cercare di più la porta perché ho piede e un buon tiro. Con lui ho trovato equilibrio e la mia dimensione. A 29 anni sono sbocciato forse un po’ tardi. Ho capito di essere bravo soltanto quando sono arrivato in Serie A“.
 
parolo-gdsIl Mondiale? Ci spero. Ma per farcela sarebbe importante centrare l’accesso all’Europa League, un traguardo che darebbe un senso compiuto a tutta la mia stagione e a quella del Parma. Poi va considerata la concorrenza, che nel mio ruolo è altissima. Io in Brasile ci andrei anche come ottavo centrocampista e, se occorre, come terzo portiere. Sarebbe un sogno che si realizza. Se non vengo convocato? Mia moglie è incinta del nostro primo figlio, non vogliamo sapere il sesso, sarà comunque una bella sorpresa. Non faremo un viaggio lungo. Parigi e la Francia, magari. Però ho anche un patto con Gobbi, tifoso del basket NBA come me. Se vanno in finale Miami (la mia squadra) e Oklahoma (la sua), pensiamo di andare negli Stati Uniti per gustarci dal vivo il duello Lebron contro Durant”. 
 
Se battiamo l’Inter facciamo un favore al Milan? Ero tifoso milanista da bambino, oggi tifo Parma e penserò solo al bene della mia squadra. Come ho fatto segnando due gol ai rossoneri all’andata. Nagatomo? Yuto è un simpaticone. Al Cesena gli facevo tanti scherzi, soprattutto al ristorante, sui piatti, le posate, i bicchieri. Giochi di parole. Lui stava al gioco e ci rideva sopra. Io sono un estroverso in un mondo molto serioso. Spesso ci si dimentica che questo è un gioco e così prevalgono logiche e polemiche fuori dal campo. Inoltre la tendenza è sempre quella di trovare alibi e incolpare gli altri per le sconfitte. Un po’ di autocritica non farebbe male”.

“A chi dovremo prestare maggior attenzione domani? Attenti a Palacio e Kovacic perché creano gioco. E ovviamente ad Icardi perché sta segnando tanto”.