PARMA, SERVE RITROVARE BRILLANTEZZA PER ESSERE PIU’ FORTE DI TUTTO E DI TUTTI – L’EDITORIALE DI PFZ.IT

Passate quasi 48 ore, vediamo se si sono calmati un po’ gli animi. Il Parma esce con le ossa rotte (è proprio il caso di dirlo) da Carpi. Porta a casa un punto, certo, e continua a non subire reti. Perde però Longobardi per almeno 3 mesi, Guazzo per tre giornate, mentre Cacioli e Mousa Balla salteranno la sfida di domani contro il Legnago. Ma non solo: sembra che sia stata smarrita una componente fondamentale per qualsiasi squadra che vuole puntare ad un obbiettivo, piccolo o grande che sia: la serenità. Sono tanti gli aspetti che potremmo analizzare circa la situazione attuale dei crociati, ma ci limiteremo a due argomenti principali.

ARBITRAGGIO COMPLETAMENTE INADEGUATO – Poche storie: il signor Turchet, in pagella, non meriterebbe forse nemmeno il 4 affibbiatogli da alcuni colleghi. Ad impressionare è stata l’assenza più totale di personalità, palesatasi in diverse occasioni. Il fallo che ha di fatto eliminato Longobardi dal gioco è da rosso diretto, e senza nemmeno pensarci un secondo, altro che regola del vantaggio. Ma non solo: in tutti i momenti in cui la partita si è scaldata, le proteste diventavano reiterate e addirittura si arrivava alle mani, il giudice di virtus-arbitro-lucarelligara non ha mai (e sottolineiamo mai) fatto un passo in avanti per prendere in mano la situazione. Citiamo due esempi. Parapiglia in area, Cacioli e Lucarelli si scagliano furiosi verso Turchet, il primo tra l’altro è già ammonito, ed il direttore di gara invece di farsi valere, difendere la propria decisione e minacciare cartellini pesanti, fugge spaventato dalla veemenza dei giocatori del Parma. Stessa identica situazione quando in campo vi è un accenno di rissa, durante il quale almeno cinque giocatori diversi avrebbero meritato un cartellino: in quei casi si vedono guardalinee entrare in campo per dividere i contendenti, con l’arbitro che si infila in mezzo con un minaccioso taccuino in mano pronto a prendere provvedimenti. Niente di tutto questo, Turchet ha anzi fatto qualche passo indietro, e nemmeno per osservare meglio ciò che stava accadendo: la sensazione è che guardasse un punto fisso all’orizzonte, pregando che la partita finisse il prima possibile. Il Parma recrimina, e come dargli torto: Corapi è stato pestato dal primo all’ultimo minuto, Longobardi è uscito tra le braccia del medico sociale, e c’era un gol regolare non convalidato a Guazzo (ma il fischio arriva prima del tiro dell’attaccante, anche se il portiere ha provato comunque invano a parare il pallone). La sensazione però è che non vi sia stato alcun disegno particolare dietro alla condotta di Turchet, che semplicemente si è dimostrato inesperto e completamente inadatto. Fin dal primo minuto ha concesso ai padroni di casa la possibilità di picchiare, e agli ospiti quella di protestare. Perchè se i calcioni subiti da Corapi secondo il fischietto di Pordenone non erano da sanzionare, allora pensando di essere nel giusto non puoi permettere che un calciatore parta di corsa per andare a muso duro dal guardalinee. Ma non è stato il solo caso: Lucarelli ha esagerato con le virtus-guazzoproteste almeno in un paio di circostanze, come del resto Cacioli, pur essendo già ammonito. Dall’altra parte, se i cartellini fossero stati estratti con un minimo di buon senso, ci sarebbe stato il rischio di una vittoria a tavolino per i crociati per mancanza del numero minimo di giocatori in campo concessi dal regolamento. Nulla da dire, invece, sulle due espulsioni: Guazzo merita rosso e tre giornate perchè un giocatore della sua esperienza non può cadere in situazioni di questo tipo. Non ha reagito in questo modo Corapi, che le ha davvero prese (grazie all’arbitro che ha concesso agli avversari questa condotta di gara) per tutto l’incontro, non capiamo perchè Guazzo dovrebbe essere giustificato, cosa che tra l’altro nessuno ha fatto, società inclusa che non ha fatto ricorso contro la lunga squalifica. Riassumendo: a rendere la gara nervosa, cattiva ed isterica ci ha pensato senza dubbio il signor Turchet con la sua inadeguatezza.

IL GIOCO, LA PAZIENZA, LA TESTA ED IL CUORE – Il Parma, però, non ha trovato la vittoria non per colpa dell’arbitro. Qualcuno potrebbe obbiettare che se il gol fosse stato convalidato probabilmente i tre punti sarebbero arrivati, anche se diventa difficile ragionare con i se e con i ma, e non ci sarà mai la possibilità di verificare quello che sarebbe accaduto. Nessuno, come si capisce dalle righe precedenti, vuole giustificare un arbitraggio scadente, per usare un eufemismo. Il Parma, però, è una macchina i quali ingranaggi da qualche partita faticano moltissimo a girare. Ci sono gli avversari, gli spazi chiusi, il campo spesso in condizioni non ottimali, e questi sono aspetti fuori discussione. Ma non possono e non devono tramutarsi in un alibi, nemmeno inconscio. Gli spazi chiusi si superano con un movimento senza palla che sembra non esserci più, mentre i cross dal fondo sono sempre più virtus-squadra-in-posarari e spesso imprecisi. La qualità della rosa crociata è indubbia, e proprio dal cilindro dei giocatori di maggiore estro arrivano colpi e intuizioni che capitalizzano al meglio situazioni anche casuali, come il gol di Baraye contro il Romagna Centro al Tardini. Il problema però è che la pazienza vista in campo nelle prime gare di campionato, quando la palla girava insistentemente e i giocatori offensivi continuavano ad aprire spazi per i compagni, sembra stia svanendo. Quando le cose non ti riescono, poi, i nervi cedono più facilmente, si tende a vedere l’errore dell’altro (in questo caso, ad esempio, quello dell’arbitro), che comunque c’è, prima di pensare ai propri sbagli. Il fatto che nonostante tutto il Parma stia macinando numeri comunque impressionanti (30 punti in 12 partite, 2 soli gol subiti, 23 realizzati) è una conferma del fatto che le qualità sono sicuramente sopra la media, e che le carte in regola per vincere il campionato ci sono tutte. La testa, però, è fondamentale. Non bisogna perderla mai, anche perchè il cervello dà ordini e canalizza bene tutte quelle energie nervose che arrivano dal cuore, dalla parte più istintiva e sentimentale di ogni calciatore. Ci perdonerete il balzo temporale forse troppo repentino, ma il Parma di Carmignani, nel 2005, si salvò nonostante le volontà dei poteri forti, i “capolavori” a base di ammonizioni in ordine alfabetico e tutto il resto. A volte, per vincere, serve essere più forti di tutto e di tutti. La squadra di Apolloni, nel 2015, ha tutte le qualità per battere qualsiasi avversario, e deve dimostrare di avere l’intelligenza, la pazienza ed il gioco per superare anche gli ostacoli più insidiosi, specie se inaspettati o comunque non preventivati. L’arbitraggio, lo ripetiamo, è stato completamente inadeguato, soprattutto pensando alla quantità di botte che i padroni di casa hanno potuto infliggere senza freni. Gli lenti-apolloniepisodi di sicuro pesano, come però anche il gol-non gol ed il rigore “generoso” concesso ad Arzignano, alla prima uscita, in una vittoria fondamentale quanto immeritata che però ha permesso al Parma di iniziare la stagione con tre punti che hanno dato fiducia, morale e soprattutto il via ad una cavalcata che finora, guardando la classifica, è sicuramente positiva ed in linea con le attese. Ovviamente se situazioni come quelle di Carpi dovessero ripetersi sarà il caso di lamentarsi, e in maniera molto feroce, perchè ci troveremo di fronte ad un qualcosa di difficilmente giustificabile. Com’è giusto, del resto, che venga chiesta tutela: contrasti come quelli visti domenica non possono essere permessi con tanta leggerezza. Stiamo però parlando di una sola gara, non di un filotto di partite martoriate da arbitri e guardalinee. Questo Parma deve prima di tutto pensare a ritrovare sè stesso, la pazienza necessaria e la propria identità di gioco. Solo così potrà essere più forte di tutto e di tutti. Le premesse, nonostante le difficoltà, ci sono tutte.