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PARMA, QUESTO NON È UN PROCESSO DI CRESCITA: È UN’INVOLUZIONE – IL PUNTO DI PFZ.IT

Due partite di Coppa Italia di Lega Pro e dieci giornate di campionato ci hanno restituito un Parma che vince a fatica contro la penultima in classifica ed esce tra i fischi del Tardini. Sette giorni prima avevamo visto una squadra subire in 45′ tre gol dall’ultima in classifica (prima di quella gara ne aveva segnate altrettante, ma in 720′). Nove giorni prima, in una conferenza stampa per certi versi surreale, Nevio Scala aveva sottolineato che in realtà questo Parma aveva pochissimo da migliorare.

CRESCITA ZERO – Si è parlato spesso di “processo di crescita” necessario per una squadra costituita da tanti nuovi innesti. Il ritornello di quest’inizio di stagione è forli-panchinastato proprio questo: ci sono tanti nuovi giocatori, è normale che ci voglia un po’ per riuscire a trovare la quadratura e gli automatismi giusti. Fino alla gara contro il Venezia il processo (anche se molto lento) sembrava portare qualche frutto, almeno fino agli ultimi due minuti e all’harakiri finale. Da quel momento in poi la crescita si è fermata. La reazione d’orgoglio di Pordenone, la vittoria (ma che fatica…) contro l’Albinoleffe ed il pareggio (anche lì, che fatica…) contro la Sambenedettese hanno portato poi alla pesante (ed inappellabile) sconfitta contro la FeralpiSalò e ai primi fischi del Tardini. Nonostante o si stava per aprire una serie di gare semplici, almeno sulla carta, utili a portare avanti quel rodaggio che il Parma non era riuscito per certi versi nemmeno ad iniziare. La gara di Forlì e quella di sabato contro il Mantova hanno invece fatto vedere un Parma fragile, che reagisce d’orgoglio se passa in svantaggio, ma a cui manca completamente una solidità psicologica. Quella che è andata in scena contro il Mantova è una squadra che non ha voglia di vincere, bensì paura di perdere.

EVIDENTI PROBLEMI TATTICI – I frutti di questi equilibri instabili sono una serie di problemi tattici che non solo con il tempo non spariscono, ma si accentuano giornata dopo giornata. Ed è questo l’aspetto che più preoccupa. Nel 3-5-2 Apolloni chiede alle mezzali di portarsi in avanti, allargandosi sulle due fasce: in questo modo ad impostare si trovano i difensori (con licenza di portare il pallone, come spesso fa Lucarelli) ed il solo Corapi, costretto a vagare in una vasta prateria occupata apolloni-lumezzanequasi esclusivamente da giocatori avversari. Il risultato è tristemente noto: lanci lunghi, mai tre passaggi consecutivi, e tanta, (decisamente) troppa casualità. Una squadra, il Parma, che non riesce a rimanere compatta e si allunga, dilata le distanze dei reparti, costringendo giocatori fondamentali a correre (male) il doppio del dovuto. Energie sprecate che poi tolgono lucidità in entrambe le fasi. Il concetto, dopo dieci giornate, dovrebbe essere chiaro a tutti, ma a quanto pare non è così. La questione sembra tristemente semplice: o l’allenatore chiede esattamente questo ai propri giocatori, e non ha capito che tutto ciò non sta assolutamente funzionando, oppure chiede tutt’altro ed i giocatori in campo non riescono a seguirlo. Qualsiasi sia la “traduzione” di questo infelice momento, il non trovare una soluzione sta trasformando questo processo di crescita in una pesantissima involuzione.Ma come, siamo a tre punti dalla prima!” esclamerete voi, ed è la stessa cosa che pensiamo noi. Però è altrettanto evidente che giornata dopo giornata non solo non vi è alcun miglioramento, bensì c’è una chiara sensazione di essere sull’orlo di una crisi di nervi. Una squadra che per oltre 45′ rimane in balia di un avversario organizzato e ben disposto in campo, ma che in nove partite aveva raccolto solo sei punti, è una squadra in netta difficoltà.

È UN PARMA IN TILT – Il risultato di questa pesante involuzione è una forte, fortissima sensazione di stallo. Perchè se è vero che è arrivata una vittoria (la quinta in dieci partite), il campo sabato sera ha dato segnali decisamente preoccupanti. Corapi dopo la gara contro la FeralpiSalò ha detto: “dobbiamo svegliarci, così non possiamo andare avanti“; Guazzo dopo la vittoria di Forlì ha ribadito: “dobbiamo darci tutti una svegliata“; Baraye sabato sera ha affermato: “siamo i primi a sapere che scala-minotti-galassiabbiamo giocato male“. Da almeno tre partite, insomma, i giocatori non solo sembrano aver capito che le cose non vanno, e lo ammettono in maniera chiara nelle dichiarazioni a caldo. I difetti tecnico-tattici di questa squadra però in campo continuano a vedersi, e giornata dopo giornata si amplificano sempre di più andando ad intaccare la sicurezza e la serenità di una squadra assemblata male ma che nonostante questo si trova a tre punti dalla vetta della classifica. Niente di nuovo nel mondo del calcio: non sempre i progetti funzionano, e situazioni di questo tipo sono all’ordine del giorno. Per dare una sterzata netta normalmente ci sono metodi abbastanza diffusi. Con la conferenza stampa del 13 ottobre la dirigenza ha sancito l’unione con l’allenatore, confermando di essere un blocco unito. Per questo un cambio alla guida non è pensabile, a meno che Scala non voglia rimangiarsi la parola data. Fatto sta che a questa squadra manca (e l’abbiamo scritto il 12 ottobre scorso) una figura autorevole che possa dare la scossa giusta a tutto l’ambiente. Da Apolloni a Scala, la sensazione è che manchi proprio questo. Per riuscire a cambiare rotta, vista la fiducia data dalla società, c’è tempo fino a fine stagione. Se però si vuole ambire al primo posto è necessario che l’attuale staff, dal Presidente all’allenatore passando per Minotti e Galassi, impari a farlo il prima possibile.