PARMA, LA “PAREGGITE” VA LASCIATA ALLE SPALLE: IN ARRIVO DIECI GARE DA NON SBAGLIARE

Da qualche settimana sui social network assistiamo ad una lotta serrata da due correnti. Da una parte c’è il gruppo di quelli che “non c’è gioco, non si vince più, dovremmo stravincere sempre, ecc. ecc.”, dall’altra invece quelli che “siamo primi, imbattuti, ad inizio agosto c’erano solo 5 giocatori, ecc. ecc.“. Come spesso accade, al di là delle esagerazioni (positive o negative che siano), la verità potrebbe stare nel mezzo.

Inutile ricordare e descrivere nuovamente il cammino del Parma fin qui, come del resto ricordare o citare i vari record che la banda di Apolloni ha raccolto fino a questo momento. Li sappiamo, li conosciamo, li abbiamo celebrati e quindi non ha più senso ripetersi. I crociati, però, sembrano essersi ammalati da qualche tempo. La prognosi è spietata: si tratta di forli-saluto-finalepareggite. Quattro volte nelle ultime cinque gare, infatti, Lucarelli e compagni si sono spartiti la posta in palio con l’avversaria. Doveroso ricordare che sono state quattro gare diverse tra loro: con il Mezzolara il Parma ha giocato una gara sottotono, ad esempio, mentre contro la Ribelle l’espulsione di Baraye ha sicuramente influenzato l’intera partita. È però inevitabile cogliere qualche segnale d’allarme per un Parma che dopo essersi abituato a vincere quasi sempre ora fatica a ricordare come si fa, tanto da impostare una gara (seppur difficile) come quella di ieri con l’idea di evitare a tutti i costi di perdere.

Abbiamo cercato di vincere, ma abbiamo anche fatto di tutto per non perdere“. L’analisi lucida, perfetta e tremendamente vera è di Riccardo Musetti al termine di Forlì-Parma. Da questo punto di vista i crociati hanno giocato una buona gara, se vogliamo chiudere un occhio su quel contropiede salvato da Giorgino e sul palo colto da Fantini nel primo tempo. Non si voleva perdere, e non si è perso, quindi in quest’ottica (considerando che fosse quello l’obbiettivo) c’è ben poco da recriminare. Le lunghezze di distacco dall’AltoVicentino ora sono 7, mentre i punti a disposizione fino a fine stagione sono 30. Tutte le squadre hanno i loro alti e i loro bassi, questo è poco ma sicuro. Anche su questo aspetto si fonda la teoria sposata da molti secondo la quale il Parma avrebbe già vinto il campionato. Da Collecchio però filtra cautela e prudenza, ed il ritornello è sempre lo stesso: “nel calcio non c’è nulla di scontato, fino a quando la matematica no ci premierà non sarà finito proprio niente“.

Non dare nulla per scontato è giusto, condivisibile e intelligente. Però proprio per questo motivo bisogna essere esigenti: se riteniamo che l’AltoVicentino possa vincere tutte le gare da qui alla fine, allora vorrebbe dire che il Parma potrà permettersi di pareggiarne solo tre, immaginando per un momento che nelle restanti sette gare arrivino altrettante vittorie.
rush-finale2Vorrebbe dire, dunque, che serve invertire una tendenza che ha visto il Parma iniziare il 2016 con quattro vittorie su quattro partite (12 punti e 12 gol fatti), per poi però ammalarsi di pareggite e conquistare 7 punti in cinque gare, mettendo a segno solo sei reti (delle quali quattro contro la Clodiense). Il girone di ritorno sarà di sicuro più complicato, con squadre che lottano per i propri obbiettivi, conoscono meglio gli uomini di Apolloni e hanno già in mente possibili contromisure; ciò nonostante è evidente che vi siano dei problemi a creare e poi finalizzare le occasioni da gol. Lo dicono anche i numeri: all’andata nelle cinque gare tra Mezzolara e Forlì i crociati avevano segnato 14 reti, mentre nel ritorno si sono fermati a 6. Ovvero meno della metà.

Numeri che non devono preoccupare eccessivamente, ma che non vanno assolutamente sottovalutati. Lentigione, Virtus Castelfranco e Romagna Centro sono tre gare da non fallire assolutamente, per far capire a chi inizia a sognare un possibile aggancio che il Parma non mollerà fino alla fine. E per non fallire non intendiamo dire che siano tre partite da non perdere. Serve ritrovare la brillantezza, l’imprevedibilità offensiva e soprattutto i tre punti. Perchè da qui a fine stagione ci dev’essere un solo risultato possibile: la vittoria.