PARMA-NAPOLI E L’ASSORDANTE SILENZIO DELLA SOCIETA’ PARTENOPEA…

Ricordo come se fosse ieri quando, a pochi giorni dalla laurea in giornalismo, consegnai la mia tesi. L’argomento mi aveva appassionato: l’ufficio stampa e la gestione delle crisi. Da quel giorno ho una maledetta abitudine che non riesco proprio ad accantonare: quella di cercare di capire come potrebbe (o dovrebbe) agire un ufficio stampa in situazioni complicate. In una squadra di calcio sono variegate e molteplici le situazioni in cui si cerca di intervenire per contenere situazioni di crisi, e la maggior parte delle volte il tempo per pensare è davvero poco. Dopo ciò che è successo in campo al termine di Parma-Napoli, e soprattutto in seguito alle parole pronunciate a caldo da Donadoni, in sala stampa eravamo tutti curiosi di sentire come avrebbe risposto la società partenopea. Nessuno però si è presentato ai microfoni dei giornalisti presenti, a causa del silenzio stampa indetto dalla società.

A livello teorico ci sono delle regole che poi spesso non vengono messe in pratica per la miopia e la mania di grandezza di chi la società la dirige, e prende decisioni scavalcando gli addetti ai lavori sentendosi onnipotente ed onnisciente. La società deve informare i media qualsiasi sia l’informazione disponibile; le brutte notizie palladinovanno date il prima possibile e nella loro interezza; la società deve parlare con chiarezza e trasparenza; l’interesse dei media per ciò che è accaduto è legittimo; ma soprattutto:se la società non parla, qualcun’altro lo farà. Ed è esattamente questo il punto: di ciò che è accaduto ieri pomeriggio al Tardini hanno parlato davvero tutti. L’hanno ovviamente fatto (e ci mancherebbe altro!) giocatori e l’allenatore del Parma, ma a commentare l’accaduto sono stati anche tutti gli opinionisti dei vari salotti tv. Il tutto sulla base di una sola campana, quella della società crociata, che dopo aver sentito le frasi pronunciate da giocatori e dirigenti napoletani ha voluto fin da subito denunciare l’accaduto. Il Napoli, invece, ha commentato la cosa minimizzandola attraverso il proprio profilo Twitter: “Tutte le proteste di fine partita erano rivolte esclusivamente alle continue perdite di tempo. Nessuna di queste proteste riguardava l’impegno del Parma che è stato ovviamente encomiabile”.

Una spiegazione, quella del profilo ufficiale del Napoli, che fa acqua da tutte le parti, visto che non si ricordano grandi perdite di tempo da parte dei giocatori crociati. Il problema in questi casi è che evitare la stampa, come hanno fatto giocatori e dirigenti del Napoli, è un errore a prescindere, anche avendo la ragione dalla propria parte. Affidarsi a Twitter con quella che sembra una banale scusa, dimostra che forse sarebbe stato troppo difficile sostenere le domande degli addetti ai lavori, magari per non ammettere ciò che davvero è accaduto. Tutte le testate partenopee sono subito corse in aiuto, con accuse abbastanza peculiari ai “napoletani livorosi” che vestono la maglia crociata, rei di avere fatto la partita della vita e, per questo, di non aver rispettato le proprie origini. Ma c’è spazio anche per le fantomatiche provocazioni di Mirante ad Higuain, solo perchè il Pipita aveva protestato per un fallo di mano in area ed il portiere crociato gli ha urlato di “non rompere il ca**o“, cosa che è stata vista come una “feroce istigazione“. Forse tutto questo servirà ad ammaliare il pubblico napoletano, mentre a livello nazionale a rimbombare sono le parole di Palladino, di Donadoni e le immagini di ciò che è accaduto. L’eco più assordante, però, è uno solo: quello del silenzio di chi avrebbe potuto dare la propria versione dei fatti ed invece ha preferito tacere. Perchè?