Parma, le mille facce di un rimpianto

millefacceC’è il viso di Donadoni, incredulo e sconsolato durante il primo tempo, nel pomeriggio del Parma che a Cagliari probabilmente getta al vento il proprio destino, in balia ora di avversari, calcoli matematici, classifiche avulse e intrecci di classifica. Donadoni che alla vigilia aveva chiesto quella che poi è stata la vera assente durante il primo tempo, ovvero una concentrazione feroce. Feroce come la faccia di Felipe, che per l’ennesima volta aveva sostituito degnamente Paletta, ma che dopo essere caduto in area ed essere stato invitato con le cattive a rialzarsi, ha visto bene di scagliare una manata ad un avversario che probabilmente attendeva solo quello.

C’è anche la faccia di Acquah, poco prima che il Parma finisse in dieci, dopo il miracolo di Silvestri sul suo colpo di testa: sbigottita, arrabbiata, quasi a voler rivendicare un po’ di buona sorte, o a chiedersi da dove sia venuto fuori quel ragazzino dalla faccia pulita che, all’esordio in Serie A, ha compiuto un paio di autentici miracoli. Quella di Cassano, di faccia, è invece scura, e lo è stata durante tutta la gara. Il barese ha provato a segnare in ogni modo, prediligendo forse per la prima volta in questa stagione la conclusione personale alla ricerca spasmodica dell’assist verso il compagno. Manca però il sorriso, nel suo viso, e la spensieratezza che ha a lungo contraddistinto una stagione che lo ha visto tornare protagonista.

leonardiinterC’è poi la faccia di Gobbi, decisamente scura nelle ultime apparizioni, quando per osservarla bisognava attendere la sua uscita dallo stadio visto che il campo, ultimamente, l’aveva visto dalla panchina. O quella di Amauri, lottatore vero al di là del minutaggio che gli viene assegnato dal tecnico. C’è quella di Lucarelli, incredula dopo il rigore assegnato da Gervasoni, sicuramente generoso anche se il Capitano crociato era dall’inizio della gara che stava utilizzando un po’ troppo le braccia. Per non parlare della faccia di Dessena: “da schiaffi“, direbbe qualcuno. Se l’è tenuta tra le mani dopo il contatto con Lucarelli come se un treno gli fosse sbattuto sul naso, con molta furbizia. Cose viste e riviste anche da parte dei crociati, ci mancherebbe, ma in una giornata così, è come soffiare su un braciere ardente.

Ultimo, ma non di certo meno importante, è Pietro Leonardi: lui la faccia ce la mette sempre, soprattutto dopo le sconfitte. A Roma, dopo aver incassato 4 gol dalla Roma di Garcia, ha detto che il Parma “pretende l’Europa League“. Dopo la sconfitta contro l’Inter ha affermato di essere “ancora più convinto del raggiungimento dell’obiettivo“. E’ lui il parafulmine di una squadra dalla faccia sempre più scura, che ha gettato il proprio destino in mani altrui, ma fatica giornata dopo giornata a rendersi conto del perchè, e soprattutto di come fare per invertire la rotta. La pioggia dei rimpianti cade forte su Parma: i fulmini li prende tutti Leonardi, ma questo Parma ha l’ombrello bucato. Speriamo sia vero che non può piovere per sempre…

L’Editorialista