PARMA, LA SVOLTA È DIVENTATA UN INCUBO: ORA NON BISOGNA SPROFONDARE – IL PUNTO DI PFZ.IT

In tanti questa notte hanno osservato il tetto sopra al proprio letto senza riuscire a dormire. L’hanno fatto i giocatori, ma anche molti tifosi. La partita della svolta si è trasformata in un incubo, e dopo aver assaporato una vittoria che avrebbe potuto regalare fiducia ed entusiasmo, il Parma è sprofondato in quello che si può venezia-evidenzatranquillamente definire il momento più buio e difficile dalla rinascita ad oggi. Non è un caso che ci si arrivi dopo la prima sconfitta in oltre 40 gare di campionato, per di più al Tardini, ma non è solo questo il punto. Quando si vince va tutto bene, si passa sopra ad alcuni aspetti preoccupanti perchè, in fondo, ci sono i risultati. Quando si perde però tutti i dubbi e le perplessità tornano su come un vortice di una potenza inaudita. Una rabbia così forte da parte dei tifosi, almeno a giudicare da quanto si legge sui social network, non la ricordavamo da tempo. I nodi alla fine vengono al pettine“, dice qualcuno, ma è ovvio che tutta questa situazione va analizzata con equilibrio e senza isterismi.

Eppure ieri l’inizio era stato confortante, e non solo per il gol arrivato dopo una manciata di secondi. Con Inzaghi che pensava di sorprendere i crociati mettendosi a specchio, Apolloni ha deciso di schierare un 3-5-2 anomalo (che in diverse fasi di gioco somigliava quasi ad un 4-4-2) con Nocciolini largo sulla destra. L’ex attaccante del Forlì di fatto ha messo un freno a Garofalo, che sulla fascia sinistra dei veneti nel primo tempo non si è quasi mai fatto vedere in avanti. Un primo tempo in cui il Parma ha avuto l’unica pecca (pagata a caro prezzo successivamente) di non trovare almeno il gol del 2-0. Certo, centrocampo ed attacco hanno ancora faticato non poco a comunicare tra di loro, ma si è visto senza dubbio un Parma intenso, voglioso e tignoso anche sulle seconde palle. Il crollo è arrivato nel secondo tempo, ed è forli-galassi-apolloniiniziato dal 7′. Nocciolini, dopo 50′ con evidenti obblighi di copertura, aveva bisogno del cambio. Al suo posto è entrato Messina, quando in panchina c’erano altre due opzioni (Melandri o Baraye) che sarebbero equivalse ad una forzatura (come del resto era quella di Nocciolini) che però fino a quel momento ti aveva permesso di mantenere alto il baricentro e di dominare l’incontro. Da quel momento in poi il Parma si è schiacciato, sempre di più. Non ha subito granchè, ed anzi Zommers ha dovuto sporcare i guanti solo in un paio di uscite. Ma l’inerzia è cambiata inesorabilmente. I crociati non riuscivano più a risalire, Calaiò a volte era costretto a difendere il pallone da solo, non accompagnato dal resto della squadra. Evacuo, nel frattempo, era palesemente in debito d’ossigeno dopo un primo tempo ad alta intensità. Il suo cambio però è arrivato solo all’85’. Nel frattempo al posto di Giorgino, acciaccato, è entrato Miglietta. L’idea probabilmente era quella di tenere maggiormente il pallone affiancandolo a Corapi, ma ormai era tutta la squadra a non risalire più, e dunque il neo entrato si è trovato a dover fare la mezzala con compiti di copertura. Non proprio il suo mestiere.

Con il senno di poi, sia chiaro, parlare è semplicissimo, e tutto questo resta una nostra, seppur legittima, umile opinione. La sensazione però è che la gara il Parma l’abbia persa anche e soprattutto lì (senza ovviamente dimenticare le ingenuità sui due gol subiti). Invece di rispondere colpo su colpo al Venezia, aggredendo gli enormi spazi lasciati dagli avversari (magari, ribadiamo, con giocatori come Baraye e Melandri), la squadra di Apolloni si è rintanata nella propria metà campo senza superarla quasi mai. Tiri in porta da parte del Venezia non ce ne sono stati fino al gol, ma nel calcio amministrare un semplice 1-0 contro squadre comunque valide può diventare fatale, come del resto è stato. Ed è così che la svolta positiva, come dicevamo, si è trasformata in un incubo. Difficile lucarelli-mixed-figaora trovare serenità, ed anzi la fiducia da parte del pubblico nei confronti della guida tecnica e dei risultati della squadra ha forse toccato i minimi storici. Nel frattempo è toccato a Capitan Lucarelli fare le veci della società e sottolineare che il Parma è un gruppo unito, e che la squadra sta con il tecnico. Dalla dirigenza non è arrivata alcuna dichiarazione, nonostante le pesanti critiche (difficili da non leggere e non sentire) da parte di tutto l’ambiente.

Quella di Pordenone in ogni caso diventa una gara che potrebbe fungere da crocevia sotto tanti punti di vista. Il mercato, ad esempio: Minotti, a Tv Parma, ha annunciato che la decisione sull’eventuale centrocampista in arrivo (gioco forza uno svincolato, essendo chiuso il mercato) arriverà dopo la gara di sabato. Ora i crociati hanno però la necessità di trovare una vittoria e ripartire dal primo tempo visto al Tardini contro il Venezia, senza se e senza ma. Non è troppo tardi per raggiungere qualsiasi posizione, siamo solo alla quinta giornata. Potrebbe però diventarlo qualora non arrivasse un netto cambio di rotta nelle prossime gare.

Partite non facili, quelle in arrivo, non solo per la caratura degli avversari (il Pordenone è primo in classifica con tre vittorie ed un pareggio), ma soprattutto per le scorie che a livello psicologico che il Parma si porterà dietro. La sensazione è che per certi aspetti ieri sera, nei minuti di recupero della sfida contro il Venezia, i crociati abbiano toccato il fondo. Per risalire c’è tempo: l’importante è non sprofondare.