PARMA, LA SETTIMANA PIÙ LUNGA – SERVE UNA STERZATA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

Passaggio a destra, passaggio a sinistra, passaggio indietro e lancio lungo nella speranza che Evacuo e Calaiò inventino qualcosa. Verrebbe da descriverlo così, in maniera un po’ drastica ma non troppo lontana dalla verità, l’attuale gioco del Parma. Una squadra che lunedì sera, in diretta nazionale, si è trovata completamente nuda di fronte alle proprie insicurezze e ai propri limiti. Per sette giornate di campionato si erano intraviste molte difficoltà, sia dal punto di vista tecnico che tattico, sempre “coperte” dall’orgoglio di non subire schiaffi senza una reazione adeguata. All’ottava partita, però, tutti i nodi sono arrivati al pettine, creando un blocco che rende la situazione decisamente preoccupante.

LA CATTIVERIA E I PROBLEMI EVIDENTI – Se volete una delle poche cose positive è la distanza in classifica dalla vetta che, in questo campionato in cui nessuno ha ancora iniziato a correre per davvero, è ancora di “solo” cinque punti. Sul banco degli imputati, almeno a giudicare dalle dichiarazioni post partita, è finita la mancanza di cattiveria da parte della squadra. Lunedì sera in effetti non si è vista, e c’è poco da dire. Quella stessa cattiveria però ti ha permesso di ribaltare partite come quella di Pordenone, o di restituire i colpi subiti contro la Sambenedettese, ad esempio. Il vero problema sembra risiedere in due aspetti, legati a doppio filo: il primo è quello di una squadra a cui manca in maniera evidente qualche tassello fondamentale, e la mancanza di una minima identità di gioco.

MANCA UN’IDENTITA’ DI GIOCO – Già, l’identità di gioco. Dopo aver provato per mesi il 3-5-2, modulo con il quale la difesa risultava abbastanza coperta ma si faticava non poco in attacco, Apolloni ha optato per un 4-4-2 che non ha cancellato assolutamente i problemi in fase di costruzione, ed ha indebolito (almeno questo dice il campo fino ad ora) la copertura che viene data al reparto difensivo. Sia Sambenedettese che FeralpiSalò hanno dato l’impressione di poter saltare il centrocampo con una facilità impressionante, e sempre palla a terra per vie verticali. Che la difesa sia a tre o a quattro, la sensazione è che non si possa prescindere da una mediana con tre centrali, per non andare in inferiorità numerica e dare maggiori garanzie al reparto arretrato. Il problema in fase di costruzione però è talmente evidente che è difficile da non sottolineare. I lanci lunghi e i cross dalla trequarti quando non si trovano sbocchi appaiono la naturale conseguenza di una squadra che sembra non sapere (o aver dimenticato) come e quando attaccare gli spazi senza palla. Tagli, movimenti offensivi, verticalizzazioni per aggredire gli spazi nelle difese avversarie sono concetti che questo Parma fatica a mettere in pratica. Dopo otto giornate è una cosa molto preoccupante perchè ormai il gruppo, anche se ha visto l’innesto di diverse novità, lavora insieme da diversi mesi. Lunedì sera quest’aspetto è stato evidenziato in maniera esponenziale dalla prestazione di tutta la squadra.

L’AUTOCRITICA DEI GIOCATORISe i muri dello spogliatoio crociato potessero parlare, racconterebbero di aver tremato non poco al termine dell’incontro contro la FeralpiSalò. Prima di portare la squadra sotto la curva a beccarsi i fischi, Capitan Lucarelli ha urlato alla squadra: “Non corriamo ed è giusto che perdiamo le partite“. La sensazione è che il tutto sia proseguito anche all’interno del Tardini, e non è un caso che entrambi i giocatori chiamati a parlare in sala stampa hanno fatto una profondissima (ed apprezzabile) autocritica. “Dobbiamo darci una svegliata, così non si va da nessuna parte. È mancata completamente la cattiveria giusta” ha detto Ciccio Corapi, mentre Manuel Scavone ha chiuso così: “Non c’è molto da dire: abbiamo sbagliato la partita ed abbiamo meritato di perdere”. Un segnale da parte di tutta la rosa, che sa che bisogna dare di più, perchè anche con i limiti tattici evidenziati finora senza la giusta rabbia agonistica c’è il rischio di finire davvero male. Ha parlato anche il tecnico, che per certi versi ha sottolineato le difficoltà nate da un atteggiamento sbagliato da parte della squadra, ed è apparso come spesso accade un po’ “solo”: nessuna dichiarazione è arrivata da parte della dirigenza, ovvero da Scala, Minotti o Galassi. Nè dopo la partita, nè alla ripresa degli allenamenti.

MANCA UNA FIGURA AUTOREVOLE?Ed è anche questo silenzio a colpire, abituati ad alcuni personaggi del mondo del calcio che, giusto o sbagliato che sia, in situazioni difficili (e quello di lunedì è senz’altro il punto più basso della “nuova” storia crociata) fanno da parafulmine per poi farsi sentire nello spogliatoio. Per certi versi, all’esterno, la percezione è che manchi una figura autoritevole anche agli occhi della squadra, che prenda in mano una situazione che non è ancora critica (i punti restano “solo” cinque e c’è tempo per rimediare) ma che può diventarlo. I giocatori, con la pesante autocritica di lunedì sera, hanno di fatto promesso che prestazioni scialbe dal punto di vista agonistico non si ripeteranno, e solo il campo ci dirà se questo è vero o meno. Sopra di loro però dev’esserci qualcuno che gestisca le difficoltà. La percezione all’esterno però non può essere la verità assoluta, ci mancherebbe, quindi dando per scontato che questa figura ci sia (Scala, ad esempio, ma anche Minotti e Galassi), i risultati si devono iniziare a vedere.

I SOCI INIZIANO A SPAZIENTIRSI – Da quanto traspare questo è anche quello che pensano i soci, che finora hanno osservato “in silenzio” uno spettacolo che non può risultare accettabile per chi, tra investimenti, sponsor ed il resto, ha messo a disposizione della società oltre 8 milioni di euro. La loro presenza però non è mai mancata, sia a Collecchio che dietro le quinte. Fino a lunedì, nonostante la preoccupazione in crescita, è sempre stata una presenza di appoggio, con una fiducia di certo non incondizionata ma costante nella scelta fatta all’inizio del viaggio. Soprattutto è stata una presenza rispettosa delle regole stabilite all’inizio del gioco: la parte sportiva (ergo Scala, Minotti e Galassi) ha pieni poteri decisionali, risorse non illimitate ma di certo sostanziose, ed ovviamente deve rispondere di quelli che sono i risultati. Per questo non è mai stato scavalcato nessuno, nè all’interno nè all’esterno. A parte qualche dichiarazione breve in circostanze istituzionali, non si ricordano infatti frasi o interviste rilasciate da nessuno di loro. Per alcuni tifosi questo è parso frutto di disinteresse e superficialità, quando in realtà era un modo (giusto o sbagliato che fosse) coerente di gestire la situazione rispetto alle decisioni prese ormai più di un anno fa. È normale però che la situazione sia talmente preoccupante da imporre un punto della situazione, che sfocerà in una riunione già in programma. Se la dirigenza è convinta che si possa uscire da questa situazione con Apolloni, difenderà la scelta iniziale e però dovrà garantire sul campo dei progressi vistosi, costanti e soprattutto immediati. Se invece ci sarà la volontà di cambiare la guida tecnica ci sarà la possibilità di farlo, ma per quanto riguarda i progressi richiesti la situazione non cambierebbe. Insomma serve una sterzata, il prima possibile.

SERVE UNA REAZIONE – Qualcosa deve cambiare, ma è una cosa che tutti sanno già. Deve cambiare l’atteggiamento, l’intensità e quell’approccio sbagliato che spesso porta i crociati a reagire solo dopo aver preso uno sberlone. Deve cambiare anche quel gioco “inceppato” e troppo concentrato sulle spalle dei due attaccanti, che non possono inventare ogni volta qualcosa raccogliendo una marea di lanci lunghi spesso scagliati in emergenza. Devono comparire idee chiare, perchè anche con qualche tassello mancante questa rosa deve e può fare molto di più. La dirigenza e lo staff tecnico lo sanno bene, e di sicuro lavorerà in maniera incessante per dimostrare che quello di lunedì è stato il fondo da cui risalire. Serve cambiare marcia, e dimostrare progressi evidenti: se arriveranno la crisi in atto rientrerà in modo quasi naturale, altrimenti la situazione diventerebbe davvero buia.