PARMA, LA NOBILE DISILLUSA CHE NON RIESCE PIU’ A SOGNARE… – L’EDITORIALE DI PFZ.IT

Si dice che i limiti vengano messi in risalto nelle situazioni di difficoltà. Il Parma, fallito lo scorso 19 marzo, è l’esempio lampante di questa teoria. Tutta la polvere che era stata nascosta sotto al tappeto svolazza ora per la città, offuscando tutti quei pregi che hanno reso l’ambiente crociato celebre nell’Italia e nel mondo. Da isola EUROPARMA-gallery18felice a landa desolata, da provinciale vincente a nobile decaduta, dall’Europa League al fallimento, dal rigore di Cerci al 7-0 dello Juventus Stadium, dal “siamo una società sana” ai 218 milioni di debiti, dagli oltre duemila tifosi in trasferta a Reggio ai 400 dell’anno successivo e ai 150 di Carpenedolo. “Nelle difficoltà lotta col cuore e la vittoria arriverà“, cantava la Nord qualche anno fa. La voglia di lottare sembra però che sia scomparsa, sotterrata da tutta quella polvere e dalle malefatte di certi personaggi, anche se la sua mancanza viene riempita dal grande cuore di chi c’è sempre, nonostante tutto, in casa o in trasferta. In molti ora pensano sia meglio ripartire dalla D puliti, senza debiti, in mano finalmente a degli imprenditori parmigiani. Stanchi delle bugie, delle false promesse, dei personaggi discutibili, di un calcio marcio, credono che sia meglio tornare alla “genuina” quarta serie con trasferte vicine, senza tessera del tifoso, pane e salame per tutti e un po’ di malvasia che non guasta mai. Tanto prima o poi si risalirà, o altrimenti amen, fa niente.

Poi però ripensi a tutto ciò che è stato costruito negli anni, e a tutto ciò che verrebbe inevitabilmente perso, e davvero si fa fatica a capire come non sia possibile aggrapparsi alla speranza (anche se è sottilissima) di poter ripartire dalla B. Dipendenti e fornitori cornuti (non recupererebbero quasi nulla di ciò che gli spetta) e mazziati (molti di loro non avrebbero un posto nemmeno nel nuovo Parma, visto che in D la macchina organizzativa è molto ridotta), un Settore Giovanile completamente spolpato e azzerato, l’Ennio che probabilmente vedrà la Serie A con un’altra società (il Carpi), un Centro Sportivo che, in attesa di capire se i curatori manif3fallimentari riusciranno a “strapparlo” all’Eventi Sportivi assieme al marchio, diventerebbe assolutamente innecessario. I colpevoli di tutto questo? I nomi li conosciamo tutti. Persone che la città, prima o poi, “ringrazierà” (cit.). E’ inevitabile però avere il magone di fronte ad una situazione come questa: una tristezza viscerale che pervade il tifoso crociato, che forse fatica a credere ai propri occhi. Di viscerale, però, c’è rimasto solo questo. Fino a qualche settimana fa c’era anche una forte rabbia, impulsiva, profonda, passionale verso chi ha contribuito a distruggere tutto in pochi anni. Sembra però che la rabbia abbia preso molto (forse troppo) dello spazio che prima era riservato all’amore verso la propria squadra, verso la propria fede, verso sè stessi. Perchè è vero che spesso ci si arrabbia anche (e soprattutto) per amore, ma non va mai dimenticato il sentimento che c’è alla base di qualsiasi reazione, anche se negativa.

Ad essere spazzato via, in caso di Serie D, sarebbe anche l’intera storia del Parma, un passato che meglio di qualsiasi altra cosa può spiegare bene la netta divisione generazionale all’interno del tifo crociato: quelli a cavallo degli “anta” che forse ricordano con nostalgia un calcio che ora non c’è più, che li vedeva sempre presenti sui gradoni dell’Ennio anche quando il Parma navigava nelle categorie inferiori; e quelli nati con il Parma di Scala, che hanno vissuto in sequenza gli anni migliori, il crac Parmalat, la risalita e poi il fallimento. Due categorie che hanno faticato spesso ad unirsi, a trovare punti in comune, anche perchè i tifosi più giovani, spesso, vengono da fuori Parma. Proprio questi ultimi sono quelli che, con l’ingenuità e la folle fiducia incondizionata tipica di ogni tifoso, sperano ancora che si possa salvare la Serie B, a dispetto dell’opinione pubblica che sembra aver già fornito la sua sentenza. Supporter crociati che in Serie D non avrebbero nemmeno la possibilità di ascoltare le partite per radio, che in questi anni diventavano pazzi per cercare un link pirata per vedere la partita su internet, aspettando quelle due, tre partite all’anno in cui si potevano recare al Tardini per essere vicini alla propria squadra. Anche se qualcuno storcerà il naso, non si può non considerare anche quel grande gruppo di tifosi “stranieri” come un vero e proprio tesoro. Per non parlare dei simpatizzanti sparsi in giro per il pianeta: suscita una certa tenerezza pensare che tifosi inglesi, spagnoli, tedeschi siano toccati profondamente dalla possibile scomparsa della quarta squadra italiana nella classifica di tutti i tempi dei trofei conquistati in Europa.

Ma prima parlavamo di limiti: da anni si discute animatamente sul fatto che servirebbe un investimento concreto da parte degli imprenditori parmigiani per la squadra della propria città. Il lemma “Il Parma ai parmigiani” potrebbe quindi diventare realtà. Si attendono però altre notizie, perchè se ci dovessimo basare solo su cbarillaiò che è trapelato finora verrebbe quasi voglia di sperare nell’avvento di qualche “straniero. Circa 150mila euro a testa per 12 investitori, tra cui Pizzarotti, Chiesi, Barilla, Dallara. Lungi da noi fare i conti nelle tasche altrui, ci mancherebbe, ed è giusto dire che ognuno con i propri soldi fa ciò che vuole. Alcuni tifosi però già rumoreggiano, e sul web si chiedono; è il massimo che Parma può esprimere?  In ogni caso un eventuale giudizio andrà espresso solo quando si conosceranno i progetti per il futuro. Non va dimenticato però che risalire dalla D non è assolutamente una passeggiata (per info citofonare Pro Piacenza), visto che a fare il salto in Lega Pro (salvo ripescaggi) sono solo 9 squadre su 167, una per girone. Considerato poi che quello emiliano è il girone più agguerrito…

Nel frattempo i curatori fallimentari sono al lavoro, e la nomina di Demetrio Albertini farà senz’altro da calamita per i media, attirando l’attenzione su Parma e sul Parma già dalla presentazione di venerdì. Il lavoro è tanto, ma la voglia di fare il possibile per ridurre il debito sportivo c’è sia da parte dei curatori che da parte dei giocatori. Dal punto di vista sportivo, poi, Lucarelli e compagni hanno davanti a loro 12 gare da giocare, e lo sgomento portato dall’era Manenti e dal fallimento sta lasciando spazio alla voglia di togliersi delle soddisfazioni, di vincere qualche partita, di terminare il campionato con orgoglio e con la testa alta. “Non voglio una squadra dimessa, voglio vincere sabato. Abbiamo l’Inter sabato, l’Inter!” ha gridato Donadoni durante l’allenamento di ieri. E i tifosi? “A Cagliari e a Roma non potrò esserci – ci ha scritto un tifoso del Parma – ma mi sto organizzando per non perdermi nemmeno una partita da qui alla fine. Lo so, può sembrare assurdo, ma so che se mi lasciassi travolgere dalla delusione poi in futuro rimpiangerei di non essere stato vicino alla mia squadra in quelle che potrebbero essere le ultime partite in Serie A. Anche se io continuo a sperare nella B, non capisco come si possa volere la Serie D. A che pro?“. Forse più che la volontà c’è anche una dose di realismo, rispondiamo noi. Finchè ci sarà una possibilità è però obbligatorio rincorrerla, non lasciare nulla di intentato, sperare fino alla fine. Senza farsi illusioni, certo, ma in questo momento c’è solo da essere belli, compatti, uniti contro una morte che forse qualcuno vorrebbe annunciare già ora. Il “D-ecesso” sportivo ed economico di una città essere-unici-andare-oltreintera, per il momento, può attendere. Tra poco più di un mese il Parma verrà messo all’asta: cerchiamo di fare tutto il possibile affinchè la foto di gruppo sia più rappresentativa possibile: i tifosi vicini alla loro squadra, ora più che mai; i calciatori che sul campo portano a casa dei risultati e fuori si rendono disponibili a rinegoziare i propri crediti; il Settore Giovanile che si gioca fino in fondo le proprie carte in tutte le categorie, Primavera di Crespo inclusa. Facciamolo per attirare l’attenzione di chi eventualmente dovrebbe comprare questa società, per i dipendenti che rischiano di restare a casa, per un Settore Giovanile che rischia di scomparire, per un tessuto industriale che continua a non capire cosa significherebbe perdere una realtà come questa. Facciamolo anche se sappiamo che non cambierà molto: qui nessuno è un illuso, specie dopo tutto quello che è successo, ma di rimpianti e rimorsi ce ne sono già tanti: perchè aggiungerne altri?