Un Parma irriconoscibile: ora va tirato fuori l’orgoglio

E’ stato un Parma irriconoscibile quello del primo tempo di Torino e quello di ieri contro la Lazio. La differenza è che se contro la Juventus la reazione c’è stata, ieri a Roma i crociati non sono riusciti a scrollarsi di dosso quel torpore che ha caratterizzato una delle peggiori prestazioni dell’anno, almeno dal punto di vista della concentrazione e della lucidità.

donadonigdsprimaDALLE STELLE ALLE STALLE: Quando vinci, si può dire quello che si vuole, il mondo è ai tuoi piedi. Le partite senza sconfitta crescono sempre di più, e da 13 diventano 14, poi 15, e così via. I giornali non parlano d’altro: un giorno il protagonista è Parolo, quello dopo Donadoni, quello dopo ancora Cassano. Le porte della Nazionale, secondo i media, si aprono per tutti: Cassano, Parolo, Mirante, Paletta, Cassani, e qualcuno addirittura parla pure di Amauri. Giustamente tutti i protagonisti, davanti al microfono, gonfiano il petto e si prendono i loro complimenti, meritatissimi. Poi però succede che perdi contro la prima in classifica, Banti o non Banti, e tutto sommato ci può anche stare. Qualcosa però si rompe, all’interno dello spogliatoio, scompaiono quella concentrazione e quella lucidità che avevano segnato le vittorie più belle. Succede allora che ti ritrovi all’Olimpico per un vero e proprio spareggio, contro una Lazio onestamente molto inferiore, e giochi una partita inspiegabile. Chissà se i giocatori, durante la gara, hanno ripensato alla partita contro il Milan, esempio inequivocabile del fatto che il Parma se decide di accelerare ha la capacità di segnare a chiunque. Chissà se avranno ripensato a tutti quei complimenti, agli elogi, e avranno pensato che forse, prima della fine della gara, le cose si sarebbero sistemate da sole. Lazio-Parma porta con sè un insegnamento che i crociati dovranno obbligatoriamente cogliere: le 17 partite senza sconfitte sono arrivate grazie a delle prestazioni di squadra, basate sulla voglia, sulla concentrazione, sulla corsa e sulla generosità, ma sopratutto sulla testa. La sicurezza nei propri mezzi arriva proprio grazie a questi fattori, ne è la conseguenza. Già a Torino qualche segnale di rottura era stato percepito, con Amauri e Marchionni che nel secondo gol della Juventus perdono palla a centrocampo e invece di rincorrere il giocatore bianconero in contropiede si guardano e si dicono qualcosa, spazientiti. Qualcosa sembra essersi rotto nel giocattolo Parma, e va aggiustato il prima possibile.

donadoniL’INCREDULITA’ DI DONADONI: Quella di Donadoni è stata una partita nella partita. Prima incredulo per l’inizio dei suoi, poi un po’ più fiducioso dopo il pareggio, visto che il Parma effettivamente sembrava voler provare a scrollarsi di dosso la giornata negativa. Poi però il gol subito nel secondo tempo, una squadra incapace di combattere contro l’appannamento del quale era vittima e i molteplici errori di fronte ad una Lazio tutt’altro che irresistibile. Il tecnico ha passato buona parte della gara seduto, perplesso, quasi incapace di spiegarsi una prestazione così approssimativa. “Io seduto in panchina nel secondo tempo? C’era qualcosa che non riuscivo bene a inquadrare nella gara di oggi e nella giornata di oggi, per cui ho preferito starmene tranquillo” ha dichiarato dopo la gara. E’ effettivamente molto strano che una squadra abbia bisogno di essere risvegliata dal torpore, almeno questo Parma. Anche in passato, quand’è successo (ed è fisiologico) uno schiaffo era stato sufficiente. Questa volta no, ed è stato chiaro a tutti che il problema dei crociati è stato solo ed esclusivamente psicologico. Se il Parma avesse subito la Lazio dal punto di vista fisico, avremmo visto Candreva e Keita sfrecciare indisturbati sulle fasce, ma non è stato così, anzi: Lucarelli in un paio d’occasioni si è lanciato all’inseguimento di Candreva, e non ha perso terreno. E’ stata la testa a giocare un brutto scherzo al Parma, ed è una cosa che va risolta il prima possibile, perchè le altre corrono. Eccome se corrono…

parmacottoIL PARMA SI FERMA, LE ALTRE CORRONO: Atalanta, Lazio, Milan, Torino, Verona, in attesa di quello che farà l’Inter questa sera: tutte le concorrenti del Parma per un posto in Europa hanno vinto. Nella nostra analisi in continuo aggiornamento (che pubblicheremo domani, visto che siamo in attesa del risultato della squadra di Mazzarri che stasera incontrerà il Livorno), abbiamo sempre sottolineato che questo era il periodo peggiore per i crociati, visto il tenore delle avversarie che Lucarelli e compagni stanno incontrando. Onestamente avrei immaginato di conquistare almeno un punto nelle due sfide ravvicinate contro Juventus e Lazio. La doppia sconfitta brucia soprattutto perchè se contro la Juve si è vista una reazione, contro la Lazio la risposta attesa dopo “gli schiaffi” non si è vista: il gol del pareggio è stato praticamente regalato dalla difesa laziale, e i crociati si sono addirittura permessi di sprecare tre gol facili facili, con Munari, Palladino e Parolo. Il fiato sul collo delle altre squadre in lotta si fa sentire, e va trasformato in uno stimolo importante per recuperare la corsa. Se le pressioni per una classifica non più rosea dovessero innervosire i crociati al punto da fargli perdere ulteriore terreno, ma soprattutto la serenità necessaria per concludere in maniera degna il campionato, saranno dolori. C’è un aspetto da considerare: la sfida contro la Roma è un jolly davvero importante, perchè se è vero che la sfida è difficile, è anche vero che già da mercoledì i crociati potranno recuperare quel terreno perso per colpe attribuibili solo a sè stessi. Serviranno orgoglio, cuore e testa.

menoselfieORGOGLIO E PREGIUDIZI: Le facce, dopo la sconfitta di Torino, erano abbastanza scure. Dopo la gara con la Lazio erano nere come la pece. I crociato hanno bisogno di una reazione d’orgoglio, già da mercoledì. “Il Parma è cotto, non vuole andare in Europa, ormai non ha più interesse, ora mollerà il colpo…”. Che ingrati sono i commenti del giorno dopo… E sorvoliamo su qualche commento, assolutamente fuori luogo, che parla di una partita “venduta”. Dalla marcia trionfale ad una squadra già in vacanza il passo è stato breve, nell’immaginario collettivo dei tifosi. Troppo breve per non aver suscitato anche un po’ di sana rabbia nel gruppo di Donadoni. Una rabbia, una ferita nell’orgoglio che è però necessaria, almeno da quanto si è visto ieri all’Olimpico. Mercoledì va tirata fuori la prestazione, prima di ogni altra cosa: serviranno cuore, grinta, e soprattutto testa. Bisogna reagire, prima che sia troppo tardi.

L’Editorialista