PARMA CANTIERE (ANCORA) APERTO: OTTOBRE MESE FONDAMENTALE, SERVONO PASSI IN AVANTI – IL PUNTO DI PFZ.IT

Sulla carta quello ottenuto a San Benedetto del Tronto è un buon punto. Non tanto per il motto secondo il quale “pareggiandole tutte in trasferta e vincendole tutte in casa si vince il campionato“, ma più che altro perchè la Sambenedettese è comunque una delle squadre più in forma, e può contare su un ambiente ed un pubblico decisamente ostico per chiunque scenda in campo al Riviera delle Palme. La gara di sabato ha però dato molte indicazioni che vanno prese in considerazione.

IL MODULO E LA COSTANTE DEI LANCI LUNGHI – Apolloni per la prima volta ha schierato dall’inizio il 4-4-2, modulo invocato a lungo da tifosi ed addetti ai lavori. Ci 14500421_1179232965483539_4829037750782755730_osono però ancora da registrare alcuni movimenti, sia difensivi che offensivi. Nel primo gol subito, ad esempio, la sensazione è che il reparto si sia fatto infilare due volte in una sola azione (la prima sulla destra, la seconda sulla sinistra) proprio perchè certi automatismi risalgono ancora alla difesa a tre provata per tutto l’inizio della stagione. Questo però crediamo sia un problema facilmente risolvibile. Il vero problema è che, pur cambiando il modulo, il Parma continua ad utilizzare una miriade di lanci lunghi a saltare il centrocampo. Le doti di Evacuo e Calaiò (anche se continuano ad esserci dubbi sulla loro coesistenza in campo) sono indiscutibili, ma così diventa complicato imbastire azioni offensive con continuità. Il problema sembra essere a centrocampo: la Sambenedettese con i suoi tre uomini in mezzo ha sfruttato la superiorità numerica (e fisica) sia in attacco che in difesa, costringendo il Parma a scavalcare spesso un intero reparto alzando il pallone. Ed ecco che allora una soluzione, pur mantenendo la linea difensiva a quattro, potrebbe essere quella di un centrocampo a tre, magari con l’aggiunta di Giorgino che possa dare una mano a chiudere gli inserimenti degli avversari. 

L’ AMALGAMA ED IL CANTIERE (ANCORA) APERTO – Il cambio di modulo potrebbe essere una buona base: se questa sarà la strada giusta, come cantava Battisti, lo scopriremo solo vivendo. Il Parma è comunque ancora un cantiere aperto, e forse è questo a destare preoccupazioni. Perchè se è vero che la rosa è stata in parte rivoluzionata, dall’inizio del ritiro sono però già passati quasi 90 giorni, ben nove partite ufficiali e diverse amichevoli. Gli automatismi ancora da trovare e l’amalgama ancora da sviluppare non devono diventare un’alibi, ed anzi servono urgentemente progressi ed idee chiare. Nessuno ovviamente si aspetta un Parma che da una giornata all’altra inizi a giocare palla a terra e vinca le partite per 7-0, però servono dei miglioramenti progressivi per dare il segnale di aver imboccato la via corretta, pulendo partita dopo partita quelli che sono gli errori e i difetti.

GIOCO, CRITICHE ED EQUILIBRIO – Le critiche nel frattempo non si sono fermate, e sono tanti i tifosi del Parma che continuano a storcere il naso. Alla base di tutto, però c’è spesso un equivoco e (a volte) scarso equilibrio. L’equivoco è quello rivolto alla parola più utilizzata dai supporters crociati: “gioco”. Il “bel gioco” in una apolloni-sambcategoria come la Lega Pro è molto difficile da vedere, e questa è una cosa che qualsiasi addetto ai lavori sa bene. Quello che forse va chiesto a questo Parma è “un’idea di gioco”, concetto ben diverso ma forse più importante di quello in precedenza menzionato. Da questo punto di vista, dopo la virata legata al modulo, servono passi in avanti costanti. Non solo per zittire le critiche, ma soprattutto per far acquisire a questa squadra la consapevolezza e la fiducia nei propri mezzi. Insomma: un Parma che “gioca bene” non è poi così importante, ma è fondamentale vedere un Parma che “gioca”, che lo fa con costanza, senza pause, per tutti i 90′. Con idee chiare, con movimenti studiati e assimilati, in maniera compatta e fluida. C’è però da dire che a volte, nei commenti dei tifosi, manca anche un po’ di equilibrio. Un esempio? “Ho visto Pordenone-Venezia e per 30′ la squadra di Inzaghi ha attaccato a spron battuto e ha messo sotto gli avversari! Altro che il Parma!“. Sì, però poi ci sono altri 60′ di gioco. Ed il Venezia alla fine in Friuli ha perso 1-0, mentre i crociati hanno vinto 4-2. Ragionamento fine a sè stesso, per carità, ma questo per dire che l’erba del Parma sarà ancora un po’ giallognola, ma quella del vicino non è sempre più verde.

A VOLTE SERVE ANCHE “SAPER PICCHIARE” – Gli stessi protagonisti, dal tecnico ai giocatori, hanno menzionato spesso la necessità di saper mettere in campo l’atteggiamento giusto. A volte, in questa categoria, bisogna anche saper “picchiare”. Al di là delle (futili e fini a se stesse) polemiche dei tesserati (Presidente in primis) della Sambenedettese al termine della gara, i padroni di casa sono entrati con decisione ed in maniera molto dura sui crociati per quasi tutto l’arco della gara. Se calendario-orari2l’arbitro te lo lascia fare, del resto, ci sta anche che tu decida di non tirare mai indietro la gamba. Quest’atteggiamento, accompagnato dal calore dei tifosi del Riviera delle Palme, ha fatto sembrare il Parma una squadra un po’ “leggerina”, incapace di rispondere colpo su colpo dal punto di vista agonistico. In questa Lega Pro servirà però anche questo, perchè c’è la partita in cui ti vengono lasciati spazi, c’è quella dove invece gli avversari si chiudono tutti all’interno della propria trequarti, ma ci saranno anche le gare in cui, a tutto campo, servirà mordere le caviglie degli avversari.

OTTOBRE FONDAMENTALE – Il mese di ottobre, in questo senso, sarà assolutamente fondamentale. I crociati affronteranno nell’ordine FeralpiSalò, squadra terza in classifica e particolarmente in forma, e poi Forlì, Mantova e Fano, ovvero tre delle ultime sei squadre in classifica. Non solo non sono ammessi passi falsi, ma serve anche una buona prestazione e soprattutto una vittoria già lunedì sera al Tardini contro un’avversaria decisamente ostica. Poi servirà fare un passo in avanti, dimostrando di essere una grande squadra, e vincere anche le altre tre gare: facili sulla carta, ma che proprio per questo potrebbero diventare più difficili del previsto.