“PAPA’, DEVO CHIEDERTI UNA COSA: DOMENICA MI PORTI AL TARDINI?”

Ciao papà,

ti ricordi quante volte ti sei seduto di fronte a me, raccontandomi una storia? Ormai inizio a diventare grandicello, vado a scuola e sono stato io il primo a dirti che potevi andare a letto, e che non serviva più lasciare la luce accesa e la porta socchiusa. Anche se è difficile ammetterlo, quelle storie però mi mancano, soprattutto quelle in cui mi raccontavi di quando eri un bambino come me. La mia preferita? La storia di quando il nonno ti ha portato per la prima volta allo stadio. Il Parma non era ancora la squadra che, da quello che mi hai raccontato, romagna-tifosi-primo-pianovinceva coppe e trofei, ma il Tardini nei tuoi occhi da bambino sembrava una bolgia. Tutte le volte che mi hai raccontato questa storia, il risultato finale di quella partita è sempre cambiato. Sì, papà, me ne sono accorto ma non ti ho mai voluto dire nulla. Non era la partita o il risultato che mi interessavano, bensì le tue emozioni, quelle ombre dei tifosi giganti, in confronto a te che eri solo un bambino, i canti, le bandiere, gli applausi e i colori. Il risultato finale cambiava sempre, ogni volta che mi raccontavi quella tua prima partita, ma la descrizione di quello stadio, di quei tifosi, addirittura i cori che hai cantato per la prima volta: tutto era uguale, recitati sempre alla perfezione.

Perchè non vai più allo stadio, papà?“, ti avevo chiesto qualche anno fa. Sinceramente non ho capito bene il motivo, anche oggi che sono un po’ più grandicello. Mi hai parlato di tessere, di pericoli, di violenza. Ho provato a chiedere a qualche mio amico, ma nessuno mi ha saputo spiegare bene. Un mio amico mi ha raccontato che suo padre gli ha detto che ci sono pochi soldi, e bisogna risparmiare. Anche se ho qualche anno in più, papà, non so dirti se siamo poveri o ricchi. Siamo felici, questo lo so e lo vedo ogni giorno. Oggi sono venuti alcuni calciatori del Parma nella nostra scuola, e ci hanno raccontato che domenica potrebbero vincere il campionato. Un signore, al microfono, ha detto anche che noi bambini possiamo entrare gratis, se vogliamo. Appena l’ha detto ho pensato subito a quel tuo racconto, ripetuto centinaia di volte. A quella tua prima partita vista allo stadio. Credo che ogni tifoso, la sua prima partita, l’ha vista con il proprio padre, o con lo zio, il fratello o il nonno. Papà, mi sento di chiederti una cosa: domenica mi virtus-tifosi-primopianoporti al Tardini? Un mio amico c’è stato e mi ha detto che è bellissimo, che quando è entrato ha avuto la sensazione di essere in mezzo a milioni di persone, e tutte quante cantavano, saltavano, alzavano le loro sciarpe. Mi compri una sciarpa del Parma, papà? Sarebbe un regalo bellissimo, da portare magari domenica allo stadio… So che non ci vai più da tempo, anche se la mamma a volte mi ha detto che sei andato di nascosto, senza dirmelo, perchè avevi paura che volessi venire con te. Il mio amico che è andato due settimane fa però mi ha detto che non è pericoloso… Non voglio però esagerare, quindi per il futuro deciderai tu. L’unica cosa che ti chiedo è di portarmi al Tardini domenica, ho capito che sarà una giornata importantissima, ne parlano tutti… E magari anch’io, tra molti anni, avrò una storia da raccontare… Portami al Tardini, papà. Poi prometto che per un po’ non ti chiederò più niente…

Grazie papà, rispondimi pure a voce, se vuoi…

Tuo figlio.