MORRONE, NUOVO ALLENATORE DELLA BERRETTI: “L’OBBIETTIVO? DARE GIOCATORI ALLA PRIMA SQUADRA”

Dopo che Simone Barone, che lo scorso anno ha allenato la squadra Juniores crociata, è volato in India per fare il Vice di Zambrotta, la società ha dato l’incarico a Stefano Morrone, che di fatto dagli Allievi viene promosso alla Berretti. La “nuova” presentazione di Morrone è avvenuta questa mattina a Collecchio.

Guarda su Facebook il video della conferenza stampa di Stefano Morrone, nuovo allenatore della Berretti.

Ecco le parole del nuovo tecnico della  Berretti e quelle di Fausto Pizzi, che ha introdotto la conferenza:

Fausto Pizzi: “Volevo ringraziare e fare i miei auguri per una carriera fantastica a Simone Barone, è stato un ragazzo che si è messo a disposizione con entusiasmo e passione, e siamo lieti di dare un’opportunità formativa importante ai nostri ragazzi ma anche un trampolino di lancio per tutti gli allenatori che lavorano e lavoreranno per noi. Siamo altrettanto contenti di avere qui Stefano Morrone, che guiderà la nostra prima squadra del settore giovanile. Ci ritroveremo più avanti per tutti i quadri delle varie formazioni giovanili”.

Stefano Morrone:Della possibilità che Barone andasse in India ne ero a conoscenza già da un po’, con Simone siamo amici da anni. Ci siamo conosciuti a Palermo e da lì siamo rimasti amici. Sapevo di questa sua possibilità, si è concretizzata ed è un’opportunità incredibile per lui. Vivere un campionato del genere a fianco di Zambrotta è un’ottima opportunità. È una perdita ma siamo contenti morroneper lui. Mercoledì Pizzi mi ha comunicato della possibilità di allenare la Berretti, ero più per il no perchè avevo iniziato un percorso con gli Allievi, duro ma in crescita, e mi dispiaceva da un certo punto di vista interrompere questo cammino. Nella Berretti gioceranno tre ’97 fuori quota, ma la rosa sarà prevalentemente formata da giocatori nati tra il ’99 ed il ’00. Si parla tanto di crescita, ma l’obbiettivo mio è quello di far crescere i ragazzi, non ho l’idea di allenare i grandi. Voglio farli crescere, alleno per loro e sono felice che loro possano crescere. Ho sempre amato questo mondo, mi piace, ma nella vita programmi non se ne possono fare. Nel calcio bisogna essere pronti a tutti. Devo crescere, migliorare, sto ultimando il corso, la gavetta va fatta anche perchè ormai l’allenatore vive l’allenamento e la partita a 360°, ed è giusto che lo faccia ventiquattro ore al giorno. La responsabilità aumenta? Non so, ma essendo la prima squadra sotto ai “grandi” bisogna fare bella figura e soprattutto cercare di essere pronti. L’obbiettivo è quello di mandare più ragazzi possibili dall’altra parte. Non ricordo quante partite hanno vinto Mauri e Cerri, ma sono andati dall’altra parte. La ricerca della vittoria è importante, ma l’ossessione dev’essere quello di arrivare tra i grandi. Aggiornarsi e migliorarsi è importante anche per me. Il lavoro sarà anche più duro, ma quello che stiamo imparando anche in questi corsi che sto facendo ogni giorno bisogna valutare il lavoro con i propri occhi, senza stabilire prima il lavoro. Se oggi vedo qualcosa che non va devo sistemarla subito il giorno dopo. Se il calcio italiano è troppo tattico? Noi da questo punto di vista siamo i maestri della tattica, l’abbiamo dimostrato anche agli Europei. Le basi vanno date quando sono piccoli, perchè quando arrivano alla Berretti sono già giocatori fatti sotto quest’aspetto. Vivere solo per il calcio è un punto su cui batto tanto. L’importante è farli giocare, farli sbagliare, e vivere sulla loro pelle i loro sbagli. Se la tattica è un vincolo per i ragazzi? Un’idea di gioco va data, ma mi piace dargli la libertà di sbagliare. Io do delle idee, ma loro devono scegliere la cosa giusta da fare. Se Barone mi ha dato qualche suggerimento? No, mi ha dato qualche indicazione, ma sul come rapportarmi con loro io credo che l’importante sia essere sè stessi. Devi essere anche psicologo, non solo allenatore. La società mi ha chiesto di far crescere i ragazzi, provare a portare qualche giocatore in prima squadra. Ci vogliono un po’ di anni per ricreare delle basi, in passato è stato fatto un lavoro straordinario, ma piano piano si può ricreare quello che è stato fatto negli altri anni. Il Parma ha una rete di osservatori davvero ottima, fanno un lavoro incredibile. Le mie impressioni sulla prima squadra? Abbiamo già una grande base, averla mantenuta è una cosa che ci avvantaggia. Hanno fatto già dei buoni acquisti, stanno facendo un buon lavoro. Si lavora senza tanti proclami, con idee giuste e puntando sul gruppo e su uomini di valore. La Lega Pro l’ho fatta per un anno, in una piazza come Pisa dove avevamo l’obbligo di vincere. Ti rispettano, sei temuto, sei sempre il Parma, però è dura perchè tutti danno l’anima, gli allenatori sono molto preparati”.