Donadoni intervistato da Fifa.com parla della sua carriera e del Parma

Il portale ufficiale della Fifa, fifa.com, ha intervistato l’allenatore del Parma Roberto Donadoni. Ne è uscita una lunga e interessante chiacchierata che vi proponiamo integralmente, tradotta dall’inglese.

donadoni-milan-van-bastenParliamo prima di tutto del Roberto Donadoni giocatore, di cui Michel Platini una volta ha detto: “E’ stato il miglior giocatore italiano degli anni Novanta”. E’ una esagerazione?

Ovviamente sono stato molto felice di sentire questa cosa, ma per me è sempre stato molto semplice: sono sempre stato un uomo di squadra. Ho sempre cercato di aiutare i miei compagni di squadra e nel frattempo di giocare al meglio delle mie potenzialità.

Sei nato in Lombardia e hai passato la maggior parte della tua carriera da giocatore nel Milan. Questa squadra è stata un elemento importante per quello che sei diventato adesso?

Assolutamente sì. Sono sempre stato un tifoso del Milan, anche quando a fine carriera ho giocato nell’Atalanta. Gli anni in cui sono stato allenato da Fabio Capello e Arrigo Sacchi sono stati fondamentali nella mia carriera da giocatore. Entrambi mi hanno insegnato tantissimo. Oggi cerco di fare il loro stesso ruolo, cercando di insegnare ai miei giocatori quello che loro hanno insegnato a me“.

Con il Milan hai vinto tutto quello che era possibile vincere. Qual è stato il momento più felice di quei tempi gloriosi?

La prima coppa europea vinta nel 1989 mi torna sempre in mente. E’ stato il mio primo grande trofeo, la prima grande avventura della mia carriera. Non è stato solo un trofeo per me. Quello che ricordo maggiormente era il grande rapporto che avevo con i miei compagni di squadra. A quei tempi il Milan dominava il calcio italiano e i migliori giocatori erano nazionali italiani. Un po’ come succede oggi per la Spagna con i giocatori del Barcellona“.

Hai appeso le scarpe al chiodo alla fine della stagione 1999/2000 e hai debuttato come allenatore con il Lecco nel 2001. Come mai hai deciso di diventare un allenatore e di iniziare così presto dopo il ritiro dal calcio giocato?

E’ stata mia moglie a convincermi. Quando ho smesso di giocare, in realtà, tutto quello che volevo era avere un po’ di tempo per me stesso e rilassarmi. Ma poco dopo mia moglie mi ha detto: perché non provi a prendere il patentino da allenatore? Ho accettato il suo consiglio e quando stavo per finire il corso è arrivata la possibilità di allenare il Lecco. Il direttore della squadra mi ha offerto il ruolo di allenatore e ho accettato subito, anche se il Lecco era una squadra di Serie C all’epoca. Mi sono detto che era il modo migliore per testare se fossi tagliato per questo ruolo e mi è piaciuto sin da subito. E’ stato bello rientrare nel giro e trovare ragazzi giovani che volevano imparare da me“.

donadoni-nazionaleAnche molti altri tuoi compagni di squadra sono diventati allenatori di successo. Come spieghi questa cosa?

Certamente è di grande aiuto conoscere i segreti del calcio, avendo anche avuto una carriera internazionale come giocatore. La mia opinione è che i miei ex compagni hanno qualcosa in più di molti altri allenatori: hanno esperienza, ispirano immediatamente rispetto e quello che vogliono insegnare arriva ai giocatori più in fretta. Credo che questa sia la chiave del loro successo“.

Paolo Maldini è un tuo famoso ex compagno di squadra che però non ha ancora iniziato ad allenare…

Paolo non ha ancora preso una decisione a riguardo. Penso che voglia ancora essere coinvolto nello spogliatoio. Non so se vuole fare l’allenatore, ma so che ha ancora moltissimo da dare al calcio“.

Nel 2006 sei diventato il commissario tecnico dell’Italia, subito dopo che Marcello Lippi ha vinto il mondiale. Eri pronto per quell’incarico o è arrivato troppo presto?

Sì, quell’incarico è arrivato un po’ troppo presto, però non sono diventato allenatore della nazionale così, per caso. Avevo già lavorato con qualche club. E’ stato un grandissimo privilegio e l’inizio di una grande avventura che ha significato davvero tanto nella mia carriera. Ci siamo qualificati per gli europei del 2008 e siamo stati battuti nella Spagna, ai rigori, ai quarti di finale. E’ stata una fase importante e positiva della mia carriera e quando ho lasciato l’incarico di ct azzurro, l’Italia era ancora seconda nella classifica della Fifa, cosa che dimostra il buon lavoro“.

Che rapporto avevi con i tuoi giocatori?

Quando ho allenato la nazionale italiana c’erano ragazzi coi quali avevo giocato assieme. Questo mi ha aiutato molto per formare il gruppo ed avere coi ragazzi un buon rapporto. Mi emoziona molto pensare a quel periodo perché ero l’allenatore della nazionale del mio Paese. Sono molto orgoglioso di avere avuto una simile opportunità“.

Nella tua nazionale hai chiamato giocatori esperti come Panucci, Ambrosini e Di Natale, ma hai anche lanciato la carriera internazionale di ragazzi più giovani come Quagliarella, Chiellini e Acquilani. Come hai scelto i giovani calciatori da lanciare?

Penso che quando hai giocato a calcio a grandissimi livelli acquisisci un occhio particolare per i calciatori, un’abilità di vedere quel qualcosa in più. In fondo, chiunque può insegnare a dei calcitori a correre e le basi del calcio. L’esperienza gioca un ruolo importante sia a livello umano che a livello psicologico, ma quello che conta davvero e che fa la differenza è cercare di lasciare che i giovani talenti possano sviluppare una propria personalità“.

Qual è la tua opinione sui cambiamenti del calcio italiano con molte squadre e la nazionale stessa che cercano di proporre un calcio più offensivo?

Penso sia una cosa bella da vedere. Conosco Cesare Prandelli molto bene, avendo giocato con lui tra le fila dell’Atalanta. Ha una grandissima esperienza e condivido con lui la stessa filosofia di intendere il calcio. Quella visione del pallone che lo ha portato ad avere buoni risultati. Ovviamente non è facile insegnare una mentalità positiva, ci vuole tempo. Non credo che tutti i club abbiano questo tipo di mentalità, ma credo la acquisiranno.

Cesare Prandelli ha convocato in nazionale due giocatori del Parma: Marco Parolo e Gabriel Paletta. Vivi questa cosa come un successo?

“E’ una soddisfazione per tutti a Parma, specialmente per loro due. Come ho già detto, cerco di insegnare ai miei ragazzi tutto quello che io ho imparato durante la mia carriera da calciatore e quando qualcuno dei miei ragazzi viene convocato per la nazionale per me è un fonte di grande forza ed energia”.

Pensi che il Parma sia sulla via di un ritorno ai fasti degli anni Novanta?

No. Penso che il Parma non possa tornare così grande come nei gloriosi anni Novanta. Il Parma attuale ha già speso tanti soldi, ma per arrivare al top devi spendere ancora di più. Per avere i migliori giocatori ci vogliono tantissimi soldi perché costano sempre di più“.

Pensi che l’Italia possa arrivare in finale ai mondiali di Brasile 204?

Può succedere. Ovviamente non sarà affatto facile, ma è una possibilità. L’Italia ha il potenziale tecnico di farcela. Molto dipenderà dalla forma dei giocatori convocati alla fine della stagione in corso“.

Traduzione dall’inglese a cura di ParmaFanzine.it