Malesani lancia l’ultimatum: “Serve vincere, non ci sono più appelli”

Per lui, inevitabilmente, è l’ultima spiaggia. Alberto Malesani, dopo aver accettato la sfida di riuscire a salvare il Sassuolo ha raccolto solo sconfitte: 4 in altrettante partite. Per questo motivo quella di domenica contro il Parma è una sfida importante sia per la squadra, che non può più permettersi di lasciare punti per strada, sia per la sua panchina.

malesanigazzettaEcco le sue parole, rilasciate alla Gazzetta dello Sport che le ha pubblicate nell’edizione in edicola quest’oggi:

Il Parma è in forma e ha valori importanti: la squadra di Donadoni gioca bene e ha esperienza. Il mio vecchio club ha seminato bene in questi anni. Serve vincere, non ci sono più appelli. E nelle restanti 13 gare occorrono almeno 6 vittorie, considerando che giochiamo sette volte in casa… Quest’anno il livello s’è alzato. Per ora la lotta è ristretta a cinque squadre. In ogni caso per la salvezza basteranno 35-36 punti contro i soliti 40. Pesa l’inesperienza? Tanto. Mi sembra di rivedere i primi tempi del Chievo. La massima serie ha incognite particolari e vanno affrontate nella giusta maniera. Qui c’è tutto per far bene. A cominciare dalla società forte alle nostre spalle“.

“La preparazione? Siamo a buon punto – ha raccontato il tecnico del Sassuolo alla Gazzetta dello Sport – Abbiamo lavorato tanto in queste settimane. Non avevo alternative: dovevo mettere al passo i nuovi che sinora avevano giocato poco. Ma soprattutto mi son preso il rischio di mettere tanta benzina nel motore. Sarà il nostro propellente per lo sprint finale. Perchè Berardi è in panchina? Domenico ha tanto talento. E’ un ragazzo umile e ha tanta voglia di far bene. Però parla poco, non è facile capirlo. Deve aprirsi, abituarsi a giocare in maniera diversa. Somiglia a Cerci, gli piace partire da destra. Ma non voglio fare altri paragoni, dipende solo da lui”.

Rimpianti nella mia carriera? Nel ’99 con il Parma vinsi Coppa Uefa e Coppa Italia. Eravamo terzi nel ranking europeo e quell’anno arrivai alle spalle di Ferguson nel premio Uefa. Poi nel 2001 ebbi fretta di coronare il sogno: allenare l’Hellas Verona, il mio club del cuore. Non andò bene, ma non sono pentito. Io non programmo, vado dove mi chiamano. E soprattutto mi sento vivo solo nel rettangolo verde, con la gioia di allenare creare giorno dopo giorno”.

(La foto di Malesani è del sito PagineRomaniste.com)