LEONARDI A REPUBBLICA: “NON HO FATTO FALLIRE IL PARMA: I DEBITI C’ERANO DA QUANDO SONO ARRIVATO”

Dopo mesi di silenzio, Pietro Leonardi è tornato a parlare. Lo ha fatto dalle colonne di Repubblica (qui l’intervista integrale), intervistato da Massimo Mazzitelli. L’ex Ad del Parma Fc ha raccontato la sua versione dei fatti, dal suo arrivo fino al fallimento della società.

Ecco un estratto delle sue dichiarazioni:

“Quando ho capito che eravamo ad un passo dal fallimento? I debiti li ho trovati quando sono arrivato: erano circa cento milioni, in parte ereditati dalla gestione Tanzi, in parte fatti nei primi anni di presidenza Ghirardi con campagne acquisti scriteriate, con passivi di trenta e quaranta milioni a stagione. Il Parma era già stato spolpato. Sono stato un coglione, lo so. Il mio grande errore. Non era il mio lavoro (quello dell’Ad, ndr). La proprietà insisteva ed io ho accettato un po’ per vanità un po’ perché mi scocciava dire di no: è stato l’errore più grande. Ma ero tranquillo: c’era una “support letter”, firmata dalla mamma di Ghirardi e dagli amministratori delle sue società e rinnovata tutti gli anni che garantiva il pagamento dei i debiti

“Nell’estate del 2014 per la prima volta cominciai a pensare che poteva finire male. Eravamo stati travolti da eventi negativi. Avevamo già pianificato la stagione successiva. La qualificazione in Europa League ci avrebbe portato almeno 12 milioni di euro, avevo venduto Biabiany al Milan per 8 milioni di euro e tutti cercavano i nostri giocatori: eravamo come l’Atalanta quest’anno. Poi il caos: niente Europa League per un problema di incentivi all’esodo e Biabiany non supera le visite mediche. Bruciati 20 milioni in pochi giorni. Anzi, 33 milioni, perché nei mesi precedenti avevamo risolto tutte le problematiche con le società estere per non aver problemi con la licenza Uefa: pagati 13 milioni per chiudere tutti i contenziosi. I nostri avvocati sbagliano tutto e l’Uefa ci boccia. Ma le pare che non avremmo pagato i 300 mila euro sapendo di rischiare il posto in Europa? Non sapevamo proprio di dover pagare. Si parlava di incentivi all’esodo, la situazione non era chiara a nessuno. Quando ci hanno dato ragione era troppo tardi“.

Ghirardi è sparito. Fece solo una conferenza stampa  attaccando tutti e da lì ci siamo messi contro anche le istituzioni. Annunciando le sue dimissioni ci ha creato un grave problema di gestione. Io ho dato le dimissioni almeno tre volte: poi mi chiamavano il sindaco Pizzarotti, i personaggi più rappresentativi delle istituzioni parmensi e mi chiedevano di restare, che non potevo lasciare il Parma, che ero l’unico riferimento credibile e che mi avrebbe sostenuto. In più la mia famiglia voleva restare a Parma e così mi illudevo che si potessero risolvere i problemi. Gli organi predisposti? Della Cosivoc e dei loro ripetuti allarmi ho letto sui giornali dopo il fallimento. Tavecchio è venuto a Parma da presidente della Figc a dire che non sapeva nulla. Io dopo la sua elezione sono stato da lui a Roma quattro volte, e in due occasioni era presente anche Lotito, a dirgli che la situazione era drammatica. Tavecchio mi ha portato anche dai responsabili del Credito Sportivo per capire se ci fosse la possibilità di avere un finanziamento. Come può dire che non sapeva nulla?”.

I 137 giocatori? Con il mercato ho portato al Parma 195 milioni di euro. Ogni anno il “market pool” segnava utili dai 13 ai 16 milioni di euro. Ma il calciomercato ha le sue regole: se volevo Borini, Defrel, Sansone, Mario Rui, Lapadula, Di Francesco ecc. dovevo per forza prendere anche giocatori di categoria inferiore. Mi serviva per aver rapporti con i procuratori, con le squadre, per aver poi i giovani migliori. E il sistema si regge sulle plusvalenze che non ho inventato io. Ma da quelle operazioni di mercato io non ho intascato un solo euro, e la maggior parte di quei contratti era al minimo federale: non sono stati la causa del fallimento ed è stato dimostrato“.

Con Taci ha fatto tutto Ghirardi, io non sapevo chi fosse. In quel periodo passavo da un collasso ad una crisi depressiva, ero bollito, non avevo più la forza di capire, di reagire. Di Taci ricordo solo che un giorno mi ha fatto passare sette ore davanti ad un fax in attesa del bonifico per pagare gli stipendi che mi annunciava tutti i giorni per due mesi. Manenti l’ho visto una volta e mi è bastato…. Devo chiedere scusa ai tifosi del Parma perché quella squadra a novembre, molto prima della crisi e dopo aver incassato tutti gli stipendi, era ultima in classifica già con un piede in B. Di quello mi vergogno. Per il resto non ho nulla di cui vergognarmi: mai rubato o distratto un euro della società. Non l’ho fatto fallire io il Parma”.