Le Pagelle di Gabrielo: Parma-Atalanta 4-3

Mirante 5.5: Domenica scorsa ha aggiornato tutti i propri device Apple durante l’inoperosa Catania-Parma. In settimana Antonio ha palesato la sua insoddisfazione: grafica troppo colorata e poi questo benedetto Angry Birds che non si aggiorna mai. Antonio, dunque, arriva a Parma-Atalanta un po’ deluso e un po’ malinconico e si è visto. Sul gol di Denis troppo poco reattivo e sempre quei rinvii sbananati con troppa facilità. Ma abbiamo vinto quindi chissenefrega. Aggiorna pure le tue app con calma, Tony.

Benabanana 6: Il regolamento interno della redazione di Parmafanzine mi vienta di mettere voti inferiori al 6 a Benabanana. Allora facciamo così: prendete il voto in grassetto e togliete uno 0.5. Il funambolico Bena non giocava dai tempi del Milan di Sacchi e si è trovato in una difensa inedita che a detta di mister Donadoni “manca ancora dei giusti meccanismi”. Sì, in effetti si è visto, dato che abbiamo preso tre pere dall’Atalanta (facendone quattro, mica mi sono dimenticato, carissimi lettori maliziosi e birbanti)

Lucarelli 15.5: Ovvero 10 + 5.5. Il 5.5 per la prestazione globale della difesa che si è fatta infilare troppo ingenuamente nei tre gol atalantini. 10 per tutto il resto. Oltre ad aver aggiornato iOS, nell’ultimo periodo devono aver aggiornato anche Lucarelli. Anticipi degni del miglior Cannavaro prima della plastica facciale (Cannavaro Fabio, non il fratello pizzaiolo), dribbling da far impallire il miglior Ariel Ortega, la furia agonistica di Taribo West e la malizia della miglior Edwige Fenech. Niente altro da dire. Enorme.

Pedro “bellissimo” Mendes 5.5: Qui in redazione siamo convinti che Big Bad Pedro abbia tutto per sfondare, sia nel calcio che nell’arte della seduzione. Oggi è apparso un po’ confuso, spaesato. Era convinto di non giocare e per questo ha passato la notte precedente la partita a guardarsi la serie completa di “I sabati sera con Gianni: tutto quello che devi fare e non fare per fare gol. Con le donne, mica nel calcio. A cura del Dottor Munari“. Riprovaci ancora, Pedro.

Rosi 7: Chiamato a far rifiatare Biabiany, il virgulto romano corre sulla fascia come un cucciolo di labrador in botta di Red Bull. Garantisce freschezza e presenza fisica sulla fascia destra, dimostrando di essere anche cresciuto tatticamente, scalando al centro quando necessario. Segna un gol pazzesco scartando tutti per sbeffeggiare l’amico Biabiany e per vincere una scommessa personale con Pietro Leonardi. L’amministratore delegato non potrà dire “importante”, “totalitario”, “motivo d’orgoglio”, “la nostra gente” per un mese. Colpo basso al vocabolario.

Django Unchained Mesbah 7.5: Si lavora la fascia sinistra con la stessa perizia con cui i monaci trappisti producono l’ottima birra che l’arbitro Gervasoni consuma a litri prima di arbitrare il Parma. Segna un gol alla Del Piero talmento bello che una riunione lampo di tutti i giornalisti mondiali ha deliberato che, da oggi, i gol a rientrare di destro sono alla Mesbah. Cowboy ribelle.

Marchionni 6: Non gioca la sua migliore partita della sua (neo)carriera da regista di centrocampo ma fornisce comunque un buon apporto alla squadra. Alto 101 centrimetri, si fa notare per alcuni rimproveri a Pedro Mendes: “Pedro, cosa ti dice l’omino del cervello? Batti quella rimessa laterale o ti faccio diventare più basso di me”. Nella botte piccola c’è il regista buono.

Gargano 6.5: Non fatevi ingannare quando Gargano perde un pallone: esattamente cinque secondi dopo lo avrà già recuperato aggredendo verbalmente il malleolo dell’avversario. Un po’ meno qualità rispetto al debutto ma tanta quantità, una quantità talmente tanta che appositi studi di settore hanno stabilito quanto segue: Walter Gargano corre, in una sola partita, la distanza che un giocatore professionista corre in media in circa 129 carriere. Presto gli sarà dedicato un laboratorio del CERN di Ginevra.

Parolo 8: Mandato in campo allo sbaraglio senza il compagno Frankie Pozzanghera, Parolo segna due golassi che a riprovarli a Fifa succederebbero le seguenti cose: nel primo tiro al volo la palla sarebbe stata svirgolata di stinco e sarebbe entrata nella porta difesa da Pepe Reina per l’1-2 del Sassuolo sul Napoli; la ribattuta esagerata dopo il palo di Cassano avrebbe causato un cortocircuito nella vostra consolle casalinga tale da causare un blackout da casa vostra fino alla capitale della Corea del Nord.

Cassano 7: Intense ricerche dei RIS di Parma sono riuscite a dimostrare un fatto clamoroso ma, in fondo, quasi prevedibile. A Catania non è sceso in campo Antonio Cassano ma un suo noto sosia, Peppino Francesco “Arma Letale” Betoniera di San Severo, Foggia. Ecco spiegato perché a Catania è sceso in campo un ectoplasma mentre contro l’Atalanta abbiamo visto un Cassano formato cempionslig: assist, un palo, giocate intelligenti, corsa, sacrificio e ben settanta congiuntivi azzeccati nei minuti giocati. Grande Antò.

Amauri 4: Ama, qui in redazione ti vogliamo molto bene ma per una volta, con affetto: nador.

Sansone 6: Frizzante come una Cocaola Zero dopo una nottata a Milano Marittima con Gianni Munari. Si trova ad essere unica punta, sostituendo Cassano che da un po’ di minuti faceva fatica a fare un ruolo distante dalla sue caratteristiche. Alcune buone giocate, gol sbagliato come il peggior Muslimovic (che, in caso non lo sappiate, milita nel prestigiosissimo campionato di calcio cinese), punizione all’ultimo secondo fuori di poco con tanto di autovaffa. Pazzo, geniale, folletto.

Felipe SV: Incide sulla gara come queste pagelle incidono sulla stabiltà della falda acquifera situata sotto la cittadina in cui hanno girato Dawson’s Creek.

Gobbi SV: Incide sulla gara come queste pagelle incidono sul ritrovamento di un vaso Ming nel quale un’antica decorazione rivela che già nel 1400 si utlizzava, con risultati alterni, il 3-5-2.

Bomber Gervasoni 3: Lucido come potrebbe essere lucido Bobo Vieri in Sardegna in una discoteca frequentata esclusivamente da quarantenni divorziate e annoiate. Sobrio come potrebbe essere sobrio Marino che schiera Francesco “Ciccio” Valiani come punta. Ah no, ma quello è successo davvero. Cinque mesi ad arbitrare il Nova Gorica e tutto passa, Gervasò.