LE PAGELLE DI GABRIELO, MILAN-PARMA 3-1

Questa sera ho finito la mia funzione sociale. Ufficialmente.
Questa rubrica nasce qualche tempo fa come un tentativo di superare il classico modo di dare un giudizio alle prestazioni dei giocatori. Ho ricevuto molte gratificazioni, sia meramente numeriche che dal punto di vista personale, condite da qualche sporadico ma sacrosanto “vaffa**** buzzurro ignorante y cafone maledetto“. Tra “7.7”, Pozzanghera, Pedro Bellissimo, Filippo Il Bello e tutto il resto ho cercato di dare colore, in tono semiserio (più “semi” che serio, in effetti), al dopo partita, senza mai dimenticare di far trasparire il mio soggettivissimo giudizio sui crociati scesi in campo.
Dopo quest’ennesima vergognosa sconfitta (3-1 a San Siro contro un Milan indecente e che nel 1996 avrebbe lottato per la salvezza), però, ci sono due strade percorribili: o siete completamente fuori di testa e riuscite a ridere da soli per le cose surreali che vedete in campo, oppure, forse, meglio affidarci a un dignitoso silenzio.
Sparare a zero per farvi ridere, per me, sarebbe davvero semplice, anche perché, perdonatemi, mi arrogo di avere una certa fantasia. Vi faccio un paio di esempi concreti:
Gobbi 3: L’autonomia polmonare di un Garelli nel 1988, la tecnica individuale di un frollino ammollato nel latte di cocco e la freschissima capacità di sbagliare tutto come un samoano sovrappeso che vuole correre la maratona di New York. Galloppa 4: Due anni sui campi da golf durante i 78 legamenti crociati distrutti non avrebbe dovuto perlomeno migliorare la sua capacità balistica? No, perché nel secondo tempo è preciso e puntuale come qualcuno che prova scalare il monte rosa dopo una frittura di parafanghi da rally. Palladino RESCINDI: Rescindi.
Non riesco a fare più di così: dopo aver visto Zaccardo (8) dominare una fascia, procurasi un rigore e segnare un gol in scioltezza (Zac, non dovevi chiedere scusa, dovevi mostrare i peli pubici ballando la macarena con Muntari, mannaggia a te!) dopo 44 mesi di nulla assoluto e un tentativo finito male di aprire una società per la misurazione barometrica dei rutti della classe media di Biella, mi viene voglio da cambiare sport, cambiare città, cambiare Paese, espatriare dal pianeta terra e vivere da eremita su un satellite a caso vestito come in un video dei Backstreet Boys anni ’90: con la pioggia perenne, la camicia bianca aperta, toccandomi i capezzoli come se non ci fosse un domani.

Ciao.

Gabrielo.