Le Avventure di Antonello: Lo Sbarco in Venezuela

Girovagando qua e là per l’America latina, l’Antonello con la sua nave si imbattè in una terra selvaggia e sconosciuta che gli indigeni del luogo chiamavano Venezuela. Allorchè giunto in questa terra remota, trovò ad accoglierlo omini e donnine di carnato cioccolato con nasi larghi e capelli neri come Strasser.
“Salve gente, son l’Antonello e son qua per scoprire nuovi talenti del pallon giuocato!”

Gli omini si guardarono in volto prendendolo per matto, e quando tirò fuori un tango anni ’70 e glielo lanciò contro, questi per tutta risposta cominciarono a scagliar lance e sassi verso il povero Antonello: evidentemente si era spiegato male, e per rimediare al malinteso, chiamò il prode Strasser (garzone di cucina dell’intera spedizione) che mostrò a tutti come (non) si giuoca con quella palla.
Il povero Strasser non riuscì a fare due palleggi di fila e l’Antonello tuonò: ” Sei proprio una fava! Raffaele, vieni tu!”. Chiamò così Palladino che stava cinguettando su di un’amaca, suonando il mandolino a una dolce donzella. “Ma..ma..ma io sono ancora infortunato…ricorda l’unghia incarnita?”. “M’importa ‘na sega delle tue scuse, vieni qua e fai vedere a questa gente a cosa serve un pallone!”
Raffaele scese dall’amaca e cominciò, blandamente, a giochicchiare. Poi, infogandosi sempre di più, decise di esibire un super colpo di tacco rompendosi il tallone d’Achille e il legamento inguinale: non vi stiamo a descrivere lo scoramento dell’Antonello che stava per abbandonare l’idea di tornare a Parma con qualche plusvalenza importante.

Ma quando tutto sembrava volgere alla fine ecco la speranza accendersi di nuovo; incuriosito dalla sfera, si fece coraggio un giovinotto a petto e piedi nudi che incantò la folla con palleggi mirabolanti, tiri ad effetto (stile Holly Hutton) che tornavano indietro come un frisbee e dribbling ubriacanti (stile Super Nando Marques: aveva anche un tatuaggio al collo che ricordava vagamente quello del Maradona iberico).
Antonello visibilmente commosso sotto i suoi “super” occhiali da sole, che in realtà non erano “super” ma gli servivano per non farsi notare dal presidente mentre dormiva nelle trasferte contro il Chievo Verona, chiese: “Come ti chiami figliuolo?”. “Ermenegildo Dolgetta Mea Vitali, signore!”, rispose il giovincello.
“Perbacco che nome giusto!”, mormorò l’Antonello. “Sali in barca che ti porto a Parma! Sarai il nuovo idolo della nostra gggente!” Ma a quel punto, dietro un banano, saltò fuori un personaggio losco e grasso con al seguito un manipolo di leccapiedi, un certo Romino Raiolas, che si presentò come il suo procuratore: “Se volete il ragazzo è con me che dovete trattare” L’Antonello sfregò le mani è disse: “Or bene cosa volete per questo baldo giovine?” Seguì così una breve trattativa, e barattando il giovine con il garzone di cucina Strasser e Palladino, una forma di parmigiano e un culatello, l’Antonello poté ripartire da quella terra selvaggia, che sentiva già di amare, con una nuova promessa del calcio venezuelano e 2 pippe in meno.

Il Collaboratore (Domestico)