L’Antivigilia di Gabrielo, aspettando Napoli-Parma

5imtjeryIniziamo con una piccola puntualizzazione: in settimana Ibrahimovic ha dichiarato che non ha senso vedere i mondiali perché tanto lui non c’è. Come saprete, infatti, il Portogallo di Ronaldo ha eliminato proprio la Svezia nello spareggio valido per staccare un biglietto per Brasile 2013. Dissentiamo totalmente. Se davvero c’è una grave assenza al prossimo mondiale carioca, è solo una. L’immagine qui a lato non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.

Aspettando Napoli-Parma…

Dopo la pausa per le nazionali ritorna finalmente la Serie A, ne sentivamo tutti la mancanza. Certo, alla ripresa sarebbe stato magnifico avere una partita in casa contro una rappresentativa di impiegati sovrappeso di Como, giusto per riprendere il ritmo, invece ci tocca una delle trasferte più difficili e impegnative che il campionato italiano possa offrire. Il Parma di Donadoni, infatti, sarà ospite del Napoli di Don Raffaele Benitez al San Paolo, una partita sulla carta proibitiva per la grande differenza tecnica tra le due formazioni. Non che sia il caso di partire per fare una vacanza, mangiarsi una pizza e tornare a casa, ma è altresì necessario cambiare atteggiamento rispetto alle ultime uscite per sperare di rimediare una bella figura e soprattutto qualche punticino da mettere in cascina. Il Napoli quest’anno sembra aver superato il complesso delle piccole che negli ultimi anni targati Mazzarri lo aveva pesantemente penalizzato nella rincorsa a quello scudetto che manca dai tempi di Maradona. Sono negli annali, ormai, le classiche sconfitte che l’undici partenopeo subiva con straordinaria regolarità contro il Chievo, perdendo punti preziosissimi.

Quest’anno l’unica battuta d’arresto relativamente grave è stata quella contro il Sassuolo, in casa, nella quale gli uomini del presidente Tweet sono stati inchiodati sul pareggio. Rispetto all’epoca di Mazzarri è cambiato l’atteggiamento del Napoli: oggi è una squadra che gioca e riesce a fare possesso palla, proponendo un calcio più moderno e dinamico, meno devastante in contropiede e più incentrato sul dominio territoriale della gara. Se qualche anno fa era impensabile aspettare il Napoli (che non giocava nemmeno sotto tortura), oggi invece è possibile (perlomeno è una della possibilità) impostare la partita come la più classica partita tra grande e provinciale, chiudendosi e ripartendo. Naturalmente questo approccio tattico sarebbe subordinato da due fattori fondamentali: la presenza in campo di contropiedisti veloci e una tenuta difensiva al limite della perfezione. Se per quel che concerne il primo punto il Parma ha a disposizione alcune pedine idonee (Sansone e Biabiany), per il secondo aspetto qualche preoccupazione in più l’abbiamo. Il Parma subisce troppi gol e Filippo il bello e Pippo Cassani ci deliziano con qualche numero d’alta scuola ogni partita. Ormai i bookmakers hanno smesso di quotare il gol dell’attaccante marcato da Felipe, mentre l’impiego di Cassani come centrale è diventato incostituzionale anche nelle Filippine. Sarà finalmente arruolabile Gabriel Paletta, questa è un’ottima notizia, anche se dubitiamo fortemente che The Wall possa essere sin da subito determinante dopo tutto questo tempo fuori dai giochi. Diciamo che in questo caso, il rientro del salvatore della patria non è coadiuvato da un calendario clemente. Forse, sarebbe stato meglio un rientro soft, magari contro gli impiegati di Como di cui sopra, piuttosto che contro Higuain e compagnia. Volendo essere banali potremmo appigliarci alla questione Champions. Dopo il Parma, il Napoli è chiamato alla temibile trasferta di Dortmund, quindi appare quasi scontato che Benitez non potrà/vorrà schierare la squadra titolare nella sua interezza, optando per un opportuno turnover. Peccato non siano più i bei tempi di quando turnover in casa Napoli equivaleva a vedere in campo fenomeni parastatali come Fideleff (ciao Ignazio), visto che quest’anno anche la panchina è stata concepita con un certo qual criterio. Difficile, insomma, trovare punti deboli da sfruttare, anche se un’idea l’avrei.

Parliamo un momento di “Pippo Cresta” Hamsik. A memoria, faccio davvero fatica a pensare ad un giocatore così forte e così talentuoso e nello stesso momento così poco decisivo e presente nei momenti chiave. Quando i punti contano davvero, quando arriva la partita della possibile svolta, Marechiaro sparisce dal gioco, diventa un fantasma, una brutta copia di Vampeta senza baffi ma con la cresta. Lo slovacco è una delle principali fonti di gioco del Napoli, abilissimo sia in fase realizzativa, sia in fase di appoggio. A Napoli, ormai, è diventato quasi un caso. Capisco sia difficile da pensare, d’altronde da noi al massimo abbiamo il caso Valdes, ma in queste settimane si è molto discusso di questo aspetto. Limitare Hamsik significa privare il Napoli di una delle principali armi degli azzurri. Ma come fermarlo? Marcatura a uomo? No. Basta indossare una maglietta di prima fascia e il prode centrocampista sarà investito da una delle sue proverbiali crisi di timidezza. Ecco una umile proposta di come dovrebbe essere domani la maglietta da indossare al San Paolo.

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