MOUSA BALLA, DAL BARCONE AGLI APPLAUSI DEL TARDINI: “GIOCARE CON IL PARMA È UN SOGNO”

Dal barcone fino al Tardini. Incredibile, emozionante e commovente la storia di Mousa Balla Sowe, che i tifosi crociati hanno imparato a conoscere (ed applaudire) come giocatore nella gara di Coppa Italia contro la Ribelle. Il giocatore crociato, infatti, è arrivato in Italia dopo mille peripezie, ed è stato a tutti gli effetti uno delle migliaia di migranti che sbarcano nella penisola ogni anno.

Ecco la sua storia, raccontata in un’intervista andata in onda all’interno del programma Agorà, sulle frequenze di Tv Parma:

“Il viaggio è stato davvero complicato per me, ho avuto paura in più di una circostanza. Sono partito dal Gambia per arrivare in Senegal per giocare in una squadra professionistica. Avevo pochi soldi in tasca, allora ho seguito alcuni migranti che andavano verso la Libia, un viaggio durato per diverse settimane. Poi mi sono imbarcato verso l’Italia, e mi ritengo un miracolato. Sono stato in Sicilia alcuni giorni, poi mi hanno trasferito in un centro di accoglienza vicino a Varese, dove ho passato quasi un anno, prima di prendere parte a diversi provini per continuare ad inseguire il sogno di diventare calciatore. Giocare ora con il mousa-balaParma è davvero un sogno diventato realtà. Nel mio paese la situazione è molto critica, sono in contatto con la mia famiglia quasi tutti i giorni, ho lì i miei genitori e diversi fratelli. Stanno bene, ma le prospettive nel mio paese sono davvero scarse. Che tipo di accoglienza ho trovato in Italia? Mi hanno trattato bene in Italia fin dal primo momento. L’assistenza non è mai mancata, e periodicamente sono stato sottoposto a diversi controlli sanitari fin dal mio sbarco. Sto migliorando con il mio italiano, spero di migliorare in pochi mesi per poter comunicare con tutti. Dal Senegal alla Libia è stata comunque un’autentica odissea, tra spostamenti in pullman, passaggi in jeep e lunghe camminate a piedi. Se lo rifarei? Mai nella vita, non consiglierei a nessuno di compiere in quelle condizioni la mia stessa traversata. È difficile addirittura spiegarlo nei dettagli. Non credo proprio che lo rifarei, anche se a me è andata bene ed ora ho una chance di cui sono grato. Ho messo tuttavia in pericolo la mia vita più volte, e ho avuto il terrore di morire. Tutto questo mi ha fortificato ed ora voglio ripagare sul campo la fiducia che mi è stata dimostrata. Quando a Lampedusa sono venuti i soccorsi che si sono presi cura di me, non volevo credere ai miei occhi. Ero arrivato in Europa dopo tutti quegli sforzi. Ora Parma è la mia casa”.