LA SOLITUDINE DEI PORTIERI E LA RINASCITA DI MIRANTE

mirante-filtroLa vita è fatta di piccole solitudini, quella del portiere di più“. Solo non lo è mai stato, Antonio Mirante, durante questo campionato. Ad accompagnarlo è stato un vortice di paure, di insicurezze, di critiche. Quel cielo grigio sopra Collecchio, con l’arrivo dell’autunno, per il portiere crociato era ancor più grigio, quasi nero. E quando un errore arrivava come un fulmine a ciel sereno, sul suo capo piovevano punti interrogativi. Perchè quel pallone sembra più scivoloso del solito? Com’è possibile venire criticato quando solo pochi mesi fa tutto il Parma era sotto la Curva a festeggiare un sesto posto ottenuto anche grazie alle sue parate?

Il dubbio, l’esitazione, l’insicurezza: sono questi i peggiori nemici di un portiere. Perchè se sbaglia un difensore può accorrere in suo aiuto un compagno, ma un portiere no, non può sbagliare. Dietro a Mirante c’è solo la porta, quella rete dalla quale quest’anno ha raccolto fin troppi palloni, e non di certo solo per colpa sua. Il dubbio, l’esitazione, l’insicurezza: sono questi, metaforicamente parlando, i veri tiri imparabili per qualsiasi portiere, altro che le punizioni di Pirlo o i bolidi di Cristiano Ronaldo.

mirante-allenamentoE quando sei costretto a sederti in tribuna a causa di alcuni problemi fisici, i timori aumentano, le insicurezze si fanno largo e hanno vita facile, e tutto sembra andare per il verso sbagliato. Alcuni pensano che sostituire un portiere in difficoltà e schierare il suo “vice” può contribuire a distruggere la sua autostima. In realtà dipende dal carattere, dalla personalità, dalla situazione specifica. Antonio si è seduto in tribuna, con la sua schiena dolorante, e ha avuto tempo di pensare. A sè stesso, al Parma, alla sua situazione, al suo passato e alle sue difficoltà. Poi, anche grazie ad una schiena che ha deciso di dargli tregua, è tornato in campo. Prima qualche corsetta, poi gli allenamenti veri e propri, fino al ritorno in campo contro il Cagliari. A Napoli nonostante i due gol subiti è stato il migliore dei crociati, grazie ad alcuni interventi decisivi. Fino alla partita di martedì, il rigore parato a Gomez, e una sicurezza negli interventi che, se assente, avrebbe contribuito a rendere complicatissime anche le parate più banali.

Lo sguardo di Antonio è sempre stato lo stesso, sia nei momenti complicati, sia quando i suoi guantoni hanno smanacciato il pallone calciato da Gomez dal dischetto. Solo chi lo conosce bene può provare a scrutarlo e cercare di guardarci dentro, cercare di capire le emozioni più nascoste. Dopo il rigore parato qualcuno, al suo posto, avrebbe gridato la sua rabbia ai quattro venti, per cercare di scacciare gli errori del passato. Antonio al posto di lasciarsi andare ad esultanze sfrenate è invece rimasto concentrato, con quello stesso sguardo di sempre, conscio del fatto che il periodo buio è forse terminato. Avrà urlato a sè stesso, perchè la vera battaglia l’aveva vinta dentro di sè sconfiggendo la sfiducia. Sul campo, però, un semplice cenno d’intesa con Lucarelli. Al ritorno dagli spogliatoi, prima dell’inizio del secondo tempo, ha osservato i tifosi che lo acclamavano mentre prendeva posizione nella sua porta, e probabilmente avrà pensato ai fischi e alle critiche di inizio stagione.

miranteritorno2-1Nonostante sembri un ragazzo di poche parole, non è assolutamente difficile vederlo chiacchierare con qualsiasi tifoso. Un saluto, una foto, due parole, con quella sua introversa genuinità. E’ un ragazzo normalissimo, Antonio, e dentro a quei guanti ha un cuore grande così. “La vita è fatta di piccole solitudini, quella del portiere di più” diceva Fabien Barthez. Mirante non è rimasto solo un secondo: al suo fianco, però, non ci sono più le paure, le insicurezze, ma c’è ora quella sicurezza nei propri mezzi che, dopo un periodo di ferie, è di nuovo tornata tra i pali della sua porta. Ed è una splendida notizia.

L’Editorialista