LA SERIE D È L’ULTIMA SPIAGGIA, NON LA DIMENSIONE DEL PARMA CALCIO – L’EDITORIALE DI PFZ.IT

Non ce ne vogliano i domesi (lo ammetto, ho dovuto cercare il nome corretto), ma stiamo iniziando ad odiare Domodossola. Proprio lei, quella città i cui abitanti sono talmente legati alla lettera D che, come scrive il Touring Club italiano, “stanno progettando di registrare il marchio e porre all’ingresso della città proprio due grandi “D”. E’ ovvio e insindacabile che nessun tifoso crociato può davvero sperare che sia proprio quella la lettera da affiancare alla categoria in cui giocherà il Parma nella prossima stagione. E’ altrettanto ovvio ed insindacabile che esiste questa possibilità, ed anzi secondo alcuni è addirittura l’unica soluzione possibile. Il lavoro monumentale dei curatori fallimentari sta rendendo il club sempre più appetibile, anche se di sicuro le cifre restano elevate. Il 19 marzo, quando arrivò la sentenza di curatori-rogatofallimento, fare due calcoli equivaleva ad una pratica masochistica mica da ridere: 74 milioni di euro di debito sportivo, più un valore imprecisato dell’azienda sportiva, per non parlare poi del Centro Sportivo di Collecchio… Così, su due piedi, era immediato pensare che per acquistare il Parma sarebbero serviti oltre 100 milioni di euro, senza contare poi eventuali investimenti aggiuntivi. Ora però il debito sportivo si sta riducendo, e se anche i diffidenti (Cassano, Amauri, Marchionni, Felipe, Modesto e compagnia) riusciranno a capire che puntare i piedi serve a poco (oltre che essere deleterio verso chi, come loro, è vittima di questa situazione), potrebbe raggiungere una cifra quasi irrisoria, se pensiamo alla base di partenza. Certo, stiamo sempre parlando di 15/20 milioni di euro, ma se li confrontiamo con i 74 iniziali… Il paracadute per la B (circa 13 milioni di euro) ed altri incentivi che potrebbero arrivare dal mercato sono altri punti a favore, anche se andrebbe sicuramente gestita quella grandissima (e pesantissima) dote di tesserati da smaltire, in un modo o nell’altro. Insomma, che non sia facile è evidente, ma grazie a tutto ciò che è stato fatto ora la salvezza del Parma è comunque un’alternativa possibile, anche se molto difficile.

Abbandoniamo per un attimo qualsiasi tipo di ottimismo, e uniamoci al coro (spesso – purtroppo –  interessato): ci sono fin troppe possibilità che si riparta dalla Serie D. E’ importante però sottolineare una cosa: la Serie D dev’essere l’ultima spiaggia, senza rappresentare la giusta dimensione del Parma Calcio. Questo è il vero nocciolo della questione. Abbiamo capito, visto che è stato ripetuto in tutte le salse, che gli imprenditori locali non vogliano assolutamente investire la cifra necessaria per cercare di mantenere il Parma in Serie B. E’ un loro diritto farlo, ed al di là del fatto che qualcuno potrebbe storcere il naso, non è nemmeno giusto fare ragionamenti o elucubrazioni con il contenuto delle tasche (o dei conti correnti) altrui. Abbiamo anche capito che se questa storia dovesse finire male il Parma non potrà fare altro che ripartire proprio dalla prima categoria non professionistica, e che in quel caso gli imprenditori parmigiani hanno tutta l’intenzione di rilevare la seriedsquadra compiendo anche un discreto affare, visto quanto servirebbe per gestire la società in serie D. Anche in questo caso è una scelta che non si può criticare: ognuno giustamente può decidere di fare ciò che vuole, soprattutto se con i propri soldi. Se però qualcuno ha in mente di acquistare il Parma in Serie D per poi mantenerlo in quelle acque per tutta una serie di motivi (“costa poco”, “la dimensione di Parma in fondo è quella”, “alla fine il Parma è rimasto in Serie C e D per buona parte della sua storia”, ecc ecc), verrebbe meno ad una responsabilità ben precisa. L’avventura del Parma in Serie A non è stata una scampagnata come quella fatta da altre realtà di provincia che dopo pochi anni sono tornati ai confini del professionismo. Possiamo sindacare quanto vogliamo sul perchè, sul per come, su chi ha gestito la società o sul come l’ha fatto, ma volenti o nolenti il Parma è una realtà che in Serie A c’è stata per 25 anni, creando un brand a livello mondiale e nazionale che inspiegabilmente qualcuno continua a sottovalutare e disprezzare. Pensate a tutti i tifosi crociati sparsi per il mondo: dall’Ecuador all’Indonesia, dalla Colombia alla Germania, dall’Argentina alla Spagna. Pensate anche a tutti quelli sparsi in tutte le province italiane. Parma sono anche loro, non va mai dimenticato, come non bisogna scordare quanto il nome di Parma abbia fatto il giro del mondo grazie alle imprese della propria squadra di pallone.

Se dovrà essere Serie D, allora la speranza è che proprio da lì riparta un progetto serio che possa riportare il Parma dove gli compete. Acquistando una società come quella crociata, però, si acquisisce anche il dovere di rispettarne la sua storia, durante la quale la maglia crociata ha senza dubbio calcato i campi delle categorie inferiori, ma ha anche consolidato il proprio nome e i propri colori ai massimi livelli di questo sport. Se l’idea è quella di fare la spola tra D e Lega Pro, consentiteci quindi di sperare nello straniero, nel principe azzurro, chiamatelo come volete. E se alla fine sarà Serie B, sarebbe bello organizzare un’amichevole con la Juventus Domo, la squadra di quella città che, ci scuseranno i domesi, in questo periodo non vogliamo vedere nemmeno in cartolina…