LA ROVESCIATA DI LAURIA E QUELLA MAGLIA N°18… – L’EDITORIALE DI PFZ.IT

Negli ultimi 60 giorni ha scosso parecchie volte la testa, Fabio Lauria, faticando a volte a non abbassare tristemente lo sguardo. Un infortunio muscolare strano, non grave ma comunque rognoso, un riposo forzato ed una serie di terapie che si sono prolungate fin troppo. Per settimane l’attaccante napoletano non è proprio riuscito a darsi pace, e per capirlo lenti-lauria-figatabastava guardarlo negli occhi mentre faceva la spola tra la fisioterapia e la propria auto, giorno dopo giorno. In fondo chiunque abbia giocato ad uno sport sa quanto duro possa essere restare fuori, soprattutto se sei un attaccante e la tua squadra non sta attraversando un periodo brillantissimo dal punto di vista realizzativo. E al di là di tutto nell’angolino anche più remoto dei tuoi pensieri l’idea fissa è spesso sempre la stessa: quella di rischiare di perdere un’occasione.

In quei casi ci sono due strade possibili: o ti fermi, o ti rimbocchi le maniche. Certo, i bocconi amari da mandar giù sono sempre dietro l’angolo, e quel freno tra i denti per quanto lo mordi non ti rende più facile l’attesa ed il recupero. Poi però il tuo momento arriva, se te lo metti in testa, e bisogna essere bravi a saperlo cogliere. Un pallone che si impenna, una rovesciata e via, di corsa per tutto il campo fin sotto alla Curva. Non sappiamo se i tifosi lo amino o lo odino, però di sicuro abbiamo potuto vedere con i nostri occhi quanto gli vogliano bene. Ma non da ieri, quando dopo quel gol al 90′ per qualche secondo ha sostituito nell’immaginario collettivo del tifo crociato perfino mogli, mariti, fidanzate e famigliari, bensì da parecchio tempo. Del resto lo ha raccontato anche lui in conferenza stampa: in questi due mesi ai box è sempre stato presente al seguito della squadra, guardando le partite dagli spalti, ed erano veramente in tanti a stringergli la mano e a fargli forza con l’augurio di rivederlo presto in campo.

Qualche giorno fa un tifoso, a Collecchio, ha chiesto a Lauria se entro la fine del campionato gli potrà regalare una sua maglia. Certo, come no! Però magari te la regalo quando parto titolare… Almeno, che ne so, ti posso dare la 10, o la 11: cosa te ne fai di una 17 o una 18?“. Ieri Lauria, partendo dalla panchina, vestiva proprio la n°18, ed al termine di Romagna romagna-lauria-esultanza2Centro-Parma, durante i festeggiamenti, sono stati molti i supporters crociati che gli hanno chiesto la casacca. La risposta è stata sempre la stessa: No, questa no, questa è troppo importante. Nella vita non si finisce mai di imparare, e di sicuro Lauria ieri ha appreso un nuovo insegnamento: anche se non è una 10 o una 11, una maglia n°18 può diventare un cimelio prezioso pregno di ricordi, emozioni, lacrime e voglia di riscatto. E siamo certi che quel tifoso avrà capito subito senza problemi che per la sua maglia dovrà aspettare: la n°18 finirà nella bacheca di casa Lauria, ed è giusto che sia così. Tanto dentro quella maglia ieri c’era una tifoseria intera. E quella “bicicletta” al 90′, se prestate attenzione, sembrava quasi un tandem a 10.000 posti…