LA FUSIONE TRA LE DUE CORDATE E I 99 GIOCATORI DA SMALTIRE: MISSIONI IMPOSSIBILI?

In questi giorni frenetici di trattative ci sono due argomenti ricorrenti: la possibilità (remota) di una fusione tra le due cordate in corsa, sollevata esclusivamente dai tifosi, ed il tentativo da parte di Corrado e Piazza di smaltire i molti contratti in essere e ridurre così l’elevato numero di tesserati.

LA FUSIONE: HA SENSO? È PRATICABILE? – L’idea, nata sul web dalla mente di alcuni tifosi che da giorni continuano a paventare quest’ipotesi, è sicuramente suggestiva ma difficilmente praticabile. Il ragionamento, immediato e quasi scontato, di un “raddoppiamento” delle forze in campo ha poco senso per un motivo ben corrado-vs-piazzapreciso: quello che per il momento manca per acquistare il Parma non sono i soldi, ma le condizioni. Ne abbiamo provato a discutere “off the records” con uomini vicini ad entrambe le cordate, ed il ragionamento è stato lo stesso. Le difficoltà che entrambi gruppi hanno davanti a loro sono legate all’enorme mole di contratti in essere (sono 114, ma ne parleremo tra poche righe) e al poco tempo a disposizione. Raddoppiare le forze dal punto di vista economico non risolverebbe nè l’uno nè l’altro problema. Da quanto traspare non sarebbe eventualmente nemmeno un modo per saltare l’ostacolo nel caso che i contratti non vengano smaltiti, visto che non c’è nessuna intenzione di strapagare un qualcosa molto più del dovuto, e non per mancanza di fondi, bensì perchè non avrebbe nessun senso a livello imprenditoriale. Per questo, almeno per il momento ma crediamo che anche in futuro, l’ipotesi di una fusione è impraticabile e non considerabile.

LA CARICA DEI 99 GIOCATORI DA SMALTIREIniziamo dal numero preciso: 114, come i contratti in essere che il Parma ha in questo momento. 15 di loro sono in comproprietà, con il diritto delle loro prestazioni che è in dote alle società che detengono l’altra metà dei cartellini. A parte il caso della metà di Defrel, dal quale facilmente si ricaverebbero alcuni milioni di euro (4? 5?), nel caso degli altri 14 sarà sufficiente non inserire nessuna quantità nella busta e lasciare così che questi calciatori passino a far parte della rosa dell’altra squadra che ne deterrà, da quel momento, il 100% del cartellino. Ecco che i contratti diventano così 99, con 4-5 cerrimilioni di euro in più da mettere in cassa grazie alla cessione della metà di Defrel (che ha già fatto capire di non voler accettare di giocare in Serie B). È un numero che spaventa, che lascia alcune perplessità, che rappresenta forse una cima insormontabile. Ragionandoci meglio, però, l’ostacolo sembra meno insuperabile di come viene dipinto. Almeno 15 di quei 99 giocatori entrerebbero in scadenza: fatto salvo per Lucarelli e Cerri, da trattenere, e Mauri (che probabilmente verrebbe venduto per una cifra non astronomica, visto il solo anno di contratto rimanente, ma comunque importante), con tutti gli altri si possono trovare degli accordi per far sì che il contratto termini già ora, lasciando dunque questi giocatori liberi di accasarsi altrove. Ecco che da 99 si è passati a 86. Poi c’è un esercito di giocatori che non hanno alcun interesse a rimanere al Parma, molti dei quali lo scorso anno erano in prestito in diverse società di B e Lega Pro. Proprio la loro voglia di restare nella società in cui hanno giocato potrebbe essere la leva che permette di cederli a titolo gratuito a quelle stesse società per le quali hanno militato. Stiamo parlando di almeno una ventina di calciatori, che avrebbero fatto capire in maniera netta di voler rimanere dove si trovano: tra di loro ci sono anche Tozser e Munari, giocatori dall’ingaggio lungo, e decisamente pesante per le casse crociate. Ovviamente serve anche la collaborazione delle altre squadre, che però si ritroverebbero senza spendere un euro con alcuni giocatori che si sono resi protagonisti nella scorsa stagione con le maglie di questi club. Ecco che da 86 si scende così a circa 60. Poi ci sono i casi di Mirante, Feddal, Mendes, Cassani, Galloppa, tutti giocatori che hanno già diverse squadre in fase più o meno avanzata di “corteggiamento”, e che faranno il possibile per acquistarli sfruttando un’eventuale situazione che vedrebbe il loro ingaggio decisamente pesante per una squadra di B. Le loro cessioni potrebbero essere un ottimo modo per smaltire ulteriori contratti, ma facciamo un esempio pratico: il figlio di un direttore sportivo di una società di miranteSerie A è un procuratore, e ha 5 giocatori tesserati nelle file del Parma; questa società è interessata, per fare un esempio, all’acquisto di Mirante; si potrebbero prospettare due opzioni: per Mirante o sganci 5 milioni di euro, oppure te lo prendi a 1, ma riprendendoti in casa i 5 giocatori di tuo figlio. Ed ecco che invece di cederne uno, ne puoi depennare addirittura 6. Qualcuno potrà obbiettare che i calciatori non sono mica delle figurine, ma vi possiamo assicurare che nel calcio italiano degli ultimi anni questa è una pratica davvero diffusa. Ghezzal, ad esempio, arrivò in Emilia nell’affare Ceppitelli: il Bari abbassò le sue pretese economiche in cambio del fatto che il Parma assieme al difensore acquistasse anche il centrocampista algerino. Grazie a questi scambi, la cifra che prima avevamo congelato attorno ai 60 tesserati, potrebbe scendere sensibilmente. E con 40 calciatori in rosa il discorso si farebbe sicuramente molto diverso, e sicuramente più sostenibile. Potrebbe essere anche utile i questi frangenti un aiuto da parte dell’attuale dirigenza del Parma (o ciò che ne rimane), visto che conosce alla perfezione la situazione ed è ancora oggi in contatto con questi giocatori, con i loro procuratori e con le squadre interessate. In ogni caso sembra chiaro che in questo momento non servano soldi, fusioni o alleanze: c’è bisogno di correre il più possibile, strappare accordi già in queste ore e ridurre questa montagna che rappresenta il principale ostacolo al buon esito delle trattative. Missione impossibile? Abbiamo visto che non è così, anche se resta pur sempre un percorso complicato.