L’ “ALL-IN” DEI CURATORI, TRA INCENTIVI ALL’ESODO E PREMI NON DOVUTI O DA RESTITUIRE – IL PUNTO DI PFZ.IT

Dopo la quiete, solo apparente ed esterna visto che all’interno della sede crociata gli appuntamenti si sono susseguiti ininterrottamente per giorni, è arrivato il momento dello strappo. La decisione di Anedda e Guiotto, resa nota attraverso un comunicato ufficiale, ha i contorni di un vero e proprio all-in, nel tentativo non solo di definire il prima possibile la cifra del debito sportivo (i tempi sono strettissimi), ma anche di assottigliarlo sempre di più. Una mossa ardita, ma con ogni probabilità effettuata con l’appoggio del Tribunale e della legge fallimentare. Di sicuro è una mossa che va a toccare tutti, compresi coloro (come Marchionni o Sansone, per fare due esempi), che non hanno accettato la riduzione. Ma andiamo con ordine.

NIENTE INCENTIVI ALL’ESODO E PREMI A CHI NON HA VESTITO LA MAGLIA DEL PARMA – Nella prima parte del comunicato i curatori hanno reso noto di aver curatori-rogatocomunicato ai calciatori che risultino beneficiari di incentivi all’esodo e premi – pur non avendo mai disputato alcuna gara ufficiale con il Parma FC – l’intenzione della procedura di non riconoscere tali crediti perché considerati non dovuti“. In pratica tutti coloro che non hanno mai vestito la maglia del Parma nemmeno una volta, non potranno esigere il pagamento degli incentivi all’esodo e dei premi pendenti. Niente da fare dunque per la grande quantità di giocatori ai quali spettavano qualche decina di migliaia di euro, ma anche per Tozser (arrivato dal Genoa ma parcheggiato immediatamente al Watford), per esempio, che solo di incentivo all’esodo avrebbe dovuto ricevere 1.820.000. Il debito sportivo, grazie a questa mossa intrapresa dai curatori, viene ulteriormente abbassato di circa 7-8 milioni di euro.

MARCHIONNI, AMAURI E COMPAGNIA DEVONO RESTITUIRE DEI SOLDI?La seconda parte del comunicato è ancora più interessante. I curatori, infatti, si sono avvalsi dell’art.67 della legge fallimentare, secondo il quale: “sono revocati, se il curatore prova che l’altra parte conosceva lo stato d’insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento“. Proprio per questo, hanno chiesto la restituzione dei “principali pagamenti” effettuati nei sei mesi esodatianteriori al fallimento del Parma (dal 19 settembre al 19 marzo). Questo è un passaggio fondamentale, perchè in questo calderone ci entrano anche coloro che la maglia del Parma, in passato, l’hanno vestita eccome. Non è casuale, infatti, la precisazione fatta dai curatori: “Tale richiesta ha riguardato anche pagamenti, diversi dagli stipendi, effettuati a favore di tesserati FIGC con i quali non siano intervenuti accordi transattivi“. Per accordi transattivi si intendono (proviamo a rendere “potabile” a tutti questa spiegazione) gli accordi di riduzione del debito sportivo da parte dei giocatori esodati. Ricapitolando: i curatori hanno anche chiesto la restituzione dei pagamenti di incentivi all’esodo e premi effettuati dal 19 settembre al 19 marzo a coloro che non hanno accettato la riduzione del 75/80% dei propri crediti. Stiamo parlando dunque di Marchionni, Amauri, Cassano e compagnia. Ed è inevitabile che qualcuno di loro ripenserà al momento in cui ha deciso di rifiutare l’accordo, visto che in alcuni casi, come quello di Sansone, la somma che il giocatore dovrà restituire è di gran lunga maggiore rispetto a quella che il Parma avrebbe dovuto saldare. Per assurdo, dunque, in qualche caso chi non ha firmato la riduzione si trova nella situazione di dover restituire al Parma una cifra più alta di quella che avrebbe dovuto ottenere, pur esigendo il 100% del proprio credito.

ORA COSA ACCADRA’?Di sicuro quello che è iniziato oggi è un vero e proprio braccio di ferro. I curatori, infatti, hanno voluto forzare la mano, ma l’hanno fatto con la legge (apparentemente) dalla loro parte e soprattutto con le spalle larghe: difficile infatti pensare che il Tribunale di Parma non abbia partecipato alla decisione, visto che l’attività di Anedda e Guiotto è comunque coordinata dal Giudice Fallimentare. I tesserati ai quali non sono stati riconosciuti i crediti non potranno però fare causa contro questa decisione: il 20 luglio 2015 ci sarà la verifica dello stato passivo, e sarà il Giudice Rogato a decidere. Per quanto riguarda invece le restituzioni dei pagamenti degli ultimi sei mesi, spetterà poi ai curatori stabilire eventuali azioni legali contro chi deciderà di non rendere quei soldi, con il fine (da parte di Anedda e Guiotto) di recuperarli. Questa, ed è importante sottolinearlo, è comunque una “partita” che non riguarderà un eventuale compratore. In molti, infatti, si stanno chiedendo se tutto ciò non possa scatenare una serie infinita di contenziosi che potrebbe spaventare un possibile acquirente. Ebbene, eventuali cause saranno comunque rivolte alla procedura fallimentare, e non peseranno su un eventuale nuova società. Ora la parola spetta ancora ai “dissidenti”, che potranno tornare sui loro passi ed accettare quindi la riduzione per evitare le sabbie mobili di un eventuale contenzioso legale, oppure continuare ad esigere il proprio credito. Ovviamente è nel loro diritto protestare e tentare ogni tipo di azione, ma alla luce degli ultimi avvenimenti ciò appare decisamente sconveniente. E’ questo dunque il tentativo di “scacco matto” di Anedda e Guiotto, guidati dall’obiettivo di salvaguardare gli interessi dei creditori del Parma Fc, che fortunatamente per i tifosi del Parma, vanno di pari passo ai loro: lo scopo, infatti, è quello di trovare un compratore.